Un soldato di un battaglione tecnico dell’aeronautica avrebbe fornito coordinate di basi, dati operativi e nomi di funzionari israeliani
di Chiara Cavalieri.
TEL AVIV- Un nuovo caso di spionaggio scuote Israele e riaccende l’attenzione sulla guerra invisibile tra Tel Aviv e Teheran. Le autorità israeliane hanno formalizzato un atto d’accusa contro Raz Cohen, 26 anni, soldato di riserva appartenente a un battaglione tecnico dell’Aeronautica militare israeliana incaricato del comando e controllo delle batterie del sistema di difesa Iron Dome.
Secondo le indagini condotte congiuntamente dalla polizia israeliana, dallo Shin Bet e dall’unità investigativa militare, il militare avrebbe trasmesso all’Iran informazioni altamente sensibili riguardanti infrastrutture militari, procedure operative e personale delle istituzioni di sicurezza israeliane.
L’inchiesta, riportata dal quotidiano Maariv, descrive un caso che le autorità considerano estremamente grave, in quanto coinvolgerebbe dati operativi relativi a uno dei sistemi di difesa più importanti dello Stato ebraico.
Il reclutamento attraverso Telegram
Secondo l’atto d’accusa, il contatto tra Cohen e il presunto operatore iraniano sarebbe iniziato il 6 dicembre 2025 attraverso l’applicazione Telegram, uno dei canali più frequentemente utilizzati nelle operazioni di intelligence.
L’interlocutore si sarebbe presentato come un funzionario iraniano e avrebbe offerto al soldato compensi in denaro in cambio di collaborazione.
Le indagini sostengono che Cohen fosse pienamente consapevole di comunicare con agenti collegati ai servizi di intelligence iraniani.

Pochi giorni dopo l’inizio dei contatti, l’8 dicembre 2025, il militare avrebbe ricevuto un primo pagamento di 130 dollari tramite portafoglio digitale, metodo spesso utilizzato per evitare tracciamenti bancari.
Le informazioni sul sistema Iron Dome
Nel corso delle comunicazioni, Cohen avrebbe fornito dettagli tecnici riguardanti il funzionamento del sistema antimissile Iron Dome, progettato per intercettare razzi a corto raggio.
Secondo l’accusa, il soldato avrebbe spiegato:
- la struttura operativa delle batterie Iron Dome
- i ruoli dei tecnici che operano nel sistema
- le procedure di armamento dei lanciatori
- le modalità di dispiegamento delle batterie
Il militare avrebbe inoltre inviato 27 fotografie e video conservati in una cartella del telefono denominata “Iron Dome”.

Le immagini, scattate in gran parte durante il servizio di riserva, documenterebbero procedure operative e fasi di preparazione del sistema di lancio.
Coordinate militari e possibili reclutamenti
Secondo i documenti dell’indagine, Cohen avrebbe anche trasmesso coordinate di basi dell’aeronautica israeliana e delle batterie di difesa.
Un altro elemento particolarmente grave riguarda la richiesta da parte degli interlocutori iraniani di fornire nomi di persone potenzialmente reclutabili.
Tra queste:
- funzionari militari
- piloti dell’aeronautica
- membri della Knesset
- persone con difficoltà economiche o vulnerabilità personali
L’agente iraniano avrebbe promesso 40.000 shekel per ogni nome fornito, somma che, secondo l’accusa, sarebbe stata utilizzata per reclutare collaboratori all’interno di Israele.
L’arresto e le accuse
L’arresto del riservista è avvenuto al termine di un’operazione congiunta tra lo Shin Bet, l’unità speciale di polizia Lahav 433 e la polizia militare investigativa.
Il caso è ora nelle mani della Procura distrettuale di Gerusalemme, che ha chiesto la detenzione dell’imputato fino alla conclusione del processo.
Le accuse comprendono:
- trasferimento di informazioni al nemico con l’intento di danneggiare la sicurezza dello Stato
- fornitura di informazioni sensibili suscettibili di avvantaggiare un Paese ostile
La guerra invisibile tra Israele e Iran
Il caso si inserisce nel contesto della lunga guerra di intelligence tra Israele e Iran, caratterizzata da cyber-operazioni, sabotaggi e tentativi di infiltrazione reciproca.
Secondo i servizi di sicurezza israeliani, negli ultimi anni Teheran avrebbe intensificato i tentativi di reclutamento di cittadini israeliani attraverso social network e piattaforme di messaggistica, offrendo compensi finanziari in cambio di informazioni.
Le autorità hanno quindi invitato la popolazione a evitare qualsiasi contatto con entità sconosciute provenienti da Paesi ostili, soprattutto quando vengono proposte attività in cambio di denaro.
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