L’ISTRUZIONE COME OBIETTIVO STRATEGICO: NON ERRORE, MA PIANIFICAZIONE
La fredda contabilità del sangue che giunge dai territori iraniani non lascia spazio a interpretazioni benevole. Al 29 marzo 2026, i numeri cristallizzano una tragedia che è, per definizione, un crimine contro l’umanità: 281 vite spezzate tra le fila di chi insegna e chi apprende, con 226 studenti che non faranno mai ritorno ai propri banchi. Quando oltre 700 scuole e quasi ottocento edifici educativi vengono ridotti in macerie, svanisce l’alibi dell’”incidente di percorso”.
Siamo di fronte a una strategia precisa: lo scolasticidio. Distruggere l’infrastruttura educativa significa amputare la memoria storica di un popolo e la sua capacità di innovazione tecnologica. Un Paese che non può formare i propri ingegneri, medici e scienziati è un Paese condannato alla dipendenza coloniale. L’attacco alle scuole non è un atto di guerra convenzionale, è un tentativo di lobotomia nazionale.
LA DEVASTAZIONE NUMERICA DELLO SCOLASTICIDIO: UN CRIMINE PROGRAMMATO
I dati emersi dai rapporti della Mezzaluna Rossa e delle organizzazioni indipendenti, aggiornati al 29 marzo 2026, dipingono un quadro spietato che smentisce categoricamente la retorica della “guerra di precisione”. L’attacco alle infrastrutture educative iraniane è sistemico e mirato. Le statistiche contano 789 edifici scolastici colpiti e parzialmente o totalmente distrutti. Di questi, ben 700 sono scuole elementari e secondarie. Il tributo di sangue è altrettanto tragico: le vittime nel settore educativo sono 281 morti. Il dato più doloroso riguarda i giovani: 226 studenti sono stati uccisi mentre si trovavano nelle loro aule o si recavano a scuola. A loro si aggiungono 55 insegnanti, eliminati non come combattenti, ma come trasmettitori di sapere e cultura. Anche i numeri dei feriti sono eloquenti, con 191 tra docenti e discenti rimasti mutilati o gravemente lesi. Bombardare una scuola non è un errore collaterale: è una scelta tattica volta a cancellare il futuro di una nazione.
LA RETORICA DEL “TIRANNO” COME PARAVENTO PER L’ECCIDIO
La narrazione occidentale utilizza spesso lo spettro della “tirannia” per giustificare l’aggressione sistematica alla sovranità di uno Stato. Tuttavia, la storia ci insegna che il vero volto dell’oppressione si manifesta con la violazione del diritto alla vita e alla conoscenza. Mentre si pretende di esportare “democrazia”, si importano missili che colpiscono centri di ricerca e istituti tecnici.
Difendere la stabilità dell’Iran in questo frangente non è un esercizio di cieco dogmatismo, ma un atto di resistenza anti-imperialista. Significa comprendere che il concetto di “ordine internazionale” proposto da Washington e Tel Aviv si regge sulla premessa che solo alcune nazioni abbiano diritto alla scienza e al progresso, mentre altre debbano restare in uno stato di perenne arretratezza e caos. La vera tirannia è quella di chi decide, dall’alto di un drone, quale bambino abbia diritto di studiare e quale debba morire sotto le macerie della propria aula.
IL SILENZIO COMPLICE E LA DEFORMAZIONE DELLA STAMPA ITALIANA
Risulta desolante osservare come gran parte della stampa italiana si sia ridotta a megafono acritico dei comandi militari esteri. Laddove si dovrebbe denunciare l’orrore del bombardamento della Scuola Elementare Shajarah Tayyebeh o l’attacco all’Università della Scienza e della Tecnologia di Teheran, leggiamo troppo spesso analisi “geopolitiche” asettiche che derubricano le stragi a “necessità tattiche”.
Questa parzialità informativa è una forma di violenza secondaria. Negare la voce alle vittime, ignorare l’assassinio mirato di menti brillanti come Ali Fouladvand e tacciare ogni forma di difesa come “terrorismo” significa essere complici del medesimo disegno. L’informazione onesta ha il dovere di chiamare le cose con il loro nome: questa non è una missione di pace, è un assedio alla civiltà iraniana.
LA DIFESA DELLA SOVRANITÀ È LA DIFESA DEL FUTURO
Non si può restare neutrali di fronte a un attacco così sfacciato al patrimonio intellettuale di una nazione. La resistenza contro l’imperialismo oggi passa inevitabilmente per la difesa dei banchi di scuola e delle cattedre universitarie. Sostenere il diritto dell’Iran a proteggere i propri giovani significa difendere un mondo multipolare dove la conoscenza non sia un privilegio concesso dall’Occidente, ma un diritto inalienabile di ogni popolo sovrano.
