Un dossier energetico rimasto bloccato per anni torna al centro della diplomazia regionale tra sicurezza, pressioni internazionali e interessi mediterranei
di Chiara Cavalieri
IL CAIRO/TEL AVIV. Negli ultimi giorni, la stampa israeliana ha riportato una notizia destinata ad avere un peso significativo negli equilibri del Mediterraneo orientale: la piattaforma ebraica Makor Rishon ha rivelato l’esistenza di trattative segrete tra Egitto e Israele riguardo allo sviluppo di un importante giacimento di gas naturale situato al largo della Striscia di Gaza.
Un tema rimasto per anni congelato per ragioni di sicurezza e instabilità politica torna oggi improvvisamente all’attenzione, spinto da una combinazione di fattori internazionali, energetici e strategici.

UN GIACIMENTO “PALESTINESE” AL CENTRO DI UN GIOCO REGIONALE
Secondo quanto riferito da Makor Rishon, il Ministero dell’Energia israeliano avrebbe confermato che sono effettivamente in corso colloqui su questo dossier, pur precisando che non è stata ancora presa alcuna decisione definitiva.
Il giacimento, noto da tempo ma mai realmente sfruttato, rappresenta una risorsa potenzialmente enorme per:
- l’economia palestinese
- la ricostruzione e la stabilizzazione di Gaza
- la sicurezza energetica regionale
- gli interessi strategici di Israele ed Egitto
Non a caso, la piattaforma israeliana parla apertamente di una “grande fortuna” al largo di Gaza.
IL RUOLO DELL’EGITTO: MEDIATORE E HUB ENERGETICO
Le segnalazioni, aumentate nelle ultime settimane sui media arabi e internazionali, indicano che il Cairo avrebbe intensificato negli ultimi mesi i contatti con Israele per convincere la leadership israeliana a consentire all’Autorità Nazionale Palestinese di avviare lo sviluppo del giacimento.
L’interesse egiziano sarebbe duplice.
Da un lato, l’Egitto mira a rafforzare la propria posizione come:
- mediatore regionale indispensabile
- garante nei dossier palestinesi
- attore centrale nel Mediterraneo orientale
Dall’altro, il Cairo intende consolidare il proprio ruolo di polo energetico internazionale, sfruttando infrastrutture già esistenti per la liquefazione e l’esportazione del gas.
ISRAELE E IL VETO STORICO PER MOTIVI DI SICUREZZA
Per anni Israele ha rifiutato qualsiasi trivellazione al largo di Gaza, citando motivazioni di sicurezza:
- rischio che i proventi finissero a Hamas
- instabilità militare nella Striscia
- impossibilità di garantire protezione delle piattaforme
Tuttavia, secondo la piattaforma israeliana, oggi Tel Aviv potrebbe riconsiderare la propria posizione.
LE PRESSIONI DI USA ED EUROPA DOPO LA CRISI UCRAINA
Uno degli elementi più rilevanti è il contesto globale.
La guerra in Ucraina e la conseguente crisi energetica hanno spinto Europa e Stati Uniti a cercare nuove fonti e rotte alternative di approvvigionamento.
In questo scenario, il gas del Mediterraneo orientale diventa un asset strategico.
Israele, Egitto e perfino Gaza entrano così in una partita più ampia, dove la dimensione economica si intreccia inevitabilmente con quella geopolitica.
UNA CONFERMA UFFICIALE DOPO ANNI DI SILENZIO
Particolarmente significativa è la dichiarazione rilasciata questa settimana dal Ministero dell’Energia israeliano:
“I colloqui tra le due parti sono in corso da anni e non ci sono ancora decisioni in merito.”
Secondo Makor Rishon, si tratta della prima conferma ufficiale del ritorno della questione del gas palestinese nell’agenda politica dopo un lungo periodo di stagnazione.
L’INTELLIGENCE EGIZIANA E L’ORIZZONTE 2024
La piattaforma cita inoltre Al-Monitor, secondo cui un alto funzionario dell’intelligence egiziana avrebbe dichiarato che una delegazione egiziana economico-sicurezza ha discusso per mesi con Israele la possibilità di consentire l’estrazione del gas.
Israele avrebbe chiesto di attendere fino al 2024 per predisporre adeguate misure di sicurezza.
Questo dettaglio conferma come la questione non sia tecnica, ma eminentemente strategica.
GAS, DIPLOMAZIA E FUTURO DI GAZA
Il dossier del gas al largo di Gaza è molto più di una vicenda economica.
È un nodo che riguarda:
- la sopravvivenza finanziaria palestinese
- il ruolo dell’Egitto come garante regionale
- la sicurezza israeliana
- le nuove rotte energetiche verso l’Europa
- la ridefinizione del Mediterraneo come spazio geopolitico centrale
Se gestito in modo coordinato, potrebbe aprire uno spiraglio diplomatico.
Se invece strumentalizzato, rischia di trasformarsi nell’ennesimo fattore di conflitto.
UNA “FORTUNA” CHE PUÒ CAMBIARE GLI EQUILIBRI
La rivelazione di trattative segrete tra Egitto e Israele su un giacimento di gas davanti a Gaza mostra come anche nel cuore della crisi mediorientale si muovano interessi enormi, capaci di ridisegnare alleanze e priorità.
La “grande fortuna” energetica di Gaza potrebbe diventare una leva per la stabilizzazione… oppure un nuovo terreno di competizione.
Molto dipenderà dalla volontà politica internazionale e dalla capacità del Cairo di mantenere il suo ruolo di mediatore e potenza energetica regionale.
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