Great Wall of China with trees on both sides, Beijing, China.
A cura di: Chiara Cavalieri
PECHINO– Negli ultimi anni la Repubblica Popolare Cinese ha avviato una trasformazione strategica di portata straordinaria che coinvolge simultaneamente economia, sicurezza nazionale, politica estera, infrastrutture, legislazione e organizzazione dello Stato. Non si tratta semplicemente di un rafforzamento militare o di un aggiornamento tecnologico delle proprie capacità difensive, ma di una riorganizzazione sistemica dell’intero apparato nazionale.
Un’analisi particolarmente significativa di questo processo è stata pubblicata il 10 marzo 2026 dagli studiosi Vasily Kashin, Veronika Smirnova e Alexandra Yankova, ricercatori del Centro per gli Studi Europei e Internazionali Integrati della Higher School of Economics. Nel loro studio gli autori sottolineano come la Cina abbia intrapreso dall’inizio degli anni 2020 una serie di misure di mobilitazione nazionale che, per ampiezza e sistematicità, non trovano paragoni nella pratica internazionale almeno dagli anni Settanta e che per alcuni aspetti ricordano i preparativi dell’Unione Sovietica prima della Seconda Guerra Mondiale.
Nella letteratura strategica cinese questi programmi vengono spesso paragonati alle grandi iniziative di mobilitazione attuate negli anni Sessanta e Settanta durante la preparazione a un possibile conflitto con l’Unione Sovietica, in particolare alla costruzione delle cosiddette “imprese della Terza Linea”, il vasto sistema industriale sviluppato nelle regioni interne per proteggere la produzione nazionale da un eventuale attacco esterno.
Il processo in corso oggi appare meno visibile, ma è molto più sofisticato e pervasivo. Esso rientra in una tendenza più ampia che vede una progressiva securitizzazione di tutti gli aspetti della politica statale cinese, un fenomeno che non riguarda più soltanto la difesa militare ma anche ambiti come la tecnologia, l’agricoltura, la cultura, l’energia, la gestione delle risorse e l’organizzazione delle infrastrutture urbane.
LA DOTTRINA DI SICUREZZA DI XI JINPING
Alla base di questa trasformazione vi è il cosiddetto Concetto di Sicurezza Nazionale Globale, introdotto dal presidente Xi Jinping nel 2014 e progressivamente ampliato negli anni successivi.

In questa dottrina la sicurezza dello Stato non viene più intesa esclusivamente in termini militari. Essa comprende invece un insieme molto più ampio di dimensioni che riguardano l’economia, la tecnologia, la stabilità sociale, la sicurezza energetica e alimentare, la cybersicurezza, la resilienza delle catene di approvvigionamento e persino la sicurezza culturale e ideologica.
In altre parole, secondo la visione strategica della leadership cinese, la sicurezza nazionale coincide con il funzionamento complessivo dello Stato e della società. Ogni settore della vita nazionale diventa quindi parte integrante dell’architettura strategica del Paese.
Questo approccio comporta che decisioni apparentemente economiche o industriali vengano in realtà progettate con una logica di sicurezza strategica. Politiche agricole, investimenti tecnologici, sviluppo urbano e infrastrutturale vengono dunque integrati in una pianificazione nazionale orientata alla resilienza dello Stato.
UNA VISIONE PESSIMISTICA DEL FUTURO INTERNAZIONALE
Nonostante la retorica diplomatica ufficiale della Cina continui a parlare della costruzione di una “comunità dal destino condiviso dell’umanità” e di una globalizzazione inclusiva, le misure adottate dalla leadership di Pechino indicano una percezione molto più prudente — e per certi aspetti pessimistica — dell’evoluzione del sistema internazionale.
Secondo l’analisi di Kashin, Smirnova e Yankova, la leadership cinese considera altamente probabile che il XXI secolo sia caratterizzato da crisi geopolitiche profonde e da un possibile confronto tra grandi potenze. Gli scenari presi in considerazione includono la rottura delle normali relazioni economiche internazionali, l’imposizione di sanzioni economiche su larga scala, blocchi commerciali o navali e conflitti regionali tra potenze nucleari.
Nel peggiore dei casi, gli strateghi cinesi non escludono neppure la possibilità di un conflitto su vasta scala che possa coinvolgere direttamente il territorio nazionale.
RIARMO E MOBILITAZIONE: UNA DISTINZIONE FONDAMENTALE
Uno degli aspetti più interessanti dell’analisi degli studiosi riguarda la distinzione tra il semplice rafforzamento militare e una vera mobilitazione nazionale.
Lo sviluppo di nuove portaerei, sistemi missilistici o velivoli da combattimento rappresenta certamente un indicatore di potenza militare. Tuttavia, questo tipo di sviluppo ha spesso una funzione simbolica e politica anche in tempo di pace.
La mobilitazione nazionale, al contrario, implica una trasformazione molto più profonda dello Stato. Essa comporta la riorganizzazione dell’economia, l’accumulo di riserve strategiche, l’adattamento delle infrastrutture civili e la preparazione amministrativa e legislativa alla gestione di una crisi di vasta portata.
Proprio per questo motivo, molti analisti ritengono che la mobilitazione rappresenti l’indicatore più affidabile delle intenzioni strategiche di uno Stato.
LA COSTRUZIONE DELL’ENTROTERRA STRATEGICO
Uno dei pilastri della nuova strategia cinese è la creazione di un entroterra strategico nazionale, concetto introdotto ufficialmente da Xi Jinping nel luglio 2023 durante una visita nella provincia del Sichuan.
Secondo questa visione alcune regioni interne della Cina devono assumere il ruolo di retrovia economica e strategica del Paese. Province come Sichuan, Chongqing, Guangxi e Guizhou vengono progressivamente trasformate in poli industriali di riserva, centri logistici e depositi strategici di risorse energetiche e minerarie.
Questo progetto rappresenta in molti aspetti una riedizione moderna della strategia della Terza Linea, sviluppata negli anni Sessanta per proteggere l’industria nazionale da eventuali attacchi esterni. Tuttavia, la nuova strategia cinese non ha un carattere esclusivamente difensivo. Le nuove basi industriali sono concepite anche come centri di innovazione tecnologica e sviluppo economico.
SICUREZZA INDUSTRIALE E TECNOLOGICA
Le industrie considerate cruciali per la sicurezza nazionale cinese includono settori altamente strategici come la produzione di semiconduttori, i macchinari industriali avanzati, le apparecchiature mediche, il software di base e i nuovi materiali tecnologici.
L’obiettivo è garantire che la Cina possa mantenere la continuità della propria produzione industriale anche nel caso di un isolamento economico internazionale o di sanzioni tecnologiche imposte da potenze rivali.
LA RIORGANIZZAZIONE DELLE RISERVE STRATEGICHE
Parallelamente allo sviluppo industriale, Pechino ha avviato una profonda riforma del sistema delle riserve nazionali. Negli ultimi anni sono state adottate importanti leggi sulla sicurezza alimentare, sull’energia e sulle risorse minerarie.
Nel gennaio 2026 è stata inoltre presentata una nuova proposta di legge sulla sicurezza delle riserve statali, destinata a creare un sistema integrato di stoccaggio e gestione delle risorse strategiche. Questo sistema comprende cereali, prodotti agricoli, energia, minerali e attrezzature industriali.
DIFESA CIVILE E INFRASTRUTTURE RESILIENTI
Un altro elemento fondamentale della strategia cinese riguarda lo sviluppo della difesa civile. Molte città stanno sviluppando sistemi avanzati di protezione che includono rifugi sotterranei, vie di evacuazione, centri di comando e sistemi di allarme destinati a garantire la continuità delle funzioni governative e la protezione della popolazione in caso di crisi.
Allo stesso tempo, numerose infrastrutture civili vengono progettate con caratteristiche che permettono una rapida conversione in strutture di emergenza. Stadi, università, centri espositivi e complessi industriali possono essere rapidamente trasformati in ospedali militari, centri logistici o rifugi temporanei.
SICUREZZA ALIMENTARE ED ENERGETICA
La sicurezza alimentare rappresenta un altro pilastro della strategia nazionale. La Cina ha rafforzato la protezione dei terreni agricoli, aumentato la produzione cerealicola e ampliato le riserve alimentari nazionali, che oggi hanno raggiunto livelli record.
Parallelamente, il Paese ha accumulato enormi riserve energetiche. Nel 2024 la capacità di stoccaggio del petrolio cinese ha superato 1,8 miliardi di barili, circa il trenta per cento in più rispetto agli Stati Uniti.
LA CINA COME FORTEZZA STRATEGICA
Secondo l’analisi degli studiosi della Higher School of Economics, la Cina sta progressivamente trasformando il proprio territorio in una fortezza strategica altamente resiliente.
Le decisioni politiche relative all’energia, all’agricoltura, alla tecnologia e allo sviluppo urbano vengono integrate in una pianificazione strategica orientata alla mobilitazione nazionale e alla capacità di resistere a crisi prolungate.
La trasformazione strategica della Cina rappresenta uno dei fenomeni geopolitici più significativi del XXI secolo. Pechino non sta semplicemente rafforzando il proprio esercito, ma sta costruendo un sistema nazionale progettato per resistere a shock geopolitici, guerre economiche e conflitti prolungati tra grandi potenze.
Se questa strategia avrà successo, il futuro equilibrio mondiale potrebbe dipendere sempre più dalla capacità degli Stati di sostenere confronti economici, tecnologici e politici di lunga durata. In questo scenario, la Cina sembra determinata a diventare la potenza meglio preparata a questa nuova realtà geopolitica.
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