MOSCA – In un momento di estrema tensione internazionale, il Cremlino ha reso i dettagli della conversazione telefonica avvenuta il 6 marzo 2026 alle 22:30 tra il Presidente russo Vladimir Putin e il Presidente della Repubblica Islamica dell’Iran, Masoud Pezeshkian. Il colloquio giunge sulla scia di eventi drammatici che hanno scosso le fondamenta politiche della regione.
Durante la telefonata, Putin ha espresso il suo profondo cordoglio per l’assassinio del Leader Supremo, l’Ayatollah Seyyed Ali Khamenei, dei suoi familiari e dei vertici militari e politici del Paese. Il Presidente russo ha condannato le perdite civili derivanti da quella che ha definito “l’aggressione armata degli Stati Uniti e di Israele” contro il territorio iraniano.
Uno dei punti centrali del colloquio è stata la riaffermazione della posizione russa: la Russia si oppone fermamente all’uso della forza come metodo per risolvere le controversie in Medio Oriente. Putin ha ribadito la necessità di un immediato cessate il fuoco e di un ritorno ai canali diplomatici.
È significativo notare come la Russia si stia posizionando come l’unico interlocutore capace di dialogare con tutte le parti in causa. Il Presidente Putin ha infatti sottolineato di essere in costante contatto con i leader degli Stati membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC). Questi ultimi, preoccupati per un’escalation che potrebbe destabilizzare l’intera area, hanno guardato a Mosca affinché eserciti la sua influenza diplomatica per contenere il conflitto.
Il Presidente Pezeshkian ha espresso la gratitudine dell’Iran per la solidarietà mostrata dalla Russia in questa fase critica per la difesa della sovranità nazionale. Durante il colloquio, Pezeshkian ha fornito un aggiornamento dettagliato sugli sviluppi dell’ultima fase attiva del conflitto, concordando con Putin sulla necessità di mantenere aperti molteplici canali di comunicazione tra i due Paesi.
Il riferimento ai colloqui con i Paesi del Golfo suggerisce una strategia precisa: mentre Mosca sostiene la sovranità iraniana, agisce contemporaneamente come garante della stabilità per le monarchie del Golfo, cercando di evitare un conflitto totale che avrebbe conseguenze catastrofiche sui mercati energetici e sulla sicurezza globale.

E nella giornata di oggi, in un passaggio che l’analista Roberto Roggero definisce cruciale, il Presidente Pezeshkian è apparso oggi alla televisione di Stato in un discorso preregistrato.
Con un gesto senza precedenti, Pezeshkian ha chiesto scusa per gli attacchi iraniani sferrati sabato mattina contro Bahrain, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Il Presidente ha insistito sul fatto che tali azioni siano state causate da un “malinteso tra i ranghi” militari e non da una volontà politica di aggressione verso i vicini.
Su approvazione del Consiglio di leadership provvisorio, Pezeshkian ha solennemente promesso che i Paesi confinanti non saranno più attaccati, a meno che non parta un’aggressione contro l’Iran dai loro territori.
Roggero evidenzia come questo atto di “pentimento diplomatico” sia il risultato diretto della pressione e della garanzia offerta da Vladimir Putin. Secondo Roggero, l’Iran sta cercando di isolare l’intervento occidentale-israeliano ricostruendo un fronte di solidarietà con le monarchie arabe del Golfo. Le scuse di Pezeshkian servono a disinnescare la narrazione dell’Iran come “aggressore regionale”, riposizionando il Paese come vittima di un attacco esterno che cerca ora protezione e armonia con i suoi vicini.
Fonte: Sito del Presidente del Cremlino
