Di Maddalena Celano
Non c’è limite all’abisso. Se qualcuno nutriva ancora dubbi sulla natura ontologicamente maligna dell’imperialismo yankee, il fumo che si è alzato sopra il Mausoleo di Hugo Chavez a Caracas ha spazzato via ogni residua illusione. Non è stata solo un’operazione militare; è stata un’orgia di odio simbolico, un atto di necro-politica che segna il punto di non ritorno della civiltà occidentale.
La guerra semantica
L’imperialismo non bombarda mai “popoli” o “storie”, ma “target”. La prima linea del fronte non è il suolo venezuelano, ma il vocabolario. Attraverso una guerra semantica perversa, il Pentagono ha addestrato le masse a chiamare l’invasione “assistenza”, il saccheggio “liberazione” e il massacro “danno collaterale”.
Questo gioco di parole non è innocente: serve a deumanizzare l’avversario. Quando colpiscono la tomba di un leader amato, lo fanno chiamandola “installazione di importanza strategica”. È un tentativo di svuotare il mondo di significato, di ridurre un simbolo sacro della resistenza bolivariana a semplice detrito cementizio. È la mistificazione del linguaggio elevata a sistema di governo: se controlli le parole con cui un popolo definisce la sua realtà, hai già iniziato a schiavizzarlo.
Guerra Psicologica e Cognitiva: Bombardare la Mente
Il bombardamento del Mausoleo è l’esempio manualistico di guerra cognitiva. L’obiettivo non è distruggere un pezzo di marmo, ma scardinare la psiche collettiva di milioni di persone. Colpire Chavez nella sua dimora eterna significa dire al popolo: “Nessuno è al sicuro, nemmeno i vostri morti; la vostra storia non ha valore, il vostro amore per lui è polvere”.
È un sadismo predatorio che mira alla paralisi emotiva. Vogliono che il popolo venezuelano si senta impotente, umiliato, nudo di fronte alla ferocia tecnologica. Questa guerra non cerca la resa dei soldati, ma la resa delle anime. Vogliono che la gente, vedendo le spoglie disperse del proprio leader, smetta di sognare l’alternativa al capitalismo selvaggio.
La “Lebbra” e la Decadenza dell’Impero
Aveva ragione il Che: siamo di fronte a una lebbra che corrode il diritto internazionale e la pietà umana. Gli Stati Uniti, nati dal genocidio dei nativi e cresciuti tra massacri e guerre di rapina, rappresentano quel buco nero di atrocità che Oscar Wilde definiva come il passaggio diretto dalla barbarie alla decadenza.
Mentre i nazisti conservavano, talvolta, un tetro rispetto formale per i nemici caduti, l’imperialismo moderno non conosce limiti. È un’entità che si nutre di sadismo distorto, lo stesso che abbiamo visto ad Abu Ghraib o nel bombardamento dell’Ambasciata Cinese a Belgrado. È l’arroganza di chi si crede al di sopra della storia e del sacro.
Decolonizzare l’Immaginario: La Controffensiva
Per guarire da questa peste, la resistenza deve farsi antropologica.
* Sanzione dal basso: Non basta boicottare i prodotti; occorre sanzionare culturalmente ogni narrazione che provenga da quella “entità ripugnante”.
* Decolonizzazione mentale: Dobbiamo espellere i termini dell’oppressore dal nostro linguaggio. Dobbiamo tornare a chiamare le cose con il loro nome: vilipendio, aggressione, genocidio.
* Memoria come Trincea: Se loro disperdono le ceneri, noi dobbiamo moltiplicare il fuoco. La tomba di Chavez non è più un luogo fisico, ma un’idea diffusa che non può essere colpita da un missile.

L’Impero può anche distruggere un monumento, ma non può cancellare la scia di luce lasciata da chi ha lottato per la dignità. La “lebbra a stelle e strisce” potrà anche ferire la terra sacra di Caracas, ma il risultato sarà solo quello di rendere ogni venezuelano consapevole che la battaglia è tra la civiltà della vita e la barbarie della morte.
La nostra mente è l’ultimo territorio da conquistare. Teniamola libera. Teniamola armata.

