Roberto Roggero – L’Iran è un Paese estremamente complesso, con dinamiche incomprensibili dall’esterno, specialmente agli occhi di un occidentale, comunque affascinante, con una storia millenaria, una cultura estremamente coinvolgente, e che tuttavia esprime un senso di inquietudine dal punto di vista del progresso tecnologico, affiancato a tradizioni e leggi estremamente rigide.
In questi giorni il Paese è al centro dell’attenzione mondiale a causa delle massicce proteste popolari e della conseguente repressione. Il governo degli Ayatollah sta facendo il possibile per non fare filtrare notizie oltre confine, e a tale scopo mette in pratica anche provvedimenti che tornano attuali, nonostante appartengano e epoche passate, come il blocco totale delle comunicazioni satellitari, quindi di telefoni cellulari e di Internet. Insomma, gli iraniani stanno tirando fuori dalle soffitte le vecchie e impolverate radio.
Dopo il blocco di Starlink e Space X, gli unici mezzi di comunicazione (ma a senso unico), sono appunto le radio a transistor o a valvole a onde corte. Oggetti che si credevano ormai da collezione, e prepotentemente tornati a funzionare, per restare informati, come si faceva durante l’ultima guerra mondiale nei Paesi occupati in Europa, quando si ascoltava di nascosto Radio Londra.
Di fatto, le onde corte rimangono molto più difficili da controllare che i moderni computer o le frequenze satellitari, possono avere origine da molto lontano e possono essere ricevute a distanze enormi su vastissime superfici, non hanno bisogno di satelliti, cavi stesi sul fondo dell’oceano, o giganteschi server perché si propagano nell’etere, grazie alla copertura della ionosfera, e quindi a tutti gli effetti costituiscono un pericolo ben più grave per le autorità.
Dall’esterno della Repubblica Islamica ci si adegua di conseguenze, per cui la BBC ha ricominciato a trasmettere notiziari in Farsi in diverse ondate: al mattino dalle 7 alle 9 ogni mezz’ora e dalle 22 alle 23, ogni giorno. Un clima da Resistenza partigiana, con trasmissioni che devono essere ascoltate a bassissimo volume perché il rischio è grande, e un vero e proprio ritorno al passato nell’era digitale protesa verso il futuro, con apparecchiature all’avanguardia e in continuo sviluppo.
Un autentico paradosso perché più si avanza verso il futuro delle comunicazioni tecnologiche, più si scoprono punti deboli, così la leadership degli Ayatollah ha spento quella tecnologia che pareva invulnerabile e attraverso la radio diffonde la propria versione dei fatti e la martellante propaganda, mentre l’opposizione utilizza la radio per aggiornarsi con informazioni provenienti dall’estero.
C’è poi chi interpreta tutto questo non come un ritorno al passato, ma come una lezione per il futuro, ovvero per comprendere che la libertà di opinione e informazione non è collegata allo sviluppo tecnologico.
