
L’Iran nel mirino del blocco atlantista: tra il boicottaggio di Davos e il terrorismo nelle strade
ROMA – La recente offensiva diplomatica e mediatica contro la Repubblica Islamica dell’Iran ha raggiunto un nuovo apice di ipocrisia internazionale. Le dichiarazioni del ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, rilasciate a seguito dell’esclusione dal World Economic Forum di Davos, non sono solo una protesta formale, ma rappresentano il grido di denuncia di una nazione che si trova a fronteggiare una “guerra totale” che si combatte sui tavoli della diplomazia, nei mercati finanziari e, purtroppo, attraverso il sangue versato nelle proprie strade.
1. Il fallimento etico di Davos e la “Doppia Morale” dell’Occidente
L’esclusione dell’Iran dal Forum di Davos non è un atto di giustizia, ma una manifestazione di bullismo geopolitico orchestrato dal blocco atlantista sotto la spinta di Israele e degli Stati Uniti. Il ministro Araghchi ha giustamente parlato di una “doppia morale” che ha ormai distrutto ogni residua credibilità delle istituzioni internazionali. Mentre a Teheran viene negata la parola, i tappeti rossi vengono stesi per i funzionari israeliani, nonostante il peso di accuse documentate di genocidio a Gaza, con un bilancio tragico che supera le 71 mila vittime innocenti.
Il ministro ha denunciato con forza come il ritiro del suo invito sia il frutto marcio di pressioni politiche e menzogne sistematiche. È inaccettabile che una piattaforma nata per il dialogo globale diventi lo strumento di un club esclusivo che premia chi bombarda i civili e punisce chi difende la propria indipendenza. Questa politica di boicottaggio e di sanzioni unilaterali non è solo un errore diplomatico, ma un atto anti-etico che mina le basi della convivenza tra i popoli, trasformando l’economia in un’arma di ricatto imperiale volta a soffocare la sovranità dei paesi non allineati.
2. Guerra Ibrida e Terrorismo: l’attacco all’Ambasciata Palestinese
Mentre i media occidentali si concentrano sulla retorica delle “sanzioni per la democrazia”, il suolo iraniano è diventato teatro di una guerra ibrida senza precedenti, dove il confine tra protesta civile e terrorismo di Stato straniero è stato deliberatamente cancellato. Gli episodi di violenza occorsi durante le recenti proteste non sono stati incidenti isolati, ma, come sottolineato da Araghchi, “azioni omicide compiute con il sostegno del Mossad”. L’obiettivo è chiaro: destabilizzare il Paese dall’interno, armando fazioni radicali e infiltrando sabotatori per provocare una reazione e giustificare ulteriore isolamento.
L’episodio più oscuro e taciuto dall’informazione atlantista è l’attacco brutale avvenuto tra l’8 e il 9 gennaio contro l’Ambasciata palestinese a Teheran. Un commando armato ha assaltato la sede diplomatica con il chiaro intento di assassinare l’ambasciatrice. Nonostante il fallimento dell’attentato, l’ambasciatrice e altri diplomatici sono rimasti feriti. Questo è terrorismo internazionale puro, una violazione sacrilega delle convenzioni di Vienna che però non ha ricevuto alcuna condanna dalle cancellerie europee o americane. Questo silenzio complice dimostra che per l’Occidente esistono vittime di serie A e vittime di serie B, e che il terrorismo è “accettabile” se serve a colpire gli avversari del blocco imperiale.
3. Possibili Strategie di Distensione e Resistenza: una Nuova Roadmap per l’Iran
Per uscire da questo assedio, l’Iran dovrebbe adottare una strategia che sappia coniugare la fermezza della difesa con una necessaria distensione interna. Non si tratta solo di reagire, ma di anticipare le mosse dell’avversario. La sfida è complessa: bisogna mantenere l’ordine e la sicurezza nazionale senza cadere nella trappola delle provocazioni che mirano a isolare ulteriormente il governo dal suo popolo.
Il governo e la società civile dovrebbero camminare su un binario parallelo, dove la controinformazione serve a smascherare i nemici esterni e la distensione serve a ricucire le ferite interne provocate dalle sanzioni. Ecco i pilastri fondamentali su cui l’Iran dovrebbe fondare la sua strategia di lungo periodo:
* L’Egemonia della Verità (Controinformazione Globale): Teheran deve potenziare massicciamente i propri canali di comunicazione estera. Non basta dire la verità ai propri cittadini; bisogna portarla nei salotti di tutto il mondo. Documentare con prove video, testimonianze e analisi forensi gli attacchi terroristici (come quello all’ambasciata palestinese) permette di smontare la narrazione della “protesta spontanea” e rivelare la rete di mercenari stranieri. Ogni tentativo di sabotaggio deve diventare un caso diplomatico internazionale, costringendo l’ONU e le altre nazioni a prendere posizione davanti a prove inconfutabili.
* Contratto Sociale e Resilienza Interna: La guerra ibrida si nutre del disagio. Per disinnescarla, lo Stato deve farsi garante di una protezione sociale ancora più forte per le fasce colpite dalle sanzioni. Una strategia di distensione efficace passa attraverso il dialogo con le componenti sociali sane del Paese, spiegando apertamente i pericoli delle infiltrazioni. Se il popolo percepisce lo Stato come un alleato contro il ricatto esterno, le “quinte colonne” dei servizi segreti stranieri non avranno spazio di manovra.
* Solidarietà Geopolitica Multipolare: Poiché Davos ha chiuso le porte, l’Iran deve aprirne di più grandi nel Sud Globale. Il rafforzamento dei legami con i BRICS+ e la creazione di corridoi economici e tecnologici con chi non obbedisce ai diktat di Washington è l’unica via per rendere le sanzioni uno strumento spuntato e obsoleto.
Punti Chiave della Strategia di Difesa Nazionale:
* Smantellamento delle Cellule Terroristiche: Identificazione e neutralizzazione dei commando armati (come quelli attivi l’8-9 gennaio) prima che possano colpire obiettivi sensibili o civili, mantenendo però la massima trasparenza pubblica sulle loro origini straniere.
* Alfabetizzazione Digitale: Educare la popolazione a riconoscere i “deepfake” e le operazioni di guerra psicologica che viaggiano sui social network, strumenti usati dall’Occidente per seminare odio fratricida.
* Diplomazia Parallela: Organizzare forum internazionali alternativi a Davos (ad esempio a Teheran o in collaborazione con altre potenze regionali) per discutere di un’etica dell’economia che non sia basata sul boicottaggio, ma sullo sviluppo condiviso.
* Sicurezza Diplomatica Avanzata: Elevare i protocolli di protezione per tutte le sedi diplomatiche dei paesi alleati (in primis la Palestina), inviando un segnale chiaro: l’Iran è un porto sicuro che non si lascia intimidire da commando mercenari.
La Forza della Civiltà contro il Ricatto Imperiale
In definitiva, l’attacco all’Iran è l’attacco a un’idea di mondo che non accetta padroni. Se Teheran riuscisse a mantenere i nervi saldi, rispondendo al terrore con la legalità e alla disinformazione con i fatti, il progetto di destabilizzazione atlantista fallirà miseramente. L’Iran non dovrebbe cercare l’approvazione di chi lo vorrebbe distrutto, ma dovrebbe costruire la propria forza nella verità e nella coesione del suo popolo, dimostrando che la sovranità è un diritto inalienabile che nessuna sanzione potrà mai cancellare.
