di Chiara Cavalieri*
Il Cairo – Tel Aviv. Israele si prepara a un futuro energetico senza precedenti.
Secondo un rapporto diffuso dalla società di consulenza BDO, le riserve di gas naturale israeliane, incrementate del 40% rispetto al 2012, garantiranno l’autosufficienza del Paese almeno fino al 2062. È l’esito del primo decennio del cosiddetto “piano del gas”, una strategia nazionale che ha trasformato Israele in una potenza energetica regionale e che oggi trova il suo culmine nel più grande accordo mai siglato nella sua storia — quello con l’Egitto.
Ma mentre a Tel Aviv si festeggia un successo industriale, economico e ambientale, al Cairo si discute — e non poco — sull’impatto politico di un’intesa che lega strettamente i due Paesi in una fase delicatissima del conflitto a Gaza.

Il più grande accordo energetico nella storia d’Israele
Approvato dal governo israeliano e valutato 35 miliardi di dollari, l’accordo prevede l’esportazione di 130 miliardi di metri cubi di gas entro il 2040, per un valore complessivo superiore ai 100 miliardi di shekel.
La concessione definitiva per le esportazioni è stata rilasciata dal Ministero israeliano dell’Energia, che ha dato il via libera al giacimento Leviathan, il più grande del Paese, senza ulteriori restrizioni.
Secondo quanto riportato dal quotidiano economico Globes, l’intesa garantisce la priorità al fabbisogno energetico interno: tutte le quantità non esportate dovranno essere destinate al mercato israeliano, con contratti a lungo termine a prezzi legati alla tariffa elettrica nazionale, stabile fino al 2040.
Una clausola che, unita all’obbligo di forniture ai produttori privati di energia elettrica, ha favorito un’accelerazione nella costruzione di nuove centrali nel Paese, assicurando — almeno sulla carta — un futuro di energia a basso costo e stabilità dei prezzi per i cittadini israeliani.
I numeri del “miracolo del gas” israeliano
Il rapporto di BDO descrive un decennio di successi misurabili.
Dal 2012 al 2025, le riserve sono passate a 1.044 miliardi di metri cubi, mentre il consumo interno e l’esportazione sono cresciuti in parallelo.
Israele oggi è:
- Secondo tra i Paesi OCSE per riserve di gas pro capite;
- Primo per il risparmio destinato alle generazioni future, con il 75% delle risorse mantenute sul territorio;
- E ha ridotto del 20% i prezzi del gas naturale rispetto al 2012, mentre a livello globale i prezzi sono aumentati del 57%.
Ciò ha generato un effetto domino positivo: i prezzi dell’elettricità sono scesi del 16%, risultando inferiori del 50% rispetto alla media europea.
Secondo il rapporto, il contributo economico complessivo del settore del gas supera mezzo trilione di shekel, tra risparmi energetici e benefici ambientali.
Ogni famiglia israeliana avrebbe risparmiato, in media, 1.190 shekel al mese nell’ultimo decennio — pari a oltre 170.000 shekel complessivi.
Il Tesoro israeliano, dal canto suo, ha incassato finora 31 miliardi di shekel, con una proiezione fino a 635 miliardi entro il 2062.
La dimensione strategica: Israele fornitore di energia per Egitto e Giordania
Il gas è diventato la linfa dei rapporti regionali.
Israele, che fino a un decennio fa dipendeva dalle importazioni, è oggi il principale fornitore energetico di Egitto e Giordania, con il gas che rappresenta l’85% del commercio energetico con entrambi i Paesi.
Secondo il rapporto BDO, l’esportazione non solo non compromette la sicurezza energetica, ma la rafforza: attrae investimenti, potenzia le infrastrutture e incrementa i surplus economici.
Dal punto di vista ambientale, i benefici sono altrettanto notevoli:
- -45% di emissioni di gas serra,
- -79% / -90% di inquinanti atmosferici,
- 256 miliardi di shekel di risparmio ambientale complessivo.
Israele si presenta così come leader regionale in termini di energia sostenibile e sicurezza economica, ma non tutti condividono questa narrativa trionfale.
Il dibattito egiziano: economia e politica su binari diversi
Sulle pagine di Haaretz, l’analista israeliano Tzvi Bar’el ha offerto una lettura più complessa e, in parte, disincantata.
Ha osservato come, in Israele, la firma dell’accordo sia stata celebrata con una grande enfasi simbolica — il video del primo ministro Benjamin Netanyahu che stringe la mano al ministro dell’Energia Eli Cohen è diventato virale — mentre in Egitto la notizia è stata trattata con estrema cautela.
I quotidiani ufficiali egiziani, in particolare Al-Ahram, hanno minimizzato l’evento, definendolo una “continuazione dell’accordo di agosto”, senza dare spazio alla spettacolarizzazione israeliana.
Sui social media egiziani, invece, la reazione è stata polarizzata:
da un lato, chi ha definito l’accordo “una catena economica che lega il Paese a Israele”, dall’altro chi lo difende come un passo necessario per garantire energia a basso costo in un momento di grave difficoltà economica.
Bar’el conclude che “l’economia è una cosa e la politica un’altra”.
L’Egitto — sottolinea — continuerà a beneficiare della cooperazione economica con Israele, senza che questo implichi un mutamento della posizione politica ufficiale o popolare, specialmente mentre la guerra a Gaza alimenta tensioni e sentimenti anti-israeliani.
Perché l’accordo è vitale per il Cairo
Il contesto egiziano spiega molto della scelta.
Il Paese, un tempo esportatore netto di gas grazie al giacimento Zohr, si trova oggi a fronteggiare un calo della produzione e un aumento della domanda interna, trainata da crescita demografica e industriale.
Senza l’accordo con Israele, il Cairo avrebbe dovuto ricorrere al gas liquefatto del Qatar, con costi più elevati e maggiori rischi logistici.
Il gas israeliano, trasportato tramite gasdotti, rappresenta quindi la soluzione più economica e stabile, capace di garantire continuità nella produzione elettrica e stabilità sociale.
Un elemento fondamentale per la tenuta del regime e per la sopravvivenza del complesso energetico-industriale egiziano.
Prospettive e sfide future
Il rapporto BDO individua tre priorità per la prossima fase:
- Espansione delle reti di stoccaggio e trasporto del gas;
- Rilancio delle attività di esplorazione, dopo i ritardi dovuti alla guerra;
- Gestione sostenibile delle esportazioni, per evitare squilibri tra domanda interna e commercio estero.
Le prime nuove prospezioni sismiche nel Mediterraneo orientale sono già programmate per la prima metà del 2026, con l’obiettivo di individuare nuovi giacimenti capaci di consolidare la posizione di Israele come potenza energetica.
Il grande accordo sul gas tra Israele ed Egitto segna un punto di svolta nella geopolitica regionale ed europea.
*Chiara Cavalieri
Presidente dell’Associazione Italo-Egiziana Eridanus
Vicepresidente Centro Studi UCOI –UCOIM
