Roberto Roggero – Il massacro indiscriminato del popolo palestinese, i proditori attacchi a Paesi vicini, l’aggressione alla Repubblica Islamica dell’Iran, la presunzione di impunità nell’assoluta mancanza di rispetto della vita altrui, l’illusione di superiorità, la volontà di realizzare la distorta interpretazione di antichi testi nell’idea di un anacronistico “Grande Israele”, e molto altro, sono elementi che oggi appaiono come cause scatenanti di eventi, prologo al crollo di una ideologia delirante, non più in linea con le esigenze del mondo attuale. La disfatta storica dell’ideologia sionista, che continua ad aggrapparsi con unghie e denti a sostegni sempre più compromessi, come quell’inquietante AIPAC (American Israel Public Affairs Committee) lobby bipartisan statunitense, con oltre 6 milioni di membri, che lavora per rafforzare la relazione tra USA e Israele e sostiene il razzismo politico del Likud, il partito neonazista di Benjamin Netanyahu, finanzia candidati congressuali di entrambi i partiti e promuove la difesa preventiva dello stato israeliano, ed etichetta qualunque critica a Israele come antisemitismo, senza considerare che essere ebreo-israeliano, è assolutamente differente dall’essere sionista.

Oggi si tende a confondere i due concetti, e a mischiarli anche con avvenimenti che poco c’entrano con la politica, ad esempio anche il caso Epstein, nel quale sono coinvolti nomi eccellenti, come il principe Andrea di Windsor, o lo stesso “biondo” presidente americano, e quindi l’opinione pubblica tende a fondere uno con l’altro, ma il fatto che Donald “il biondone” si sia divertito in festini particolari, ha poco a che vedere con l’aggressione alla Repubblica Islamica dell’Iran. Unico punto di contatto potrebbe essere il ricatto, e certo non sorprenderebbe se i misteriosi Epstein Files fossero stati usati come arma di costrizione per pilotare le scelte di politica estera. Tuttavia, se possono avere a che fare con l’espansione dello stato nazi-sionista israeliano in Medio Oriente, nulla c’entrano con quando accaduto in Venezuela, o quanto avviene attualmente a Cuba, Argentina, e nella maggior parte dei Paesi latino-americani, obiettivo della nuova rivisitata versione della Dottrina Monroe, in veste trumpiano-MAGA.
L’anacronismo dell’ideologia sionista, però, sta coinvolgendo buona parte di mondo in guerre e massacri impuniti, e per “buona parte di mondo” si intente specialmente l’Europa che, salvo poche eccezioni, si dimostra succube e serva del padrone d’oltreoceano, facendosi coinvolgere in uno stato di complicità, calpestando anche i propri principi democratici e costituzionali, e soprattutto contro la manifesta volontà popolare. Semplicemente raccapricciante, e non solo per quanto riguarda il Medio Oriente, ma in merito a Russia, Cina, Africa, soprattutto BRICS, e molto altro.
Il motivo pseudo-religioso non c’entra con la geopolitica, anche se è sempre stato un ideale quanto stupido pretesto, fin dai tempi delle Crociate, e ancora prima. Nulla ha a che fare con questioni etniche; l’ideologia sionista è e rimane un concetto suprematista, estremamente xenofobo e moralmente corrotto, che sfocia nella pulizia etnica per volontà di realizzare un dominio ai danni di palestinesi, siriani, turchi, egiziani, giordani, libanesi e arabi in genere.

Nessun complottismo, è la drammatica storia mediorientale degli ultimi ottant’anni, culminata con un genocidio e con elementi sionisti più estremisti che sono riusciti a conquistare posti di potere, legittimando l’assassinio di massa mascherato da missione divina, strumentalizzando anche la memoria della Shoah per consolidare l’ideologia della sicurezza e del diritto alla difesa preventiva, basata sulla percezione di una minaccia esistenziale costante. E così, la coalizione formata da Likud, Shas, Ebraismo della Torah Unito (UJT), Partito Sionista Religioso, Otzma Yehudit e Noam, sta scatenando l’inferno, portato avanti da veri e propri criminali: Benjamin Netanyahu (Likud), primo ministro a capo della coalizione; Itamar Ben-Gvir (Otzma Yehudit), ministro della Sicurezza Nazionale e leader del partito di estrema destra sionista ebraica ultranazionalista; Bezalel Smotrich (Partito Sionista Religioso), ministro delle Finanze e ministro delegato presso il ministero della Difesa, con responsabilità sugli insediamenti in Cisgiordania; Yariv Levin (Likud), vice-primo ministro e ministro della Giustizia; Eli Cohen (Likud), ministro dell’Energia e delle Infrastrutture, e tutto il loro seguito.
Questa associazione a delinquere si è scatenata con la combine del 7 ottobre che a dato occasione di scatenare il genocidio di Gaza, e ora la guerra all’Iran, eventi che, secondo il disegno aberrante, sono solo tappe verso l’obiettivo finale, insieme a occupazione del Libano, smantellamento della Siria, annessione della Cisgiordania, eliminazione della “minaccia” iraniana, per conquistare l’agognata egemonia regionale.
Una strategia che, ancora prima di essere messa in pratica, era già da considerare una Mission Impossible, e che ora si sta rivelando una missione suicida, perché potranno anche continuare a eliminare le strutture di comando considerate nemiche, ma organismi come Hamas, Hezbollah, Houthi, milizie sciite irachene, Guardia della Rivoluzione Islamica, l’enorme forza di Paesi come la Turchia, non potranno mai essere annientati. Se si uccide un capo, il sostituto, o i sostituti, sono pronti a portare avanti la guida. Lo abbiamo visto in passato, e lo stiamo vedendo oggi.
Se il sionismo israeliano perderà nel conflitto contro l’Iran, dovrà affrontarne le conseguenze, fra le quali una probabile interruzione del continuo flusso di miliardi di dollari dagli Stati Uniti, che continuano a oltrepassare ogni decenza, arrivando perfino a sanzionare i giudici della Corte Penale Internazionale e a creare un grottesco Board of Peace, a tutti gli effetti una Società per Azioni per una illusoria ricostruzione di Gaza, non certo a vantaggio della popolazione palestinese.

L’aggressione all’Iran, in cui Netanyau & C. ha trascinato gli Stati Uniti, con il supporto della lobby AIPAC, è stata certamente azzardata. Il “biondo” Donald ha fatto il passo più lungo della gamba, calpestando le opinioni e le raccomandazioni dei suoi stessi servizi di intelligence, dei generali del Pentagono, degli stessi cittadini americani, ai quali aveva promesso come priorità il risollevamento dell’economia nazionale, che invece sta andando a catafascio. Poco o niente c’entra un ipotetico ricatto per il coinvolgimento nel caso Epstein, che ovviamente verrà a poco a poco dimenticato, o comunque non avrà conseguenza alcuna per le stanze del potere. Il motore degli attuali avvenimenti rimane l’ideologia sionista, portata cocciutamente avanti dalla lobby AIPAC.
Davvero troppo, non solo un tradimento politico ma anche un gravissimo problema di sicurezza nazionale. Distruzione, anarchia morale e caos col rischio di fare tutti la fine dei palestinesi e ritrovarci travolti da un conflitto mondiale permanente e una crisi economica devastante. Il tutto per colpa di una esigua minoranza che si è messa in testa una ideologia suprematista che ha cavalcato la mafia lobbistica occidentale, infiltrando le democrazie e conquistando potere fino al punto da arrivare a controllare il Congresso, la Casa Bianca e l’intero cortile mainstream. La religione non c’entra, si tratta solo di una ideologia politica da secolo scorso.
Rimane il fatto che il potere continua a relegare in ultimo piano anche la dignità, e non solo dell’individuo, ma di interi governi e nazioni.
Se è vero (e non lo è) che la Guerra Fredda è finita con il crollo dell’Unione Sovietica, facendo tramontare il concetto dei due blocchi, Orientale e Occidentale, l’evidenza mostra il contrario: i due blocchi esistono eccome (tre se si contano i Paesi arabi, quattro se si conta anche l’africa) anche se con nomi diversi.
Se sperare è una delle poche cose che ancora non si pagano, la comunità delle teste pensanti e genuinamente libere, dovranno riporre le proprie speranze in chi ancora può porre un freno al diffuso delirio di onnipotenza. Fra questi Iran, Russia, Cina e Africa, unici baluardi rimasti a lottare per un mondo multipolare, contro una delirante ideologia unipolare fuori dal tempo.
