L' analista politico russo Alexander Nazarov
Secondo l’analista russo, la chiusura dello Stretto di Hormuz potrebbe infliggere un colpo durissimo all’economia occidentale
di Chiara Cavalieri
MOSCA- Mentre l’escalation militare in Medio Oriente continua ad alimentare tensioni globali, nuove analisi geopolitiche emergono sul possibile impatto del conflitto tra Iran, Israele e Stati Uniti.
Il russo Alexander Nazarov, intervistato dal quotidiano arabo Al-Quds Al-Arabi, ha espresso forti dubbi sulla strategia occidentale contro Teheran, definendo l’attuale conflitto un successo politico per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e un grave errore strategico per Donald Trump.
Israele vede nella guerra una “opportunità storica”
Secondo Nazarov, Israele considererebbe la guerra contro l’Iran una rara opportunità strategica, che potrebbe verificarsi “una sola volta in un secolo”.
L’obiettivo non sarebbe soltanto quello di indebolire il cosiddetto “asse della resistenza”, ma anche quello di ridimensionare radicalmente il ruolo dell’Iran nella regione.
In questo scenario, l’eventuale caduta del governo iraniano potrebbe aprire la strada a un complesso riassetto geopolitico nel Paese. Nazarov ipotizza infatti che minoranze etniche o potenze regionali possano riempire il vuoto politico, con possibili interventi di attori come Turchia e Azerbaigian, quest’ultimo legato al progetto geopolitico del cosiddetto “Grande Azerbaigian” e alla creazione di un corridoio verso l’Asia centrale.
Lo Stretto di Hormuz come arma strategica
Nazarov ritiene tuttavia prematuro parlare di un collasso dell’Iran. Al contrario, sottolinea che la posizione geopolitica di Teheran rimane straordinariamente strategica.
Il punto chiave sarebbe il controllo dello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi energetici più importanti al mondo.
Secondo l’analista russo, se l’Iran riuscisse a chiudere lo stretto per due o tre mesi, le conseguenze potrebbero essere devastanti per le economie occidentali.
“Controllare Hormuz oggi è più importante che possedere un’arma nucleare”, sostiene Nazarov, spiegando che una chiusura prolungata del passaggio marittimo potrebbe provocare un collasso dei mercati finanziari occidentali e una crisi energetica globale.
Ripercussioni politiche negli Stati Uniti
L’analista ritiene inoltre che la resilienza dimostrata dall’Iran stia generando tensioni interne negli Stati Uniti.
Secondo la sua previsione, nei prossimi mesi la politica americana potrebbe trovarsi di fronte a scelte estremamente difficili, con il rischio di instabilità interna crescente.
Nazarov ipotizza che l’attuale crisi internazionale possa influenzare anche la dinamica politica americana, aprendo una fase di forte polarizzazione.
Il legame con la guerra in Ucraina
Nell’intervista, il pensatore russo ha anche collegato il conflitto in Medio Oriente alla guerra in Ucraina, sostenendo che l’attenzione occidentale concentrata sull’Iran potrebbe favorire indirettamente la Russia sul fronte ucraino.
Secondo Nazarov, la guerra in Ucraina non sarebbe un conflitto limitato tra Mosca e Kiev, ma uno scontro tra la Russia e l’intero blocco occidentale, con l’Ucraina che svolgerebbe il ruolo di campo di battaglia principale.
In questo contesto, il protrarsi della crisi nel Golfo Persico potrebbe ridurre la pressione internazionale su Mosca.
Un conflitto globale su due fronti
Uno dei punti centrali dell’analisi riguarda la strategia americana. Nazarov sostiene che Washington stia combattendo su più fronti contemporaneamente, una situazione che definisce estremamente rischiosa.
Secondo l’analista, il piano strategico dell’ex presidente Donald Trump avrebbe previsto il controllo delle risorse energetiche iraniane come primo passo di una guerra economica contro Cina e Russia, riducendo le forniture energetiche a Pechino e abbassando il prezzo del petrolio per colpire l’economia russa.
Tuttavia, gli sviluppi del conflitto avrebbero prodotto l’effetto opposto, rafforzando la posizione iraniana e aumentando l’instabilità energetica globale.
Il rischio di uno scontro più ampio
Nazarov conclude la sua analisi con una previsione estremamente pessimistica sull’evoluzione della crisi internazionale.
Secondo il pensatore russo, l’attuale scenario globale potrebbe portare a un confronto diretto tra grandi potenze, con il rischio che un eventuale conflitto tra Russia ed Europa o tra Stati Uniti e Cina possa sfociare nell’uso di armi nucleari.
Per questo motivo, sostiene, la crisi economica globale potrebbe paradossalmente rappresentare l’unico scenario capace di evitare una guerra nucleare su larga scala.
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