Ro. Ro. – Il panorama geopolitico internazionale è stato scosso da una svolta senza precedenti nelle relazioni tra Iran e il blocco occidentale. La decisione dell’Unione Europea e Gran Bretagna di includere il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, meglio noti come Pasdaran, nella lista delle organizzazioni terroristiche ha innescato una reazione furibonda da parte di Teheran, aprendo una fase di incertezza e minacce.
Dalla Turchia, dove si trova per consultazioni di livello strategico e istituzionale con il presidente Recep Tayyip Erdogan, il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha espresso il più totale disprezzo, in qualità di rappresentante del suo governo, per la mossa di Bruxelles e Londra. Araghchi, in un duro comunicato, ha definito l’azione un vero e proprio “errore strategico”, diretta conseguenza di una concezione politica definita servile, irrazionale e ipocrita.
Secondo il capo della diplomazia iraniana, l’Europa starebbe attraversando una fase di inesorabile e irreversibile declino verso un abisso di vassallaggio che comprenderebbe, come conseguenza principale, la sua dissoluzione o, addirittura, distruzione. Secondo Araghchi, di fatto, l’UE avrebbe agito esclusivamente con il fine ultimo di compiacere le agende egemoniche di quei paesi che ha definito come “padroni” delle politiche europee: Stati Uniti e Israele.
Il tono delle dichiarazioni, in aggiunta, si è fatto profondamente minaccioso quando Araghchi ha predetto che i leader europei «si renderanno presto conto dell’errore commesso», suggerendo possibili e pesanti ritorsioni nelle dinamiche.
Più drastico e perentoriamente severo è stato il comunicato rilasciato dallo Stato Maggiore delle Forze Armate iraniane. Citato dall’agenzia Irna, il vertice militare ha avvertito che le “pericolose conseguenze” di questa designazione ricadranno direttamente sui responsabili politici del Vecchio Continente, affermazione che ha messo sugli attenti tutti i leader presi in causa.
La narrazione iraniana, in ultima analisi, punta a dipingere l’Unione Europea come un attore privo dell’autonomia di un tempo e svuotato delle capacità egemoniche che l’hanno contraddistinta in tutta la sua storia, un pedone sacrificabile sulla grande scacchiera geopolitica subordinato agli interessi dei guerrafondai di Washington e Tel Aviv.
Per Teheran, colpire i Pasdaran e designarli come “cellula terroristica” significa colpire l’integrità stessa della sicurezza nazionale, un atto che la Repubblica Islamica non intende lasciare senza una reazione adeguatamente commisurata all’offesa subita.
Mentre l’UE ha già dato il via libera formale per il provvedimento, accolto all’unanimità da tutti i membri votanti, il Regno Unito ha deciso di allinearsi ai suoi vecchi alleati europei e sta preparando una propria, specifica contromisura legale. Secondo quanto rivelato dal Times, il Ministero dell’Interno britannico sta redigendo una dettagliata legislazione specifica per mettere completamente al bando i Pasdaran.
Tuttavia, vi è una sostanziale e osservabile differenza, seppur meramente burocratica e squisitamente formale, fra le azioni dei provvedimenti europei e quelli britannici.
Londra ha scelto di non seguire un iter particolarmente accelerato, optando piuttosto per una procedura più complessa che consenta di definire giuridicamente le “agenzie statali ostili” come terroriste.
Tale decisione mira a trattare con lungimiranza i possibili effetti del provvedimento, sedimentando l’etichetta di “terroristi” grazie all’azione della potenza legale.
La legislazione, che dovrebbe essere presentata ufficialmente entro la fine dell’anno, conferirebbe alle forze di polizia poteri straordinari, tra i quali svettano tra tutti: il sequestro totale dei passaporti in possesso di individui ritenuti sospetti o direttamente operanti per conto dei Pasdaran; il potere di fermo e perquisizione autonoma in situazioni di minaccia elevata o in luoghi ritenuti come possibili obiettivi e il congelamento totale degli asset finanziari riconducibili all’organizzazione sul suolo britannico, una manovra di guerra economica che si aggiunge alle sanzioni internazionali contro Repubblica Iraniana da quasi cinquant’anni.
In questo clima di estrema tensione, il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha cercato di mantenere uno spinoso equilibrio diplomatico. Intervenendo a margine del Consiglio Affari Esteri, Tajani ha confermato il consenso unanime dell’UE nel definire i Pasdaran come terroristi, sottolineando la gravità delle loro azioni, decisione che ha guadagnato ancora più legittimità dopo le affermazioni, percepite come minacce, giunte dagli alti ranghi dell’Iran.
Tuttavia, Tajani ha anche e soprattutto ribadito la necessità di non chiudere totalmente i canali di comunicazione: “Questo non significa che non si debba dialogare con Teheran”, ha affermato, sottolineando come la diplomazia resti l’unico vero strumento per evitare un’escalation incontrollata nella regione, in special modo in un momento in cui le sfide alla sicurezza globale richiedono consultazioni ben più che approfondite. Come al solito, Tajani non riesce a non esprimersi con continue contraddizioni a ruota, una dopo l’altra.
Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, comunemente più noti nei media con il nome persiano di Pasdaran o Guardiani della Rivoluzione, è un organo militare facente parte delle Forze Armate dell’Iran, divise in tre nuclei operativi, istituito ufficialmente con un decreto firmato dall’allora leader supremo Ruhollah Khomeini nel 1979 dopo la rivoluzione iraniana che ha portato alla caduta dello Shah Mohammad Reza Pahlavi. Il corpo dei Pasdaran dispone di circa 220mila uomini in cinque differenti reparti, per varie funzioni.
Coordinati dal generale Mohammad Pakpour, i cinque distaccamenti comprendono: esercito tradizionale, marina, settore aerospaziale, Forza Quds, che rappresenta l’intelligence, e il Basij, reparto paramilitare nato nel 1979 su base di annessione volontaria per decreto dell’Ayatollah Khomeini che, secondo quanto riportano alcuni documenti, scrisse che un Paese di 20 milioni di giovani deve avere 20 milioni di fucilieri o una milizia con 20 milioni di soldati.
La Guardia della Rivoluzione Islamica conta un enorme numero di operazioni militari interne al territorio ed estere; dalla Guerra Iran-Iraq, fino alla guerra Iran-Israele, passando per la guerra civile curdo-irachena e la rivolta di Herat, ed è una milizia addestrata a qualsiasi tipo di operazione.
