A cura di : Chiara Cavalieri
TRIPOLI- La Libia è precipitata in una nuova fase di profonda instabilità dopo l’annuncio della morte di Saif al-Islam Gheddafi, figlio dell’ex leader libico Muammar Gheddafi, ucciso in circostanze ancora poco chiare nella città di Zintan, nella Libia occidentale. La notizia, diffusa inizialmente tramite un post sui social media e successivamente confermata dalla Procura libica, ha provocato reazioni fortissime a livello nazionale e regionale, riaccendendo ferite mai rimarginate dal 2011.
L’annuncio della morte e le prime conferme
A rendere pubblica la notizia è stato Abdullah Othman Abdurrahim, rappresentante e consigliere politico di Saif al-Islam tra il 2020 e il 2021, che su Facebook ha scritto la formula religiosa: “In verità apparteniamo a Dio e a Lui faremo ritorno. Il mujahid Saif al-Islam Gheddafi è affidato alla protezione di Dio”, senza fornire ulteriori dettagli.

Poche ore dopo, fonti libiche hanno confermato che Saif al-Islam sarebbe stato ucciso nella sua residenza a Zintan. L’Ufficio del Procuratore Generale ha successivamente dichiarato che la morte è avvenuta a causa di colpi d’arma da fuoco, annunciando l’avvio di un’indagine formale per identificare i responsabili.
Le accuse di Mustafa Bakri: “Un piano internazionale”
Tra le reazioni più dure spicca quella del parlamentare e noto commentatore egiziano Mustafa Bakri, che ha parlato apertamente di un assassinio pianificato dall’Occidente ed eseguito da mani locali. In un post pubblicato sulla piattaforma X, Bakri ha affermato che Saif al-Islam sarebbe stato eliminato da milizie che temevano la sua possibile candidatura alle elezioni presidenziali libiche.

Secondo Bakri, l’assassinio “non rimarrà impunito” e le sue conseguenze emergeranno nei prossimi giorni, lasciando intendere possibili ripercussioni politiche e di sicurezza. Ha inoltre descritto Saif al-Islam come vittima di un tradimento, evocando il destino del padre e invitando Dio a proteggere la Libia da nuovi piani di divisione e sedizione.
Scontri, feriti e zone d’ombra
Fonti locali hanno riferito che Ajami Al-Ateiri, comandante del Battaglione Abu Bakr al-Siddiq e stretto collaboratore di Saif al-Islam, è rimasto ferito durante gli scontri, mentre suo figlio sarebbe stato ucciso nella regione di Hamada. Gli autori dell’attacco restano ignoti e la 444ª Brigata di Combattimento ha ufficialmente negato qualsiasi coinvolgimento.
Secondo informazioni non confermate, quattro uomini armati avrebbero partecipato all’operazione che ha portato all’uccisione di Saif al-Islam, ma le autorità invitano alla cautela in attesa dei risultati delle indagini.
L’appello di al-Menfi: non sabotare la riconciliazione
Il capo del Consiglio Presidenziale Libico, Mohammed al-Menfi, ha invitato tutte le parti a non compromettere il processo di riconciliazione nazionale, sottolineando la necessità di attendere le conclusioni dell’inchiesta giudiziaria.

In una dichiarazione ufficiale, al-Menfi ha assicurato che il Consiglio segue con attenzione il lavoro della Procura e non esclude il ricorso a esperti giudiziari internazionali, qualora fosse necessario per garantire giustizia e individuare i responsabili. Ha inoltre avvertito che l’assassinio sembra mirare direttamente a minare il percorso di riconciliazione, considerato cruciale per lo svolgimento delle future elezioni presidenziali e parlamentari.
Musa al-Koni: “No agli omicidi politici”
Sulla stessa linea si è espresso Musa al-Koni, membro del Consiglio Presidenziale, che ha condannato con fermezza la violenza politica. In un post su Facebook, al-Koni ha dichiarato che “accettare le richieste con la forza non può essere una soluzione”, ribadendo che solo il dialogo può offrire una via d’uscita alla crisi libica.

Secondo al-Koni, la logica delle armi non fa che aggravare le divisioni interne e ridurre le possibilità di stabilità, mentre un dialogo inclusivo resta l’unica strada percorribile per il futuro del Paese.
Il caso Laila Abdel Latif e la reazione dei social
In parallelo, l’annuncio della morte di Saif al-Islam ha riacceso il dibattito mediatico attorno alle profezie della cartomante libanese Laila Abdel Latif, che per anni aveva previsto la sua ascesa al potere in Libia. Vecchi video, risalenti anche al 2012, sono tornati virali, suscitando scherno e critiche da parte degli utenti dei social media.
Molti commentatori hanno parlato di “fallimento totale delle previsioni”, mentre altri hanno espresso sorpresa per la perseveranza dell’astrologa nel sostenere questa tesi nonostante l’evoluzione drammatica degli eventi.
Un evento che può cambiare gli equilibri
La morte di Saif al-Islam Gheddafi rappresenta uno spartiacque politico e simbolico. Figura controversa ma centrale per una parte significativa della popolazione libica, egli incarnava per alcuni la possibilità di una continuità storica, per altri un ostacolo alla transizione post-2011.
Il suo assassinio rischia ora di riaccendere conflitti latenti, destabilizzare ulteriormente il fragile equilibrio interno e compromettere un processo di riconciliazione già estremamente complesso. In attesa che le indagini facciano luce sui responsabili, la Libia si ritrova ancora una volta davanti a un bivio, sospesa tra giustizia, vendetta e la difficile costruzione di uno Stato unitario.
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