L’arresto di Nicolás Maduro e il grottesco teatro giudiziario che ne è seguito segnano l’apice di una parabola di illegalità internazionale che non ha precedenti nel XXI secolo. Per anni, la comunità internazionale ha assistito passivamente alla costruzione di un’infamia: l’accusa di narcotraffico, oggi utilizzata come foglia di fico per giustificare un rapimento di Stato, si scontra con il dato di fatto che per decenni gli stessi apparati di intelligence occidentali non hanno prodotto una sola prova inconfutabile che collegasse la presidenza al commercio di stupefacenti. Questa non è giustizia; è la continuazione della guerra con altri mezzi.

Mentre la propaganda dipinge il Venezuela come un’oscura autocrazia, i dati tecnici del CNE (Consejo Nacional Electoral) raccontano una storia diametralmente opposta. Il sistema elettorale venezuelano, basato su una doppia verifica (digitale e cartacea con il rilascio del comprobante), è stato storicamente riconosciuto come uno dei più sicuri al mondo. Nelle innumerevoli tornate elettorali vissute dal paese, l’opposizione non ha mai presentato una contestazione basata su dati tecnici reali, ma ha sempre preferito la via del boicottaggio preventivo o della denuncia mediatica priva di riscontri forensi.
Sostenere la tesi della “dittatura” ignorando la capillarità del processo democratico venezuelano significa ignorare la volontà di milioni di cittadini che, nonostante le privazioni, hanno scelto la continuità del progetto bolivariano. La colpa del CNE non è la mancanza di trasparenza, ma l’aver garantito un’infrastruttura che non si è prestata alla manipolazione esterna, diventando così il bersaglio di chi non può vincere nelle urne e cerca di farlo nei tribunali di New York.
L’Algoritmo della Fame: I Numeri dello Strangolamento
Non si può comprendere la realtà venezuelana senza analizzare i dati macroeconomici prodotti dalle Misure Coercitive Unilaterali. Studi indipendenti indicano che il blocco finanziario ha causato perdite stimate in oltre 226 miliardi di dollari tra il 2017 e il 2024, una cifra che equivale a oltre il 200% del PIL nazionale. Non si tratta di “sanzioni ai politici”, ma di un bombardamento invisibile sulle infrastrutture vitali.
* Sanità: Il blocco impedisce l’acquisto di farmaci oncologici e per il trattamento dell’HIV.
* Energia: L’impossibilità di acquistare pezzi di ricambio per l’industria petrolifera (PDVSA) ha ridotto drasticamente le entrate dello Stato, linfa vitale per i programmi sociali.
* Individui: Le sanzioni “secondarie” terrorizzano qualsiasi entità privata o individuo che tenti di investire o commerciare con il Venezuela, creando un cordone sanitario che isola il paese come se fosse appestato.
Chi oggi accusa il governo di incapacità gestionale è complice di un’ipocrisia feroce: è come imputare la morte di un assediato alla sua dieta, mentre gli si impedisce l’ingresso di acqua e pane.
La Critica ai “Tiepidi”: L’Imperialismo della Parola
La parte più viscida di questo attacco è quella condotta da chi, pur criticando gli Stati Uniti, sente il bisogno di premettere che “Maduro è comunque un oppressore”. Questa è la prova suprema dell’efficacia della propaganda: la colonizzazione dell’immaginario. Si accetta la narrativa del nemico per non apparire “radicali”, dimenticando che in politica internazionale non esistono giudizi morali astratti, ma solo rapporti di forza e violazioni del diritto.
Accettare la definizione di Maduro come dittatore significa validare il presupposto ideologico che ha permesso il suo rapimento e lo strangolamento del suo popolo. È una forma di pirateria intellettuale che rende sterili le denunce contro l’imperialismo, trasformandole in sterili esercizi di retorica.
Il Venezuela come Specchio del Mondo
La difesa del Venezuela è oggi la difesa dell’ultimo baluardo di sovranità contro un ordine mondiale che non ammette alternative. Il coraggio di un governo isolato e strozzato, che continua a resistere nonostante l’attacco frontale della superpotenza atomica, dovrebbe essere fonte di ispirazione, non di sospetto. È tempo di squarciare il velo della propaganda e riconoscere che la crisi venezuelana non è il prodotto di un governo “fallito”, ma il risultato di un progetto di distruzione deliberata, volto a dimostrare che nessuno può essere libero al di fuori del perimetro tracciato da Washington.
