Roberto Roggero – Secondo l’ultimo report del Global Fire Power (GFP), aggiornato al 20 gennaio 2026, l’Iran si posiziona fra le più significative potenze militari mondiali.
Nello specifico, occupa la 16a posizione su una classifica di 145 nazioni, con un indice pari a 0,3199, dove 0,000 rappresenta il punteggio ideale.
Per dare un contesto, gli Stati Uniti guidano la classifica delle potenze militari con un indice di 0,0741, seguiti da Russia (0,0791) e Cina (0,0919).
Pare che, al momento attuale, l’Iran non potrebbe competere con gli Stati Uniti in un eventuale conflitto, soprattutto per quanto riguarda avanzamento tecnologico e potenza. Tuttavia, secondo quanto sottolineano gli analisti alla CNN, Teheran compensa il proprio svantaggio adottando tattiche avanzate e concentrando le proprie forze in aree di rilevanza strategica.
A gennaio 2020, l’Iran ha dimostrato di poter colpire con diversi missili basi ospitanti truppe statunitensi in Iraq, senza provocare perdite di vite umane.
L’International Institute for Strategic Studies (IISS) affermava che le numerose postazioni militari americane in Medio Oriente rientravano nel raggio d’azione dei missili iraniani, mettendo potenzialmente a rischio circa 60.000 soldati statunitensi.
In effetti, l’Iran possiede un gran numero di missili: secondo GFP ne conta 1.550, mentre gli Stati Uniti ne hanno 1.750, una differenza più contenuta di quanto si possa pensare.
Per quanto riguarda la forza navale, mentre gli Stati Uniti hanno grandi navi dotate delle tecnologie più recenti, l’Iran preferisce la tattica dello sciame. Attualmente, la marina iraniana dispone di 109 unità navali e 25 sottomarini, mentre la flotta statunitense conta 465 navi operative e 66 sottomarini.
Secondo quanto riportato dall’IISS nel 2020, l’Iran aveva tra 3.000 e 5.000 piccole imbarcazioni armate con missili, razzi e mortai, molte delle quali posizionate lungo lo Stretto di Hormuz, l’ingresso al Golfo Persico, considerato il luogo ideale per un’imboscata.
È chiaro che un attacco contro l’Iran comporterebbe lo svantaggio di trovarsi su un territorio che il paese conosce profondamente e che da anni prepara le proprie risorse per colmare eventuali disparità militari e numeriche.
Un altro punto di forza fondamentale per l’Iran in un ipotetico conflitto è la possibilità di posizionare mine marittime, sia autentiche che simulate, ostacolando così le forze nemiche e rallentando l’avanzata delle navi avversarie.
Per quanto concerne la difesa aerea, l’Iran è tra i migliori, con un sistema mobile proprietario chiamato Sevom-e-Khordad, che integra radar e missili ed è capace di colpire anche bersagli ad alta quota, come documentato dall’IISS.
L’Iran dispone inoltre di missili terra-aria SA-20c a lungo raggio forniti dalla Russia, riconosciuti tra i sistemi di difesa aerea più avanzati attualmente disponibili.
Per quanto riguarda le forze armate, l’Iran conta 350.000 effettivi, ma potrebbe arrivare a mobilitare quasi 1,9 milioni di persone in 6-12 mesi in caso di guerra. Gli Stati Uniti hanno 1.170.000 militari attivi e, nello stesso lasso di tempo, potrebbero superare i 4,5 milioni di mobilitati.
Va inoltre considerato che gli Stati Uniti sono impegnati in altre crisi e che questi numeri, apparentemente molto sbilanciati, potrebbero risultare meno distanti in caso di scontro diretto.
Un ulteriore vantaggio per l’Iran è rappresentato dalla vasta rete di alleati che potrebbero intervenire in caso di necessità, frutto delle alleanze e degli accordi promossi dal generale Qasem Soleimani prima della sua eliminazione da parte degli Stati Uniti nel gennaio 2020.
In attesa di vedere come si evolverà la potenziale crisi tra Iran e Stati Uniti, è evidente che Teheran sia in grado sia di difendersi efficacemente sia di passare all’attacco.
