Di Maddalena Celano
Il preludio del crimine:
L’assedio ai mari
Prima di analizzare il collasso energetico di Cuba, bisogna guardare le coordinate geografiche dell’infamia. Il blocco navale che oggi strangola l’Avana nasce da una strategia di accerchiamento militare senza precedenti: l’occupazione de facto delle rotte sovrane del Venezuela. Con il pretesto della “lotta al narcotraffico”, la flotta statunitense ha trasformato il Mar dei Caraibi in una zona di guerra permanente.
Le petroliere cariche di greggio destinate a Cuba vengono intercettate o minacciate dalle navi da guerra americane. È pirateria di Stato. Occupare i mari del Venezuela per impedire che l’energia arrivi a Cuba significa condannare a morte i pazienti negli ospedali e paralizzare la vita di milioni di persone. Questo è un assedio navale che viola ogni trattato internazionale, imposto con la forza bruta dei cannoni.
Il volto del mostro: Trump e il razzismo imperiale
Trump non sta solo facendo politica; sta applicando una dottrina di sterminio economico. Il blocco navale è l’estensione paranoica di un uomo che vede il Sud del mondo come il proprio giardino di casa da saccheggiare. Questo è razzismo allo stato puro. È l’idea che le vite latinoamericane valgano meno di un voto in Florida. La macchina della disinformazione mainstream completa l’opera, parlandoci di “fallimento del sistema” mentre nasconde il cappio che lo sta soffocando.
Il tradimento dei “rivoluzionari” europei
Ma la rabbia più grande va alla sinistra europea e italiana che guarda a Cuba con condiscendenza. Sminuire l’eroismo latinoamericano, che resiste da sei secoli a invasioni e colpi di stato, è l’ultima forma di paternalismo coloniale. Cuba è un gigante di dignità sotto il nemico di casa, una lezione che l’Occidente opulento non vuole imparare.
Rompere l’assedio: non una vacanza, ma una missione
Oggi più che mai, andare a Cuba è un atto di disobbedienza civile. Ma dobbiamo essere chiari: non sarà una vacanza normale. Chi decide di partire deve essere pronto a condividere il destino del popolo cubano. Ci saranno blackout, i trasporti saranno difficili, il lusso dei resort sarà offuscato dai disagi energetici. Ma è proprio qui che risiede il valore del viaggio: andare a Cuba oggi significa accettare questi disagi per onorare chi li subisce ogni giorno per difendere la propria sovranità.
Per rompere davvero l’isolamento, ecco come agire concretamente:
* Scegliere canali di solidarietà politica e sociale:
Invece di affidarvi alle solite agenzie turistiche commerciali, cercate il supporto delle numerose associazioni di solidarietà con l’America Latina, i circoli legati all’ARCI che da sempre mantengono ponti culturali con l’isola, o le strutture sindacali come la CGIL, che spesso promuovono progetti di cooperazione e brigate di lavoro. Muoversi con queste realtà garantisce che il vostro viaggio abbia un senso politico e che il supporto arrivi direttamente alle comunità.
* La “Maleta Solidaria”:
Non partite a mani vuote. Portate con voi una valigia carica di solidarietà materiale. Cuba ha bisogno di medicinali di base (analgesici, antibiotici, disinfettanti), materiale di cancelleria per le scuole, vestiti e prodotti per l’igiene. Ricordate che la normativa permette l’importazione privata di cibo e medicine: ogni grammo di materiale portato è un gesto di sfida al blocco.
* Sostegno attivo e raccolta fondi:
Prima di partire, fate una ricerca sulle reti di solidarietà attiva nei vostri territori. Molti sindacati e associazioni sociali organizzano raccolte di fondi e materiali da inviare tramite container o delegazioni. Contribuire a queste reti significa colpire direttamente la logica dello strangolamento economico.
Portare la nostra presenza fisica sull’isola significa dire a Trump e ai suoi seguaci che il loro muro d’acqua e sanzioni ha una falla: la coscienza dei popoli. Cuba resiste, nonostante noi. È tempo di dimostrare che resistiamo insieme a lei.
