Roberto Roggero – Con il martirio della Guida Suprema, Ali Khamenei, si chiude un periodo durato oltre trent’anni, cominciato nel 1989 con la morte dell’Ayatollah Ruhollah Khomeini, e si apre un nuovo corso con la nomina della nuova Guida Suprema (ad interim) della Repubblica Islamica dell’Iran, Ali Reza Arafi.
Nominato membro del Consiglio Provvisorio di Transizione il 1° marzo, Ali Reza Arafi è nato nel 1959 nella città di Meybod, nella provincia di Yazd, figlio di Mohammad Ibrahim Al-Arafi, già uomo di fiducia del padre della Rivoluzione Islamica, Ayatollah Khomeini.
Ali Reza Arafi è stato rettore dell’Università Al-Mustafa, oltre che capo della preghiera del venerdì alla moschea di Qom, nonché rettore del seminario nazionale dell’Iran. A Qom ha conseguito il grado di mujtahid, ha esercitato un’influenza decisiva nell’amministrazione dell’istruzione religiosa dirigendo il Centro per la gestione dei seminari iraniani. È stato allievo di importantissime personalità della cultura religiosa iraniana, fra cui Ali Meshkini, Muhammad Baqir al-Sadr, Hossein Vahid Khorasani, Jawad Tabrizi e Mohammad-Taqi Mesbah-Yazdi.
La prima dichiarazione ufficiale della nuova Guida Suprema ricalca la linea del governo nella attuale situazione di crisi: “Il tempo dei negoziati è finito. Gli Stati Uniti hanno scelto di oltrepassare la linea rossa, la linea del danno irreparabile. Lanciando questa guerra, hanno firmato la loro condanna a morte, perché non sanno quando o come cadrà la scure, ma noi teniamo le redini. Brandiscono lo spettro nucleare come uno spaventapasseri, accecati dalla loro arroganza. Non hanno idea della reale portata del nostro potere o di ciò che siamo pronti a scatenare. Quanto a Israele, il suo destino è segnato. Ogni attacco, ogni crimine, ogni sofferenza che hanno inflitto tornerà a perseguitarli. Rimarranno nel nostro mirino, esposti, vulnerabili, braccati. Camminiamo all’ombra della Guida, e ogni passo sarà un fulmine a ciel sereno”.
Ali Reza Arafi è l’uomo di punta dell’organizzazione di governo che non è stata certamente colta alla sprovvista dall’uccisione di Ali Khamenei, che si sapeva essere fra gli obiettivi principali dell’aggressore israelo-americano, perché, oltre ogni immaginabile speculazione o teoria, rimane il fatto che il defunto Ayatollah aveva raggiunto la ragguardevole età di 86 anni e non godeva di buona salute. Fedeli al principio del Nizam, i leader della Repubblica Islamica hanno la missione di perpetrare la continuità delle istituzioni, soprattutto durante i periodi più difficili.
Come recita l’Art.III della Costituzione iraniana, in caso di morte della Guida Suprema il potere passa a un Consiglio ad interim, formato dal presidente in carica, dal capo della magistratura e da un giurista religioso selezionato dal Consiglio dei Guardiani. L’ayatollah Ali Reza Arafi è stato nominato per ricoprire il terzo posto cruciale, rendendolo di fatto uno dei tre uomini più potenti dell’Iran. La sua figura, al fianco del presidente Masoud Pezeskhian e del Capo della magistratura, Gholamhossein Mohseni Ejei, completa il trumvirato che avrà il compito di esercitare il potere precedentemente detenuto dalla Guida Suprema, in attesa che l’Assemblea degli Esperti elegga un nuovo leader.
La Guida Suprema ad interim Arafi è un uomo di grande e profonda cultura religiosa, la cui famiglia è di origine curda laki. Si dice che i suoi antenati si siano convertiti all’Islam dallo Zoroastrismo nel 19° secolo.
Prima della Rivoluzione Islamica, Arafi era predicatore e scrittore. La sua notorietà aumentò dopo che Ali Khamenei divenne la Guida Suprema nel 1989. Negli anni successivi, Arafi ricoprì una serie di incarichi ufficiali. Come già sopra evidenziato, nel 1992, all’età di 33 anni, fu nominato capo della preghiera del venerdì della sua città natale, Meybod, una nomina considerata relativamente precoce nella sua carriera. Successivamente assunse ulteriori ruoli all’interno delle istituzioni religiose e politiche iraniane, tra cui, nel 2015, la nomina a capo della preghiera del venerdì di Qom. Nonostante la mancata partecipazione di Arafi alla prova scritta del Consiglio dei Guardiani per partecipare all’Assemblea degli Esperti, fu confermato all’Assemblea alle elezioni del 2015, grazie all’Articolo III della Legge che regola le elezioni dell’Assemblea degli Esperti in Iran, che consente un’approvazione discrezionale da parte della Guida Suprema dell’Iran per ignorare i requisiti del Consiglio dei Guardiani.
Nel luglio 2016, Khamenei nominò Arafi, allora 57enne, capo dei seminari iraniani in tutto l’Iran. Tre anni dopo, nel luglio 2019, Khamenei lo nominò membro del Consiglio dei Guardiani, composto da 12 membri, un organo costituzionale responsabile della revisione della legislazione e della supervisione delle elezioni, inclusa l’approvazione dei candidati alle cariche pubbliche. Fra gli incarichi ricoperti, è stato presidente del Centro Internazionale per le Scienze Islamiche e membro del consiglio di amministrazione; presidente dell’Istituto di Ricerca Universitario e del Dipartimento di Formazione dell’Istituto Imam Khomeini; presidente del Consiglio di Ricerca del Seminario di Qom, membro del Consiglio Supremo della Rivoluzione Culturale, presidente del Seminario dell’Iran e preside dell’Università Internazionale Al-Mustafa dal 2009 al 2018.
Arafi ha affermato che in otto anni l’istituto ha convertito 50 milioni di persone allo sciismo, un’affermazione considerata da molti esperti come “incredibile e irrealizzabile”. Nel 2020, Arafi ha affermato che circa 40mila seminaristi non iraniani stavano studiando in Iran e che altri 80mila studenti si erano laureati all’Università Internazionale Al-Mustafa nel corso degli anni.
Ali Reza Arafi, studioso di lingue antiche, arabo, matematica e filosofia si è formato all’interno delle istituzioni teologiche iraniane, specialmente a Qom, città santa dell’Islam sciita, ed era fra i benvoluti di Ali Khamenei, che nel corso degli anni gli aveva affidato ruoli chiave in ambito religioso, fra cui la guida della preghiera nella sua città natale, e successivamente a Qom. L’insieme di esperienza religiosa e istituzionale lo rende figura di riferimento e quindi ben vista in questo nuovo ruolo di Guida Suprema ad interim, con notevoli probabilità di essere confermato nel ruolo.
Arafi è profondamente fedele alla dottrina del Nizam, tuttavia di atteggiamenti radicali moderni, per un’insolita propensione alla digitalizzazione degli apparati dello stato, e sostiene infatti spesso la necessità di ricorrere alla tecnologia e all’intelligenza artificiale per diffondere il messaggio ideologico dello sciismo islamico a livello globale.
Secondo diverse fonti informate, l’elezione di Arafi in questa fase di transizione rappresenta una scelta sicura. Un giurista che nelle speranze degli apparati, come auspicato dallo stratega Larijani, possa assumersi la responsabilità fino all’elezione del prossimo leader ufficiale.
Dal 1° marzo 2026, Arafi è membro del Consiglio di leadership ad interim, che avrebbe assunto le responsabilità di Khamenei, oltre alla sua posizione nell’Assemblea degli esperti, che nominerà il successore di Khamenei, e la sua candidatura a tale successione.
Secondo Iran Wire, Arafi è un eminente chierico, considerato fervente lealista dell’ideologia fondamentale della Repubblica Islamica, e rappresentante clericale del consiglio, a differenza degli altri membri del Consiglio di leadership ad interim. Per questo motivo, potrebbe diventare il capo del consiglio.
Dopo la morte di Khamenei nel conflitto iraniano, sulle piattaforme dei social media circolava disinformazione secondo cui anche Arafi era morto negli attacchi all’Iran, incluso un post online del generale statunitense Michael Flynn, ex consigliere per la sicurezza nazionale del “biondo” Donald; inoltre, anche alcuni media israeliani hanno riportato la sua morte, tuttavia nessun governo, compresi quelli degli Stati Uniti, di Israele e dell’Iran, o media internazionali, ha annunciato la sua morte.
Arafi presenta l’Islam, in particolare l’Islam sciita, come dotato di un quadro intellettuale e di civiltà completo, in grado di rispondere al pensiero filosofico, culturale e politico occidentale moderno. Nei suoi discorsi, sottolinea quelle che descrive come le carenze morali e spirituali della modernità occidentale, tra cui laicità, liberalismo e materialismo. Sostiene che la dottrina islamica offra un’epistemologia e un modello sociale alternativi, fondati sulla rivelazione e sull’autorità religiosa. È anche critico nei confronti di altre religioni, in particolare del Cristianesimo.
Dopo l’assassinio di Khamenei, Arafi ha dichiarato in un’intervista che la guerra proseguirà secondo il piano elaborato dallo stesso Khamenei prima della morte.
