TEHERAN, 8 Gennaio 2026. Mentre l’Occidente si trastulla con il suo riflesso allo specchio, celebrando una presunta superiorità morale, l’8 gennaio un evento a Teheran ha squarciato il velo dell’ipocrisia.

Nella notte tra l’8 e il 9 gennaio 2026, un commando di circa cento individui armati ha cinto d’assedio la residenza diplomatica palestinese. Il lancio sistematico di molotov e l’uso di armi hanno trasformato un presidio diplomatico in un campo di battaglia. L’ambasciatrice Al-Zawawi, rimasta ferita insieme a diversi membri del personale, è stata costretta a rifugiarsi nel seminterrato per sfuggire a quello che ha i contorni di un vero e proprio tentativo di linciaggio.
Il ferimento di una figura diplomatica di così alto profilo non è un incidente collaterale. È un atto politico deliberato. Colpire la Palestina nel cuore dell’Iran significa voler distruggere il simbolo più potente della politica estera di Teheran: il sostegno alla causa di liberazione contro l’occupazione.
Ma poiché i carnefici sventolavano i vessilli “giusti”, il silenzio delle cancellerie europee è stato più assordante delle molotov lanciate contro l’edificio. Se a essere attaccata fosse stata un’ambasciata di serie A, avremmo già i caccia in volo; ma la diplomazia palestinese, si sa, nella gerarchia del dolore occidentale occupa l’ultimo gradino, quello dei “sacrificabili”.
Una Farsa da Salotto tra Tagli e Miseria
In Italia, la narrazione è martellante: “Donne coraggiose lottano contro il regime”. Un nobile slancio, se non fosse che dietro la lacrima facile dei talk-show si nasconde la più cinica delle operazioni politiche. Le piazze italiane, popolate da un cartello che va dal PD a Fratelli d’Italia, non sono focolai di solidarietà femminista, ma succursali della propaganda atlantista.
Mentre sventolano bandiere per le donne a tremila chilometri di distanza, i dati ISTAT del 2025 ci raccontano una realtà domestica raccapricciante che questi stessi politici fingono di non vedere:
* Povertà Assoluta: In Italia, nel 2024, oltre 2,2 milioni di famiglie (l’8,4% dei residenti) vivevano in povertà assoluta. Parliamo di 5,7 milioni di persone che non possono permettersi i beni essenziali.
* La Femminilizzazione della Povertà: Il rischio di povertà è spaventosamente concentrato. Le famiglie monogenitoriali, guidate nel 90% dei casi da donne sole, registrano indici di indigenza record. Quasi un milione di madri sole si barcamena tra lavori precari e un welfare che le ha dimenticate.
* Il Record dei Minori: Nel 2024, ben 1,28 milioni di minori (il 13,8% del totale) vivevano in povertà assoluta. Sono i figli di quelle stesse donne che lo Stato dichiara di voler “tutelare” a parole mentre taglia i servizi di cura e i sostegni al reddito.
* Lavoro e Sfruttamento: Il 42,1% delle occupate è confinato nel part-time involontario. Per molte, la “libertà” non è un velo tolto, ma la scelta impossibile tra pagare l’affitto o comprare il latte per i figli.
Il paradosso è insultante: si celebrano le “donne iraniane” mentre si smantella la protezione delle italiane. Nel 2025, mentre i finanziamenti internazionali per i programmi antiviolenza toccavano i minimi storici, in Italia si continuava a tagliare sulla pelle dei centri antiviolenza, costringendo molte strutture a operare su base volontaria o a chiudere i battenti.
La Gerarchia delle Vittime: Il Catalogo della Cinica Indifferenza
Arriviamo al punto più nauseabondo: la selettività della bussola morale occidentale.
Ci si commuove per icone mediatiche come Neda o Sakineh, santificate dai media perché funzionali a giustificare sanzioni o sogni di regime change. Ma per le donne palestinesi — quelle che subiscono decenni di occupazione militare, detenzioni arbitrarie e la sistematica distruzione delle proprie case — il silenzio è la norma.
Le donne palestinesi non sono “eroine” da copertina perché la loro lotta mette a nudo le complicità dell’Occidente con il colonialismo reale. Il loro dolore non ha valore di mercato. Non genera consensi nei salotti di Bruxelles. Quindi, possono morire nell’ombra, mentre noi ci sentiamo “buoni” sventolando un cartello per Teheran.
La Politica non si Veste da Umanità
Le mobilitazioni per l’Iran non sono nate da una richiesta popolare spontanea. Sono le ramificazioni di una cornice geopolitica globale che usa i diritti umani come un martello pneumatico per abbattere i governi scomodi e come un tappeto sotto cui nascondere le proprie vergogne.
L’Italia che si indigna a comando in piazza è la stessa che produce povertà femminile sistemica, che nega il salario minimo e che svilisce i centri antiviolenza. Questo doppio standard non è un errore: è il sistema. La “libertà” che l’Occidente esporta è una merce avariata, mentre a casa nostra la dignità delle donne viene sacrificata sull’altare del bilancio. È ora di smetterla di recitare questa farsa. È politica di potere, non è umanità.
