A cura di : Chiara Cavalieri
TEL AVIV – Secondo diversi siti e media israeliani, sarebbe in atto una significativa escalation geopolitica e di sicurezza che coinvolge Egitto, Arabia Saudita e Somalia, percepita a Tel Aviv come una minaccia diretta all’influenza israeliana nel Mar Rosso e nel Corno d’Africa. Al centro delle analisi vi è la prospettiva di una nuova architettura militare e di sicurezza araba, descritta come risposta coordinata all’espansione strategica israeliana nella regione.
A lanciare l’allarme è il quotidiano israeliano Maariv, secondo cui Il Cairo e Riad starebbero compiendo passi concreti per costruire una alleanza trilaterale che includa la Somalia, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare la sicurezza del Mar Rosso ma con una chiara valenza di contenimento di Israele.
Il vertice trilaterale e il ruolo della Somalia
Secondo quanto riportato da Maariv, fonti citate da Bloomberg indicano che il presidente somalo Hassan Sheikh Mohamud sarebbe atteso a breve a Riyadh per definire i dettagli di un accordo trilaterale con Egitto e Arabia Saudita.
L’intesa si concentrerebbe su:
- sicurezza marittima nel Mar Rosso e nello stretto di Bab al-Mandab
- cooperazione militare e di intelligence
- stabilità del Corno d’Africa
Una fonte di alto livello della presidenza egiziana ha inoltre riferito a Middle East Eye che Il Cairo avrebbe recentemente fornito a Riad informazioni di intelligence altamente sensibili, segnale di un rafforzamento senza precedenti dell’asse egiziano-saudita.
La proposta egiziana di una forza di difesa araba
Maariv rivela anche che l’Egitto avrebbe proposto, già nel settembre scorso, la creazione di una forza di difesa regionale araba nell’ambito del Trattato di difesa congiunta e cooperazione economica del 1950, con l’obiettivo di istituire un meccanismo di risposta rapida alle minacce esterne, individuate esplicitamente in Israele.
Tale proposta avrebbe però incontrato una ferma opposizione di Qatar ed Emirati Arabi Uniti, contrari a qualsiasi struttura di sicurezza che potesse ridurre la loro autonomia strategica o interferire con le alleanze già esistenti.
Il fattore Turchia e il quadro regionale
In parallelo, Maariv sottolinea come queste iniziative si sviluppino mentre la Turchia tenta di inserirsi in un accordo di sicurezza tra Arabia Saudita e Pakistan, firmato nel settembre scorso. Ankara, secondo il quotidiano israeliano, non intende presentare tale intesa come una “NATO regionale”, ma come un meccanismo flessibile di cooperazione, potenzialmente estendibile anche a Egitto e altri attori.
Il quotidiano cita l’analista Andreas Krieg del King’s College di Londra, secondo cui questo sistema emergente tende a escludere altri attori arabi del Golfo e a ridisegnare gli equilibri di sicurezza regionali.
Israele e il dossier Somaliland
Un ulteriore elemento di tensione riguarda il riconoscimento israeliano del Somaliland, regione separatista della Somalia. Secondo un servizio del canale israeliano I24News, questa mossa ha accresciuto le preoccupazioni egiziane, spingendo Il Cairo a rafforzare la propria presenza militare e di sicurezza in Somalia.
Fonti della sicurezza israeliana sostengono che l’Egitto stia sostenendo direttamente il governo di Hassan Sheikh Mohamud per:
- preservare l’unità territoriale somala
- impedire a Israele di ottenere un punto d’appoggio strategico vicino a Bab al-Mandab
- evitare ripercussioni sulla sicurezza della navigazione nel Mar Rosso e sul Canale di Suez
Il legame con Etiopia e la diga del Nilo
Secondo i rapporti israeliani, al Cairo vi è anche il timore che Israele possa sfruttare la propria presenza nel Corno d’Africa per rafforzare la cooperazione con l’Etiopia, in un momento di forte tensione con l’Egitto per la Grand Ethiopian Renaissance Dam e per la sicurezza delle acque del Nilo.
Questo intreccio di dossier – Somalia, Mar Rosso, Etiopia, GERD – viene letto come parte di un’unica partita strategica.
Truppe egiziane in Somalia e contrasto ad Al-Shabaab
Secondo I24News, l’Egitto avrebbe iniziato a inviare truppe e consiglieri militari in Somalia già nel 2024, dopo la firma di un accordo di difesa congiunta. Le forze egiziane fornirebbero:
- supporto logistico
- addestramento
- sicurezza a Mogadiscio
nel confronto con il gruppo jihadista Al-Shabaab. Le stime israeliane parlano di migliaia di militari egiziani presenti nel Paese, tra accordi bilaterali e missioni di peacekeeping africane.
Una “superpotenza” in espansione
Nel dibattito mediatico israeliano è intervenuto anche l’analista e orientalista Eddie Cohen, che ha definito Israele una “superpotenza in espansione”, impegnata a ridefinire gli equilibri del Medio Oriente e a proiettarsi sempre più verso l’Africa per avvicinarsi ai propri avversari.
Proprio questa espansione, secondo i media israeliani, starebbe però accelerando una risposta coordinata araba, con l’Egitto nel ruolo di perno strategico.
Un Corno d’Africa sempre più centrale
Il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdel-Aty ha ribadito il pieno sostegno del Cairo all’unità e all’integrità territoriale della Somalia, respingendo qualsiasi iniziativa unilaterale che possa alterarne la sovranità al di fuori del diritto internazionale.
Il Corno d’Africa emerge così come uno dei principali teatri della competizione geopolitica globale, crocevia di rotte marittime vitali e di interessi strategici multilaterali.
Secondo la lettura dei media israeliani, l’intreccio tra Egitto, Arabia Saudita e Somalia non rappresenta un episodio isolato, ma un segnale strutturale: la possibile nascita di una forza di sicurezza araba più coordinata, concepita come risposta diretta all’influenza israeliana nel Mar Rosso e nel Corno d’Africa.
Un’evoluzione che, se confermata, potrebbe ridisegnare in profondità gli equilibri di sicurezza regionali, aprendo una nuova fase di competizione strategica in una delle aree più sensibili del mondo.
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