Ro. Ro. – Come è ormai radicata abitudine, Donald “il biondone” ci ha provato a rifilare la solita versione-bufala: “Stiamo procedendo alla bonifica dello Stretto di Hormuz, come favore ai Paesi di tutto il mondo, soprattutto per Cina, Giappone, Corea del Sud, Francia, Germania e molti altri. Siamo gli unici in grado di farlo, perché tutti gli altri non hanno il coraggio o la volontà di fare questo lavoro da soli”.
E certo, pare proprio di vederlo il favore che il fulvo presidente ha intenzione di concedere, per estrema bontà d’animo, non tanto a Sud Corea, quando a Germania, Francia, Giappone, e soprattutto alla Cina!
La verità viene comunque a galla, specialmente in relazione a ogni dichiarazione pronunciata dal “biondone”. Ogni sua uscita, fa scattare immediatamente le verifiche, dal momento che ormai è presa come un insieme di fantasiose immaginazioni. E come di consueto, ecco la verità: fedele alla propria storia, ha semplicemente affidato la riapertura dello Stretto Hormuz all’arma per lui più efficace e onnipotente, il denaro.
Il nocciolo della questione è stata la diffusione di un’informazione che riguarda un deposito di sei miliardi di dollari in una banca del Qatar e successivo trasferimento in mani iraniane, appena dopo il rientro del vice-presidente J.D. Vance dai falliti negoziati di Islamabad, e il caso strano che due cacciatorpediniere siano apparsi proprio nello Stretto, guarda caso attrezzati per operazioni di bonifica mine…
La domanda successiva è: da dove sono sbucati questi sei miliardi di dollari, depositati in Qatar, dei quali Teheran rivendica il possesso? E inoltre, quale relazione c’è fra questi miliardi e gli appena falliti incontri fra J.D. Vance e i due capi delegazione iraniani, Mohammad Ghalibaf (presidente del parlamento) e Abbas Araghchi (ministro degli Esteri)?
Gli analisti si sono dati da fare, e hanno trovato il bandolo: nel 2018, durante il suo primo mandato, Donald “il biondo” aveva cancellato gli accordi sul nucleare iraniano che erano stati sottoscritti dal predecessore, Barak Obama, e aveva nuovamente imposto sanzioni alla Repubblica Islamica. Tale provvedimento, aveva congelato guarda caso proprio sei miliardi di dollari, che la Corea del Sud stava versando all’Iran, come pagamento di un certo quantitativo di petrolio. La stessa cifra riappare nel settembre di tre anni fa, quando il Qatar ha fatto opera di mediazione per la liberazione di cinque cittadini americani incarcerati in Iran, incentivo per lo scambio con altrettanti iraniani detenuti negli Stati Uniti. Tale accordo prevedeva il deposito dei sei miliardi di dollari presso una banca del Qatar, in attesa del via libera americano per restituirli a Teheran.
Nel frattempo, a Gaza, Hamas attacca Israele il 7 ottobre (a parte la ormai nota “combine” israeliana) scatenando il massacro che tutti conosciamo. A quel punto, l’allora presidente, il povero Joe Biden, convinto del coinvolgimento dell’Iran nell’affare del 7 ottobre, blocca ancora una volta i sei miliardi di dollari.
Nei giorni scorsi, in occasione dell’incontro di Islamabad, Teheran ha fatto presente la richiesta: per sedersi al tavolo delle trattative (a prescindere dall’esito) gli USA restituiscano all’Iran i soldi che la Corea del Sud aveva versato per l’acquisto di greggio, perché congelati senza alcun diritto.
Ovviamente, l’amministrazione del “biondo” Donald si è affrettata a smentire il tutto, ma fa Teheran è arrivata la dichiarazione che i sei miliardi di dollari sono direttamente collegati alla garanzia di un passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz, come condizione inequivocabile posta da Teheran per avviare i colloqui di Islamabad.
