Il Cairo diventa il centro della nuova architettura politica palestinese mentre prende forma la seconda fase dell’accordo
di Chiara Cavalieri
IL CAIRO- La Striscia di Gaza entra in una nuova fase storica. Fonti informate hanno confermato che il Comitato Amministrativo per Gaza, destinato a governare la fase di transizione e di ricostruzione, è pronto per essere annunciato ufficialmente nelle prossime ore. Alla sua guida è stato designato Ali Shaath, ingegnere civile ed ex alto funzionario dell’Autorità Nazionale Palestinese, considerato una figura tecnica, non fazionale, e dunque in grado di guidare una fase delicatissima lontano dalle polarizzazioni politiche.

La costituzione del Comitato rappresenta uno dei pilastri centrali della seconda fase dell’accordo che sta ridisegnando il futuro politico e amministrativo della Striscia dopo mesi di guerra devastante.
Chi è Ali Shaath
Nato a Khan Yunis, Ali Shaath ha compiuto il suo percorso di formazione tra la Palestina e l’Egitto, laureandosi in ingegneria civile all’Università di Ain Shams al Cairo, prima di proseguire gli studi nel Regno Unito. Presso la Queen’s University di Belfast ha conseguito un master nel 1986 e un dottorato nel 1989, specializzandosi in infrastrutture e pianificazione.
Dopo un periodo di lavoro negli Emirati Arabi Uniti, è rientrato nei Territori Palestinesi, dove ha ricoperto incarichi chiave, tra cui quello di Sottosegretario del Ministero dei Trasporti e di Sottosegretario Aggiunto al Ministero della Pianificazione e della Cooperazione Internazionale.
Il suo profilo tecnico e la distanza dalle dinamiche delle fazioni lo rendono il candidato ideale per gestire ricostruzione, servizi essenziali e governance civile in una fase di estrema fragilità.
Un comitato tecnico per tenere Gaza in vita
Secondo Aed Abu Ramadan, membro del comitato tecnico, tutti i componenti sono già stati ufficialmente informati della costituzione dell’organismo. È in corso il coordinamento per organizzare il viaggio dei membri, che entreranno operativamente a Gaza in base alle rispettive competenze.
Il comitato è stato creato come struttura professionale, con il compito di:
- garantire servizi di base alla popolazione,
- riorganizzare i settori economici e produttivi,
- preparare la fase di ripresa e ricostruzione,
- mantenere la gestione della Striscia lontana dalle tensioni politiche e militari.
È un modello di amministrazione transitoria, pensato per evitare il collasso istituzionale mentre il quadro politico viene ridefinito.
Il Cairo come capitale della nuova fase palestinese
Parallelamente, fonti egiziane hanno confermato che tutti i membri del Comitato Nazionale Palestinese per l’amministrazione di Gaza sono arrivati al Cairo, dove hanno avviato una serie di riunioni preparatorie prima dell’ingresso nella Striscia.

Questa fase si inserisce nel quadro della seconda fase dell’accordo, annunciata dall’inviato speciale statunitense per il Medio Oriente Steve Wittkopf, e ratificata durante l’ultima riunione delle fazioni palestinesi svoltasi proprio nella capitale egiziana.
Unità palestinese e sostegno all’Egitto
Nel comunicato finale, le fazioni palestinesi hanno espresso:
- pieno sostegno al Comitato Nazionale di Transizione Palestinese,
- riconoscimento del ruolo dell’Egitto e del presidente Abdel Fattah al-Sisi,
- richiesta ai mediatori internazionali di fare pressione su Israele per il ritiro completo dalla Striscia.
Hanno inoltre riaffermato l’impegno a:
- contrastare l’annessione della Cisgiordania,
- fermare l’espansione degli insediamenti,
- proteggere i luoghi santi di Gerusalemme,
- lavorare verso uno Stato palestinese indipendente.
Una nuova architettura per Gaza
La creazione del Comitato guidato da Ali Shaath segna l’avvio di una governance tecnica di transizione, sotto la supervisione regionale e internazionale, con l’Egitto come architetto politico della fase post-bellica.
Non si tratta solo di amministrare macerie, ma di ricostruire uno Stato funzionale a partire dalle infrastrutture, dai servizi e dalla coesione sociale.
Per Gaza, questo potrebbe essere l’inizio della fine del caos.
Per il Cairo, è la conferma del suo ruolo di perno geopolitico della questione palestinese.
@RIPRODUZIONE RISERVATA.
