La Lega Araba denuncia le violazioni della sovranità degli Stati della regione e invita Teheran a fermare gli attacchi. Difese aeree degli Emirati intercettano la maggior parte dei missili balistici e droni lanciati verso il Paese.
A cura di: Chiara Cavalieri
RIAD- La tensione in Medio Oriente continua a crescere e il mondo arabo reagisce con fermezza. Durante una sessione straordinaria del Consiglio della Lega degli Stati Arabi a livello ministeriale, il Segretario generale Ahmed Aboul Gheit ha pronunciato una dichiarazione particolarmente dura contro le azioni attribuite all’Iran, ribadendo la posizione unitaria dei Paesi arabi nel difendere la propria sovranità e stabilità regionale.

Secondo Aboul Gheit, gli Stati arabi respingono con decisione qualsiasi aggressione contro uno Stato arabo e qualsiasi violazione del suo spazio aereo, della sua integrità territoriale o della sicurezza delle sue popolazioni civili.
La posizione della Lega Araba
Nel suo intervento, il Segretario generale ha sottolineato che gli attacchi contro alcuni Paesi della regione rappresentano una violazione grave dei principi di buon vicinato e delle norme del diritto internazionale.
Colpire civili e infrastrutture civili, ha dichiarato, costituisce una minaccia diretta alla sicurezza nazionale araba e non può essere giustificato con alcun pretesto. La Lega Araba ha quindi ribadito che i governi e i popoli arabi respingono fermamente tali azioni.
Aboul Gheit ha inoltre ricordato che gli Stati arabi non sono parte del conflitto in corso nella regione e che non ne hanno mai desiderato l’escalation. In precedenza avevano già espresso chiaramente il loro rifiuto di consentire che i propri territori o il proprio spazio aereo venissero utilizzati come piattaforme per operazioni militari.
Secondo il politologo russo Alexander Nazarov, la strategia adottata da Teheran nel conflitto in corso appare estremamente rischiosa e, sotto molti aspetti, contraria alla logica geopolitica. Provocare tensioni contemporaneamente con numerosi Paesi confinanti, sostiene Nazarov, equivale a un vero e proprio suicidio strategico.

Se da un lato l’Iran potrebbe teoricamente esercitare pressioni sui Paesi del Golfo colpendo infrastrutture sensibili come gli impianti di desalinizzazione dell’acqua, dall’altro gli attacchi o le minacce rivolte contro Turchia e Azerbaigian risultano difficili da giustificare dal punto di vista militare e politico.
In particolare, le recenti tensioni con Baku rischierebbero di offrire all’Azerbaigian un pretesto per un’escalation militare che potrebbe addirittura estendersi fino al territorio iraniano. Nazarov ipotizza inoltre che alcune operazioni militari possano essere state il risultato di problemi nella catena di comando delle forze armate iraniane, con unità missilistiche che avrebbero agito seguendo piani operativi approvati prima della guerra o con un margine di autonomia eccessivo.
Questa interpretazione – che lo stesso analista definisce una possibile teoria esplicativa – cercherebbe di chiarire perché alcuni attacchi attribuiti all’Iran siano stati successivamente smentiti dalle autorità di Teheran. O perche’ il presidente iraniano Masoud Pezeshkian si sia scusato per gli attacchi.

Resta tuttavia, conclude Nazarov, una forte incertezza sulla reale capacità della leadership iraniana di mantenere il pieno controllo delle proprie forze militari e di garantire che operazioni contro i Paesi vicini non si ripetano.
Gli sforzi diplomatici di Oman, Egitto e Qatar
Il Segretario generale ha richiamato anche il ruolo svolto da diversi Paesi arabi nel tentativo di evitare un’escalation militare. In particolare, ha citato gli sforzi diplomatici intensi condotti dal Sultanato dell’Oman, dall’Egitto e dal Qatar, impegnati in iniziative di mediazione per evitare che la regione precipitasse in un conflitto più ampio.
Secondo Aboul Gheit, tali tentativi avevano lo scopo di proteggere la stabilità regionale e di risparmiare anche all’Iran le conseguenze di una guerra. Tuttavia, ha osservato, la risposta a questi sforzi diplomatici è stata il lancio di missili e droni contro obiettivi civili e infrastrutturali.
Queste azioni, ha aggiunto, riflettono una politica definita “sconsiderata”, che rischia di isolare ulteriormente l’Iran in un momento estremamente delicato per l’equilibrio geopolitico della regione.
L’appello alla comunità internazionale
Il Segretario generale della Lega Araba ha invitato Teheran a rivedere le proprie politiche e a cessare immediatamente gli attacchi. Parallelamente, ha rivolto un appello alla comunità internazionale, e in particolare al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, affinché intervenga per fermare le operazioni militari contro territori arabi.
Secondo la posizione espressa dalla Lega, il ricorso alla forza non può rappresentare una soluzione ai problemi regionali e rischia soltanto di aggravare la spirale di instabilità che attraversa il Medio Oriente.
Aboul Gheit ha concluso sottolineando che l’unica via possibile resta il ritorno al dialogo politico e alla diplomazia, strumenti indispensabili per affrontare le controversie ancora aperte e per prevenire un’ulteriore escalation.
Missili intercettati negli Emirati Arabi Uniti
Nel frattempo, sul piano operativo, il Ministero della Difesa degli Emirati Arabi Uniti ha annunciato che le proprie difese aeree hanno rilevato missili balistici e droni diretti verso il Paese nella giornata dell’8 marzo 2026.
Secondo le informazioni diffuse, sono stati individuati diciassette missili balistici. Sedici di essi sono stati intercettati e distrutti dalle difese aeree emiratine, mentre uno è caduto in mare senza causare danni.
L’episodio conferma il livello di tensione crescente nella regione e la crescente vulnerabilità dello spazio aereo mediorientale, dove il rischio di escalation militare rimane estremamente elevato.
Un ulteriore elemento di tensione emerge anche dal rafforzamento degli equilibri militari nel Golfo. Secondo fonti diplomatiche e militari, il comandante dell’esercito pakistano, Asim Munir, avrebbe assicurato al principe ereditario saudita Mohammed bin Salman che il Pakistan è pronto a sostenere militarmente il Regno nel caso in cui l’Iran dovesse lanciare nuovi attacchi contro il territorio saudita.

L’impegno si inserisce nel quadro del Strategic Mutual Defence Agreement, l’accordo di difesa firmato nel settembre 2025 tra Islamabad e Riyadh, che stabilisce il principio della sicurezza collettiva: un’aggressione contro uno dei due Paesi viene considerata come un’aggressione contro entrambi.
In questo contesto, i contatti militari tra Arabia Saudita e Pakistan si sono intensificati nelle ultime settimane, con consultazioni strategiche dedicate alla risposta ai missili e ai droni lanciati contro il Regno e alle possibili misure di deterrenza per evitare ulteriori escalation nella regione.
RISOLUZIONE D’EMERGENZA DELLA LEGA ARABA: “LA SICUREZZA DEGLI STATI ARABI È INDIVISIBILE”
La riunione straordinaria del Consiglio della Lega degli Stati Arabi a livello ministeriale, convocata d’urgenza e presieduta dagli Emirati Arabi Uniti in videoconferenza, si è conclusa con l’adozione di una risoluzione particolarmente dura nei confronti dell’Iran.
Nel documento finale, i ministri degli Esteri arabi hanno definito gli attacchi contro diversi Paesi della regione come azioni “codarde e illegali”, condotte senza alcuna provocazione e in aperta violazione dei principi del diritto internazionale.
La risoluzione sottolinea che i missili e i droni lanciati contro infrastrutture civili – tra cui aeroporti, porti, impianti energetici, centri logistici per la sicurezza alimentare, aree residenziali e persino sedi diplomatiche – rappresentano una minaccia diretta non solo per le popolazioni civili ma anche per la stabilità complessiva del Medio Oriente.
Il Consiglio ha ribadito il proprio sostegno pieno e incondizionato alla sovranità, all’integrità territoriale e all’indipendenza degli Stati arabi colpiti, affermando che essi hanno il diritto di adottare tutte le misure necessarie per difendere la propria sicurezza e proteggere cittadini e residenti.
Nella dichiarazione emerge con forza anche il principio della sicurezza collettiva: la Lega Araba ha ricordato infatti che, secondo la Carta della Lega degli Stati Arabi e il Trattato di difesa araba congiunta, la sicurezza dei Paesi membri è “indivisibile”, e che un attacco contro uno Stato membro deve essere considerato un attacco contro tutti gli altri.
In questo quadro, i ministri hanno invitato l’Iran a cessare immediatamente ogni azione militare o provocatoria nella regione, compreso il sostegno e l’impiego di milizie armate alleate.
Parallelamente, è stato ribadito il diritto degli Stati presi di mira a esercitare l’autodifesa, individualmente o collettivamente, in conformità con l’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. La risoluzione chiede inoltre al Consiglio di Sicurezza dell’ONU di assumersi le proprie responsabilità adottando una risoluzione vincolante che condanni gli attacchi e obblighi Teheran a cessare immediatamente le operazioni militari.
Particolare preoccupazione è stata espressa anche per la sicurezza delle rotte marittime strategiche: il Consiglio ha condannato qualsiasi tentativo di interferire con la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, nello Stretto di Bab el-Mandeb o nelle acque internazionali, avvertendo che una simile escalation rappresenterebbe una grave minaccia non solo per la stabilità regionale ma anche per l’economia globale e le forniture energetiche mondiali.
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