Tra riconoscimento antropologico e necro-politica della decadenza: un’analisi progressivo-regressiva.
L’analisi degli Stati Uniti contemporanei richiede la freddezza di un’autopsia sociologica e la profondità del metodo progressivo-regressivo. Non è possibile comprendere la parabola discendente di questa superpotenza senza riconoscere la contraddizione che ne abita le fondamenta. Per chi, come la sottoscritta Maddalena Celano, si occupa di studi americanistici con una postura ideologica rivoluzionaria — una scelta che mi è costata sanzioni per la mia storica amicizia con Cuba — il rapporto con l’universo nordamericano è sempre stato caratterizzato da una dialettica complessa. Nonostante la mia opposizione ferrea alla loro politica internazionale, ho costantemente riscontrato nella base popolare statunitense un riconoscimento intellettuale e umano che spesso mi è stato negato dalla vischiosità del sistema italiano.
Questa base antropologica, fatta di lavoratori abituati al sacrificio e al pragmatismo, rappresenta il nucleo sano di una nazione nata da un germe di violenza originaria: l’annientamento dei nativi. Oggi, quel vigore appare soffocato da una metastasi di decadenza che ha trasformato il peccato originale del genocidio nei frutti avvelenati di un’implosione sistemica: le cosiddette “Zombieland”.
La necrosi sociale: zombieland e controllo chimico
Il panorama urbano statunitense è diventato un esperimento di laboratorio andato male. Il fenomeno del Fentanyl e del consumo di massa di droghe pesanti ha trasformato intere metropoli in territori abitati da milioni di senzatetto che vagano come zombie. È una precisa scelta biopolitica: inondare le strade di oppiacei per neutralizzare il dissenso. A questo si accompagna un analfabetismo funzionale che viaggia alla stessa velocità dell’alta tecnologia. Mentre l’élite vanta satelliti e IA, la popolazione perde la capacità di connettere due pensieri logici, diventando una massa di analfabeti armati e polarizzati, pronti a sparare nelle scuole e nelle università.
Il trumpismo e la valvola di sfogo dell’odio
In questo vuoto è germogliato il trumpismo, braccio politico della decadenza. Esso cavalca il risentimento della working class bianca, offrendole non soluzioni, ma bersagli: l’immigrato e la donna. Il razzismo strutturale viene riattivato come valvola di sfogo per distogliere lo sguardo dalle élite finanziarie che stanno cannibalizzando il Paese. È un divide et impera che trasforma la nazione in un campo di battaglia permanente.
La misoginia come negazione del futuro: i dati della macelleria sociale
La prova più atroce di questo disfacimento è l’attacco frontale alla donna. Gli Stati Uniti presentano dati da brivido: una donna su cinque subisce uno stupro o un tentativo di stupro nel corso della vita, e ogni giorno circa tre donne vengono uccise da partner o ex partner. La violenza è anche economica: le donne sono spinte verso lavori precari, sottopagati e logoranti, o costrette alla prostituzione per sopravvivere. Trattare la donna — perno dell’educazione dei minori e degli adolescenti e della riproduzione sociale — come una risorsa da “macelleria sociale” significa negare il futuro alla nazione. La subcultura neo-maschilista accusa il femminismo di “frantumazione sociale”, ma è l’esatto contrario: è l’iper-individualismo capitalista ad aver polverizzato i legami comunitari.
Il riflesso italiano e i dati UNICEF: generare miseria e degrado
Questa patologia si propaga in Italia, dove i movimenti neo-maschilisti ricalcano il modello americano. Le donne italiane, prive di una difesa cognitiva per colpa di un femminismo nazionale debole, reagiscono con la secessione biologica: chi può fugge, chi rimane smette di generare. Qui si inserisce il cinismo del cattolicesimo integralista, che colpevolizza le donne senza offrire soluzioni.
I dati sono impietosi: secondo l’UNICEF, in Italia oltre 1,3 milioni di bambini vivono in povertà assoluta (quasi il 14% del totale). Questi bambini tornano a conoscere la denutrizione, l’esclusione sociale e l’analfabetismo di ritorno. Cosa vogliono dunque questi integralisti che pretendono che le donne “sgravino”? Vogliono alimentare una massa di diseredati e miserabili in un Paese che non offre né asili né reddito? La chiusura alla vita è l’unica risposta dignitosa a chi offre solo sensi di colpa e “muri” religiosi mentre i figli dei poveri deperiscono.
Il destino dell’impero e dei suoi alleati appare segnato da un suicidio biologico. Il simulacro imperiale cerca servi all’estero mentre distrugge le proprie radici in patria.
Solo attraverso la logica ferrea e il rifiuto delle manipolazioni si può sperare di preservare un’identità umana in un mondo che ha scelto la via della macelleria sociale e del suicidio biologico.
