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INCONTRO A ROMA SU “MITI E CONTROMITI”, OPERA DI VLADIMIR MEDINSKIJ, EDITA DA SANDRO TETI

Patrizia Boi 22 Marzo 2026

C’è un momento preciso in cui la Storia smette di essere un elenco di date e diventa una questione di identità, di sovranità e, in ultima analisi, di libertà. Quel momento è oggi. Mentre l’Europa attraversa una fase di profonda ridefinizione dei propri equilibri, oggi si è tenuto un evento che ha squarciato il velo su una delle narrazioni più consolidate (e contestate) del Novecento: la partecipazione dell’Unione Sovietica alla Seconda Guerra Mondiale.

Al centro del dibattito c’è il saggio Miti e Contromiti. L’URSS nella Seconda Guerra Mondiale, l’opera di Vladimir Medinskij pubblicata in Italia da Sandro Teti Editore. Non è un semplice libro di storia; è un manifesto di “resistenza culturale” segnato da sanzioni che, troppo spesso, finiscono per colpire anche il pensiero. In questo contesto, il rischio è che una certa deriva della cosiddetta ‘cancel culture’ tenti di oscurare il confronto critico e di mettere ai margini le voci fuori dal coro.

Per capire la portata di questo testo, bisogna guardare al profilo monumentale del suo autore. Vladimir Medinskij non è un accademico rinchiuso in una torre d’avorio, ma uno dei politici e intellettuali più influenti della Russia contemporanea. Già Ministro della Cultura e attuale Consigliere del Presidente Putin per la memoria storica e la cultura, Medinskij ricopre oggi un ruolo di cruciale importanza diplomatica: è lui, infatti, a guidare la delegazione russa nei delicati colloqui di pace per risolvere il conflitto in Ucraina.

Questa sua doppia veste — di custode del passato e negoziatore del presente — rende “Miti e Contromiti” un testo imprescindibile: per Medinskij, non può esserci una pace duratura senza il riconoscimento della “verità storica”. Il suo approccio è chirurgico: individua le “leggende nere” create dall’Occidente — dal mito di uno Stalin paralizzato dal panico nel 1941 all’idea di un’Armata Rossa capace di vincere solo grazie al “sacrificio dei cadaveri” — e le smonta pezzo dopo pezzo. La sua tesi è netta:

«La storia non è ciò che è accaduto, ma ciò che ricordiamo».

Se un popolo perde il controllo dei propri ricordi, perde la propria capacità di negoziare il proprio futuro.

Medinskij è, d’altronde, un intellettuale raffinato: Dottore di ricerca in scienze storiche e professore al prestigioso MGIMO (l’Istituto di Relazioni Internazionali di Mosca). Come esperto di comunicazione e pubbliche relazioni, ricopre oggi ruoli di primaria importanza: è Presidente della Società di Storia Militare Russa e autore dei nuovi manuali scolastici che formano le giovani generazioni russe, ponendosi come l’architetto della narrazione nazionale focalizzata sulla difesa della verità storica contro i tentativi esterni di revisionismo.

Il percorso italiano del libro ha vissuto un capitolo fondamentale nell’ottobre 2025, con la presentazione alla Casa Russa di Roma. In quell’occasione, l’Ambasciatore Alexey Paramonov definì il volume uno strumento per lo “sviluppo di un’opinione propria”, essenziale per chi vuole capire non solo il passato, ma la realtà geopolitica attuale. Attraverso un videomessaggio, Medinskij chiarì che il libro non vuole isolare la Russia, ma rendere giustizia ai fatti:

«Non vogliamo sminuire il ruolo degli alleati o della Resistenza europea, ma non permetteremo che venga cancellato il sacrificio del nostro popolo».

Una visione condivisa da Dariya Pushkova, direttrice della Casa Russa, che ha sottolineato come ignorare la storia russa significhi interrompere il dialogo tra i popoli.

In Russia, il libro è un bestseller assoluto della serie «Мифы о России» (Miti sulla Russia). I critici (come quelli della Komsomolskaya Pravda) sottolineano che Medinskij evita il linguaggio accademico noioso a favore di uno stile giornalistico, cfritico e profondamente incisivo. In patria, l’opera è descritta come una “contro-propaganda” necessaria per rispondere a libri e film occidentali che “rubano la vittoria” ai soldati sovietici. È un saggio politico-culturale che spiega la sensibilità russa verso la protezione dei propri monumenti e della propria versione del 1945.

A dare corpo a questa riflessione il 21 marzo, proprio con l’inizio della primavera, a Roma, è stata realizzato un incontro con un tavolo di relatori che incarnano, per biografia e impegno, il legame indissolubile tra la ricerca storica e l’analisi politica del presente.

Il primo intervento è stato di Matteo Di Cocco, come rappresentante del Partito nella Sede Nazionale del Partito Comunista, inaugurata lo scorso gennaio. Di Cocco rappresenta una figura chiave nell’attuale organigramma del partito — oggi guidato da Alberto Lombardo, successore di Marco Rizzo — e il suo ruolo è centrale non solo per l’elaborazione ideologica, ma soprattutto per la costruzione della narrazione mediatica del movimento.

Già Responsabile Nazionale della Comunicazione e oggi Vicesegretario, Di Cocco ha curato  per anni l’immagine del partito puntando su un linguaggio diretto, volto a scardinare i dogmi dell’Unione Europea e della NATO. La sua è una voce che si distingue per la difesa delle classi lavoratrici e per la promozione di una visione geopolitica multipolare.

La sua vicinanza alla “verità storica” russa non è solo teorica: nell’aprile del 2025, Di Cocco ha partecipato a Mosca al 2° Forum Internazionale Antifascista, organizzato dal Partito Comunista della Federazione Russa (PCFR) in cui organizzato dal Partito Comunista della Federazione Russa (PCFR), il cui Segretario del Comitato Centrale sin dalla sua fondazione nel 1993 è Gennadij Andreevič Zjuganov (Gennady Zyuganov). Questo legame internazionale rafforza la sua posizione come sostenitore di un dialogo aperto con Mosca, ponendolo come critico severo delle sanzioni, che egli considera un danno diretto anche all’economia e ai lavoratori italiani.

In collegamento da Genova, è intervenuto Roberto Roggero, giornalista di lungo corso e tra i più prolifici storiografi militari contemporanei. Roggero rappresenta l’unione perfetta tra il cronista, testimone dei conflitti moderni, e il ricercatore meticoloso. Di Cocco lo ha intercettato in un momento cruciale: è infatti in procinto di partire per un’importante missione come inviato di guerra in Iran per la rivista BRICS&Friends di Mario Michele Pascale, in collaborazione con l’Islamic Republic News Agency (IRNA), l’Agenzia Ufficiale di Informazione iraniana dal 1934

Questa missione, organizzata dall’Istituto Culturale dell’Iran guidato dal Dottor Seyed Majid Emami (già ViceMinistro della Cultura iraniano, figura speculare a Medinskij per autorevolezza), sottolinea lo stretto asse di collaborazione tra Russia e Iran, che vedrà anche il Partito Comunista attivo con collegamenti diretti tramite il Responsabile Esteri Massimo Mauro.

Roggero ha portato al tavolo una bibliografia monumentale di circa 70 volumi, di cui oltre trenta dedicati specificamente al fronte russo e pubblicati con Delta Editrice di Parma. Le sue opere sono veri e propri tasselli di un’enciclopedia operativa che analizza la complessità della guerra al Fonte Orientale: dall’Operazione Barbarossa alla caduta di Berlino, passando per l’epopea degli alpini a Nikolajewka. La sua analisi tecnica e chirurgica ha offerto la base documentale necessaria per validare quella “de-mitizzazione” della storia proposta da Medinskij.

Infine, la parola è passata a Sandro Domenico Teti, editore, politologo, esperto di relazioni internazionali e profondo conoscitore dell’area post-sovietica. La biografia di Teti è un romanzo che si intreccia con la storia stessa: arrivato a Mosca nel 1981 a soli vent’anni, ha vissuto l’URSS dall’interno lavorando per l’agenzia Novosti, il colosso dell’informazione che traduceva la realtà sovietica per il mondo intero.

Questa immersione totale gli ha permesso di padroneggiare la lingua russa e di comprendere le sfumature di una mentalità e di una storia spesso travisate. Nel 2003, questa sensibilità si è tradotta nella fondazione della Sandro Teti Editore, nata con la missione di offrire al pubblico italiano saggistica di alto livello e punti di vista sistematicamente assenti dal mainstream occidentale.

Un pilastro fondamentale della sua attività editoriale è la prestigiosa collana “Historos”, che vede alla direzione scientifica l’illustre filologo e storico Luciano Canfora. La collaborazione con Canfora non è casuale: entrambi condividono l’esigenza di un’analisi storica che non si pieghi alle narrazioni di comodo, ma che cerchi la verità nelle fonti e nei documenti. Sotto questa guida autorevole, la casa editrice è diventata un punto di riferimento per chi cerca una “storia vista da Est”, capace di documentare fatti oscurati, come il contributo eroico dei 5.000 partigiani sovietici (russi, azerbaigiani e di altre nazionalità) che combatterono nella Resistenza italiana per la nostra libertà.

L’impegno di Teti ha ricevuto i massimi riconoscimenti internazionali. È stato insignito del Premio Internazionale Puškin, la più alta onorificenza russa destinata a cittadini stranieri per la diffusione della cultura e della lingua russa nel mondo. Le motivazioni del premio risiedono proprio nella sua capacità di agire come mediatore culturale d’eccellenza, promuovendo il dialogo e la comprensione reciproca attraverso la pubblicazione di opere che spaziano dalla letteratura alla geopolitica, sempre fedele al motto, tratto dagli Annales di Tacito: Sine ira et studio (senza animosità e pregiudizio).

Recentemente, il 13 marzo 2026, in occasione di un evento dedicato alla Crimea, Teti ha ricevuto un’ulteriore attestazione di stima: una lettera di ringraziamento da parte di Evgenij Primakov, capo della Rossotrudnichestvo (Casa Russa), che lo ha definito un “grande amico” per il suo instancabile lavoro di divulgazione.

Oltre ai libri, Teti ha rilevato e rilanciato la storica rivista “Il Calendario del Popolo”, fondata nel 1945, confermando la sua vocazione di custode di una memoria storica che deve essere base per il futuro. La sua figura oggi, al fianco di Medinskij, rappresenta la garanzia di un approccio critico, colto e coraggioso alla storia contemporanea.

L’intervento tecnico di Roberto Roggero, in collegamento da Genova, ha aperto una profonda analisi sulle dinamiche operative e di intelligence che Medinskij affronta nel saggio. Roggero, definito lo “storico dei fatti”, ha utilizzato la sua trentennale esperienza di ricerca per validare i capitoli più complessi del libro, concentrandosi in particolare sul Mito del “Ruolo secondario” del Fronte Orientale e su quello dei “Due predatori” (1939).

Roggero ha sottolineato come la storiografia occidentale abbia spesso tentato di ridurre la vittoria contro il nazismo a una conseguenza dello sbarco in Normandia o delle battaglie nel Pacifico. Tuttavia, i numeri citati da Medinskij e confermati dalle ricerche di Roggero parlano chiaro: oltre il 75% delle divisioni della Wehrmacht furono annientate sul fronte orientale. Senza l’impegno titanico dell’Armata Rossa, che logorò la macchina da guerra tedesca per anni prima dell’apertura del secondo fronte, gli Alleati non avrebbero mai potuto sbarcare con successo in Europa.

Un punto di assoluto rilievo nell’analisi di Roggero è stato il ruolo del controspionaggio e dell’intelligence, temi cari alla sua bibliografia. Ha approfondito la figura leggendaria di Richard Sorge, l’uomo che salvò Stalin avvisandolo per tempo che il Giappone non avrebbe attaccato l’URSS da Est. Questa informazione fu cruciale: permise di spostare le divisioni siberiane, fresche e addestrate al gelo, verso la difesa di Mosca nel momento più critico del 1941. Roggero ha poi descritto con precisione i successi del controspionaggio sovietico nel neutralizzare i sabotatori tedeschi e nel gestire la disinformazione, ribaltando il mito di un’URSS colta totalmente di sorpresa e priva di difese strategiche.

Ha anche analizzato il Mito secondo il quale l’URSS e la Germania nazista erano complici e hanno scatenato la guerra insieme, condividendo la Tesi di Medinskij che invece spiega che il patto fu una mossa diplomatica brillante e necessaria in quanto Stalin fu costretto a firmare perché le potenze occidentali (Francia e Regno Unito) avevano già “svenduto” la Cecoslovacchia a Hitler con gli Accordi di Monaco, sperando che i nazisti attaccassero l’est.

Successivamente, Sandro Teti ha ripreso il filo del discorso analizzando i restanti capitoli del libro, entrando nel merito dei contromiti più difficili da sradicare nell’opinione pubblica italiana. Teti ha parlato a lungo della sua esperienza diretta nel mondo sovietico e russo, spiegando come il saggio di Medinskij sia un’opera di sovranità culturale necessaria per leggere “l’altra campana”.

Teti si è soffermato sul Mito dell’impreparazione e del “Panico di Stalin” (1941): Medinskij, pur ammettendo errori tattici iniziali, dimostra che l’URSS fu l’unica nazione a non crollare in poche settimane sotto l’urto della Blitzkrieg, a differenza della Francia. La resistenza russa fin dal primo giorno fu ciò che realmente logorò la macchina da guerra di Hitler.

Particolarmente incisivo è stato il passaggio sul Mito del “Vincere con i cadaveri”. È uno dei capitoli più sentiti e critici del libro: Medinskij contesta la narrazione secondo cui i generali sovietici come Zhukov vincevano solo mandando ondate umane al macello. L’autore difende il genio strategico dei comandanti russi e chiarisce un dato drammatico: l’alto numero di morti sovietici (27 milioni) non fu dovuto a incompetenza militare, ma allo sterminio sistematico e pianificato dei civili da parte dei nazisti. Teti ha fatto notare con amarezza come in Occidente si parli spesso solo dei 6 milioni di ebrei, dimenticando i 27 milioni di russi e i quasi 20 milioni di cinesi, caduti anch’essi in quella immane tragedia.

Sul Mito del “Lend-Lease”, Teti ha spiegato come Medinskij ridimensioni l’impatto degli aiuti americani: utili, ma non decisivi. L’URSS produsse autonomamente la stragrande maggioranza dei suoi armamenti, come i celebri carri T-34, e gli aiuti arrivarono in massa solo quando l’esito della guerra era già segnato dopo la svolta di Stalingrado.

Il delicato Mito delle “Atrocità dell’Armata Rossa” in Europa. Medinskij descrive queste accuse come esagerazioni della propaganda del dopoguerra volte a trasformare i liberatori in occupanti. Pur non negando singoli episodi, l’autore enfatizza il ruolo dei soldati sovietici come coloro che hanno salvato il mondo dal progetto di sterminio globale dei nazisti.

Teti ha parlato dei Miti e Contromiti e anche del tema della Russofobia contemporanea che affonda le radici nella lontana storia dell’impero zarista. Il nostro editore poi ha spaziato su infinite tematiche relative all’unione Sovietica, alla Federazione Russa e alle attuali censure delle verità storiche dell’Operazione speciale in Ucraina.

Il successo dell’iniziativa è stato suggellato da un uditorio estremamente attento e partecipe, che ha dato vita a un lungo dibattito. Tra i presenti sono intervenuti figure di spicco come Elena Sotnikova, organizzatrice del Salotto letterario della Casa Russa e presidente dell’osservatorio OSPI, che ha lodato la profondità dell’analisi; Fabrizio Marchi, Direttore de L’Interferenza, che ha sottolineato l’importanza di rompere il monopolio dell’informazione mainstream; e Luca Massimo Climati, attivista e appassionato di Russia che ha contribuito con riflessioni sul valore della memoria storica. E naturalmente c’è stato il gradito intervento del Responsabile PC Roma, Pasquale Belmonte, che ha vissuto una esperienza lavorativa in Russia.

Numerosi altri professori e ricercatori hanno posto domande strategiche, trasformando la presentazione in un vero simposio. Si è discusso del revisionismo, della percezione della “Grande Vittoria” in Italia e di come la comprensione del 1945 sia l’unica chiave per leggere le tensioni geopolitiche odierne in Est Europa. L’evento si è concluso con la consapevolezza, ribadita da Matteo Di Cocco, che un popolo che perde il controllo della propria storia perde la propria indipendenza.

In un’epoca in cui si abbattono monumenti e si riscrivono i manuali scolastici, “Miti e Contromiti” ci invita a un esercizio di onestà intellettuale. Non si tratta di essere “pro-russi”, ma di essere “pro-verità”. Perché, come ci insegna Medinskij, un popolo che dimentica chi lo ha salvato dal baratro del nazismo è un popolo destinato a smarrire la propria rotta nel presente.

About The Author

Patrizia Boi

Figura di spicco nel panorama del giornalismo culturale, con un focus dialogo e collaborazione tra civiltà, essenziale per la rivista BRICS & Frinds. Le sue analisi esplorano l’influenza di storia, arte e cultura nel definire equilibri internazionali e rapporti con le potenze emergenti. Promuove attivamente la diplomazia culturale, enfatizzando il rispetto reciproco e il ruolo costruttivo dei Paesi BRICS nell’ordine mondiale multipolare. L’importanza del suo impegno è stata riconosciuta a livello internazionale con il Media Award Honest View 2025 a Mosca, un premio che ne attesta l’integrità e la visione obiettiva. La sua prospettiva è cruciale per comprendere come cultura e strategia si uniscano nel definire i nuovi scenari globali.

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