Il Libano guarda all’Egitto per il gas e tenta l’uscita dal caos energetico regionale
di Chiara Cavalieri*
BEIRUT- Il Libano compie un nuovo passo nel tentativo di uscire dal profondo “pasticcio” energetico che da anni paralizza il Paese. Con la firma di un memorandum d’intesa tra Libano ed Egitto, Beirut punta a garantirsi forniture di gas naturale per la produzione di energia elettrica, riducendo la dipendenza dal costoso e inquinante gasolio e cercando, al contempo, di riattivare una rete regionale che coinvolge Siria e Giordania.

L’accordo è stato siglato lunedì a Beirut e rappresenta un tassello centrale di una strategia più ampia, illustrata dal ministro libanese dell’Energia Joe Sadeh, che mira a una transizione strutturale del settore energetico nazionale.
Dal gasolio al gas: una scelta economica e politica
Secondo Joe Sadeh, la priorità del governo libanese è chiara:
“Abbiamo deciso di spostare gradualmente il settore energetico dall’uso del gasolio al gas, perché è più economico, meno dannoso per l’ambiente e ci tiene lontani dal disordine cronico delle gare d’appalto per il gasolio”.
Una dichiarazione che fotografa bene la drammatica realtà libanese: blackout continui, produzione elettrica insufficiente e una popolazione costretta a fare affidamento su generatori privati, con costi insostenibili per famiglie e imprese.
Il nodo dei gasdotti: Siria e Giordania tornano centrali
Il memorandum con l’Egitto non può però essere letto in modo isolato. La sua attuazione concreta passa necessariamente dalla riabilitazione del Gasdotto Arabo, infrastruttura strategica che collega l’Egitto al Levante passando per Giordania e Siria.
Sadeh ha spiegato che un comitato tecnico, giunto in Libano su iniziativa giordana, ha già effettuato una valutazione dettagliata delle condizioni del gasdotto che da Aqaba arriva in Siria e, tramite un secondo collegamento, rifornisce l’impianto di Deir Ammar, nel nord del Libano.
Il rapporto ha individuato:
- gli interventi necessari nel tratto libanese,
- i costi di riabilitazione,
- i tempi stimati per il completamento dei lavori.
Il governo libanese intende ora contattare i donatori internazionali per ottenere i finanziamenti necessari al ripristino del segmento che collega Deir Ammar al confine siriano, consapevole che senza investimenti esterni il progetto resterà sulla carta.
Diversificare le fonti: terra, mare e cooperazione internazionale
Un altro pilastro della strategia libanese è la diversificazione delle fonti di gas, sia terrestri sia marittime. Beirut sta lavorando:
- con i Paesi del Golfo,
- con istituzioni finanziarie internazionali come la IFC (International Finance Corporation),
per sviluppare nuove centrali a gas, realizzare una stazione di rigassificazione e creare una rete stabile di approvvigionamento di gas naturale.
L’obiettivo è duplice: ridurre la vulnerabilità del sistema energetico e sottrarre il settore a logiche emergenziali che, negli anni, hanno favorito inefficienze e opacità.
Il ruolo dell’Egitto: hub energetico regionale
Dal lato egiziano, il memorandum conferma l’ambizione del Cairo di consolidarsi come snodo energetico regionale. Il ministro egiziano del Petrolio e delle Risorse Minerarie Karim Badawi ha assicurato piena disponibilità a sostenere il Libano con competenze tecniche in tutte le fasi della filiera: esplorazione, estrazione, sviluppo dei giacimenti, trasporto, distribuzione e costruzione delle infrastrutture.
Il presidente libanese Joseph Aoun ha sottolineato che l’accordo con l’Egitto permetterà di aumentare la produzione di elettricità, alleviando uno dei problemi più sentiti dalla popolazione e una delle principali fonti di tensione sociale.
L’intesa si inserisce in un percorso già avviato negli anni precedenti, volto a fornire gas egiziano al Libano attraverso la Siria, ma finora frenato da difficoltà tecniche, finanziarie e geopolitiche.
Tra geopolitica e crisi interna
Oltre alla dimensione energetica, l’accordo riflette dinamiche geopolitiche più ampie. L’Egitto rafforza il proprio ruolo come porta di accesso per la liquefazione e l’esportazione del gas verso il Levante e l’Europa, mentre il Libano tenta di ricostruire relazioni funzionali con i vicini, in un contesto regionale segnato da sanzioni, instabilità e fragilità infrastrutturale.
Resta però evidente che qualsiasi miglioramento concreto dipenderà da tre fattori chiave:
- la disponibilità effettiva di gas,
- i finanziamenti per la riabilitazione delle infrastrutture,
- il coordinamento politico e tecnico con Siria e Giordania.
Il memorandum tra Libano ed Egitto rappresenta un segnale politico importante e un tentativo serio di affrontare una crisi strutturale che dura da decenni. Tuttavia, la strada verso un approvvigionamento energetico stabile resta lunga e complessa. In gioco non c’è solo l’elettricità, ma la tenuta economica e sociale di un Paese che, ancora una volta, affida parte del proprio futuro alla cooperazione regionale e al sostegno esterno.
*L’autrice e’ presidente della associazione italo egiziana ERIDANUS e vicepresidente del Centro Studi UCOI-UCOIM.
@RIPRODUZIONE RISERVATA.
