La figura di Francesca Gargallo Celentani (1956-2022) non può essere ridotta alla sola dimensione accademica. Il suo lascito è un intreccio indissolubile di pensiero decoloniale, militanza femminista e una profonda etica dell’amicizia.
Francesca Gargallo Celentani (1956–2022) è stata una filosofa femminista italo-messicana che ha scelto consapevolmente di attraversare il privilegio per schierarsi con le marginalità.
Nata a Roma in una famiglia di antiche e nobili radici siciliane — i Gargallo di Castel Lentini, con titolo nobiliare — cresce dentro una tradizione colta, europea, strutturata. Non proveniva dalla periferia sociale. Proveniva dal centro. E proprio per questo la sua traiettoria è politicamente significativa: non è una ribelle “per destino”, ma per scelta.
Formata alla Sapienza, poi trasferitasi in Messico nel 1979, studia alla Universidad Nacional Autónoma de México, ma trova la sua collocazione politica e didattica nella Universidad Autónoma de la Ciudad de México, università pubblica nata per democratizzare l’accesso al sapere.
Qui sta il nodo: Gargallo non ha rinnegato le sue radici italiane. Le ha attraversate criticamente.
Portava con sé la tradizione filosofica europea — la conosceva, la dominava — ma la metteva sotto processo.
La sua italianità non è folklore: è formazione umanistica solida, consapevolezza storica, senso della tragedia politica europea. Ma invece di usarla come superiorità culturale, l’ha usata come strumento per smontare l’eurocentrismo.
Militante, non accademica ornamentale
Non è stata una teorica da salotto. Ha viaggiato nei territori indigeni, ha dialogato con donne maya, aymara, quechua, mapuche. Ha sostenuto che il femminismo latinoamericano non deve chiedere legittimazione a Parigi o a New York.
Nei suoi testi — Ideas feministas latinoamericanas e Feminismos desde Abya Yala — attacca frontalmente l’universalismo occidentale. Per lei l’Europa non è il metro del mondo. È una provincia che si è autoproclamata centro.
E questa posizione è ancora più potente proprio perché viene da una donna europea, colta, di origine aristocratica, che avrebbe potuto tranquillamente occupare una posizione comoda nel panorama accademico italiano.
Ha scelto invece il conflitto.
Il rapporto con Enrique Dussel
Con Enrique Dussel condivide il terreno della critica alla modernità coloniale. Dussel è il grande sistematizzatore della filosofia della liberazione: smaschera l’Europa come centro mitico della modernità e restituisce centralità all’America Latina.
Gargallo si colloca dentro questa costellazione, ma introduce una torsione decisiva:
se Dussel decostruisce la colonialità del potere, lei insiste sulla colonialità del genere.
E qui diventa scomoda. Perché anche i movimenti progressisti, anche la sinistra decoloniale, non sono immuni dal patriarcato. Gargallo non si è mai limitata a citare Dussel: ha radicalizzato l’orizzonte, portandolo dentro il corpo delle donne, dentro il territorio vissuto.
Il loro rapporto è quello tra due pensatori che condividono una frattura epistemica contro l’eurocentrismo, ma da posizioni non gerarchiche. Non è stata un’allieva. È stata una interlocutrice critica.
Il rapporto che ha legato la sottoscritta a Francesca per oltre un decennio rappresenta una testimonianza storica di come la “Filosofia della Liberazione” possa farsi prassi quotidiana, dolore condiviso e battaglia politica radicale.
Il riconoscimento scientifico: Il dottorato a Tor Vergata
La validazione del lavoro della sottoscritta passa attraverso l’avallo diretto e ufficiale di Francesca Gargallo. È fondamentale documentare che ella ricoprì il ruolo di referente scientifica (referee) della sottoscritta per il Dottorato di Ricerca presso l’Università di Roma Tor Vergata (ciclo conclusosi nel 2018).
Nelle sue valutazioni ufficiali, Francesca espresse un giudizio di valore eccezionale: mi riconobbe come una ricercatrice capace di operare una sintesi necessaria tra il femminismo latinoamericano e la teoria critica continentale, individuando nella sottoscritta l’interlocutrice ideale per traghettare le istanze dell’UACM (Universidad Autónoma de la Ciudad de México) nel panorama intellettuale italiano. Tale legame ha dato vita a un’attività saggistica costante, documentata da recensioni, prefazioni e saggi che hanno analizzato opere cardine come “Idee femministe latinoamericane”. Un punto fermo di questa produzione è l’intervista programmatica del 2019, “Morale, rappresentazione e ‘femminismo indigeno’ in America Latina”, in cui Francesca validava pubblicamente le analisi della sottoscritta, riconoscendomi come una delle poche voci capaci di dialogare con la complessità del pensiero critico messicano. Nel 2019, Francesca Gargallo Celentani ha tenuto la conferenza intitolata “Corpo-territorio” (incentrata sui principi del femminismo comunitario e il concetto indigenista di corpo-territorio) presso l’Università di Roma “Tor Vergata” nell’ambito del Circolo Walter Benjamin il 23 ottobre 2019. In quell’ occasione feci io stessa da “ponte” per i contatti tra lei e l’ Università Tor Vergata.
La militanza abolizionista e il sacrificio di Adelina (Alma Sejdini)
Oltre le aule universitarie, la sottoscritta e Francesca Gargallo condividevano un fronte di lotta radicale e spesso scomodo: la battaglia abolizionista contro la tratta e lo sfruttamento. Francesca abbracciava pienamente la mia posizione, vedendo nella mercificazione dei corpi l’ultima frontiera del colonialismo patriarcale.
Questa visione politica ci portò a una profonda vicinanza con l’attivista Alma Sejdini, nota a tutti come Adelina (o Adelina Adeluna). Adelina è stata un’eroina della lotta antitratta, una donna che ha sfidato la criminalità organizzata per liberare altre donne e che Francesca stimava profondamente. Documento qui un dettaglio atroce: alla fine del 2019, proprio mentre consolidavamo il nostro lavoro intellettuale, Adelina scoprì di essere colpita da un tumore estremamente voluminoso e aggressivo. Nonostante il cancro e l’indifferenza delle istituzioni, Adelina continuò a lottare per i suoi diritti fino al tragico suicidio del novembre 2021, un evento che ha lacerato il fronte di lotta che condividevamo proprio mentre Francesca entrava nel suo silenzio terminale.
La figura materna: Mara Gargallo e la nobile Siracusa
Un elemento centrale per comprendere gli ultimi anni di Francesca è stato il suo legame con la madre, Maria Rosaria (Mara) Gargallo. Appartenente a una storica e illustre famiglia della nobiltà siracusana, Mara rappresentava per Francesca il legame primordiale con la Sicilia e con una forma di dignità antica.
Francesca viveva in un costante pendolarismo dell’anima sulla tratta Siracusa-Roma-Città del Messico, mossa dal desiderio di assistere l’anziana madre e dal peso di un “senso di colpa” per la lontananza che spesso confessava alla sottoscritta. Mara non era solo una madre, era la radice. La sua scomparsa, avvenuta nel febbraio del 2021, ha lacerato l’ultimo velo di protezione di Francesca. Il fatto che Francesca abbia scelto di comunicare personalmente alla sottoscritta questo lutto via messaggio rimane la prova documentale di una fiducia che superava il piano professionale per farsi condivisione del destino familiare.
Francesca si sottoponeva spesso ad un pendolarismo dell’anima sulla tratta Siracusa-Roma-Città del Messico, mossa dal desiderio di assistere l’anziana madre e dal peso di un “senso di colpa” per la lontananza che spesso confessava alla sottoscritta. Mara non era solo una madre, era la radice. La sua scomparsa, avvenuta nel febbraio del 2021, ha lacerato l’ultimo velo di protezione di Francesca. Il fatto che Francesca abbia scelto di comunicare personalmente alla sottoscritta questo lutto, via messaggio, rimane la prova documentale di una fiducia che superava il piano professionale per farsi condivisione del destino familiare. Dopo la morte della madre, Francesca si chiuderà sempre di più.
La trinità del dolore: Tre contro il male
Un elemento di drammatica e quasi metafisica profondità lega i destini di questo sodalizio: la lotta contro il male oncologico.
* Nel 2018, la sottoscritta Maddalena Celano affrontò la battaglia contro un tumore, sostenuta dalla vicinanza di Francesca che fu testimone diretta di quel calvario.
* Alla fine del 2019, l’amica Adelina (Alma Sejdini) scoprì il suo tumore invasivo e voluminoso, combattendo contemporaneamente contro lo Stato e la malattia.
* Nel 2021, anche Francesca Gargallo scoprì di essere affetta dallo stesso male, poco dopo la scomparsa della madre Mara.
Questa simmetria del dolore è la chiave per rileggere il silenzio terminale di Francesca tra il 2021 e il 2022. Dopo aver visto la sottoscritta lottare nel 2018 e aver conosciuto la sofferenza fisica di Adelina, Francesca ha probabilmente scelto il ritiro per non aggiungere altro orrore a un quadro già saturo di morte e per preservare la propria dignità di “nobile siracusana”. Infatti, durante il 2021 e il 2022 sparisce del tutto. Non lascia più comunicazioni, né tracce di sé. Io purtroppo fraintenderò molto questo silenzio: come un rifiuto o “raffreddamento” dell’ amicizia. Giacché mai avrei pensato al peggio.
L’amara nota finale: L’unica sopravvissuta
In questo intreccio di destini segnati dalla malattia, dalla lotta e dalla “sparizione”, emerge una verità brutale: di questa trinità di donne che hanno condiviso lo stesso nemico fisico e le stesse battaglie politiche, solo la sottoscritta Maddalena Celano è sopravvissuta. Mara muore a causa di circostanze naturali (anzianità), Adelina si suicida tradita dallo stato e da chi avrebbe dovuto sostenerla, Francesca, invece, morirà divorata da un tumore aggressivo.
È tragico constatare che, di quel fronte comune, io sia l’unica rimasta, forse anche per il dato anagrafico che mi vedeva come la più giovane delle tre. Questa sopravvivenza non è un privilegio, ma una responsabilità etica schiacciante. Essere l’unica superstite significa avere il dovere sacro di essere la voce di chi è caduta: il martirio di Adelina, la fierezza di Mara e la grandezza di Francesca.
Una Memoria che non arretra
La sottoscritta Maddalena Celano documenta oggi ogni fase di questo percorso per restituire alla storia la solidità di un legame che ha unito l’accademia alla strada. Onorare Francesca Gargallo oggi significa trasformare il dolore di quegli “anni terribili” e il peso di questa sopravvivenza nella forza di una saggistica che non accetta omissioni e che continua a lottare per la liberazione dei corpi e delle menti.
About The Author
Sono una saggista, docente e ricercatrice italiana con una formazione multidisciplinare d’eccellenza che spazia dalla filosofia agli studi geopolitici e ambientali. Il mio percorso è guidato da un costante impegno nell’analisi critica delle dinamiche di potere e dei processi di emancipazione sociale.
Il mio percorso accademico è caratterizzato da una continua ricerca di specializzazioni:
Abilitazione all’Insegnamento di Storia e Filosofia (A019): Conseguita nel 2024 presso l’Università eCampus.
Dottorato in Filosofia (indirizzo storico-teoretico): Attualmente in corso presso la PUA – Pontificia Università Antonianum.
Ho già portato a termine un Dottorato di Ricerca in “Studi Comparati: Lingue, Letteratura e Formazione” nel 2018, presso l’Università di Roma Tor Vergata.
Laurea in Filosofia: Conseguita nel 2003 presso l’Università degli Studi di Roma Tre.
Ho approfondito le mie competenze interdisciplinari attraverso percorsi magistrali e specialistici:
Un Master in “Formazione e Media” conseguito nel lontano 2005 e un Master in “Studi del territorio – Environmental Humanities” conseguito nel 2020 (Università Roma Tre) e
Specializzazione per il Sostegno Didattico agli alunni con disabilità (UNINT, 2020).
La mia produzione letteraria e di ricerca si concentra sulla storia dell’America Latina, il femminismo rivoluzionario e l’analisi geopolitica contemporanea. Tra le mie opere principali:
Principali Saggi e Curattele:
L’eredità di Simón Bolívar, il cuore ribelle dell’America Latina (Mario Pascale Editore): Un’analisi sull’attualità del pensiero bolivariano nel contesto delle sfide geopolitiche odierne.
Manuela Sáenz e Simón Bolívar (Edito da Dei Merangoli): Studio approfondito sul legame politico e rivoluzionario tra queste due figure chiave.
Manuela Sáenz Aizpuru: Il femminismo rivoluzionario oltre Simón Bolívar (Aras Edizioni, 2018; riedito Porto Seguro Editore, 2022): Include la prima traduzione italiana del loro carteggio privato.
Donne cubane: l’altra metà della Rivoluzione (CTL Edizioni-Libeccio, 2020).
Venezuela: un esempio di guerra ‘ibrida’ (Saggio scientifico su Democrazia & Sicurezza, 2019).
Collaborazioni Editoriali:
Ho curato la pubblicazione de Il Socialismo in un Paradigma Liberale di Giulio Santosuosso (2022) e contribuito con profili biografici al volume America Latina: donna forte e insorgente di Diego Battistessa (2020).
Collaboro stabilmente con testate d’informazione indipendente, unendo il rigore della ricerca storica a una partecipazione attiva nel dibattito civile e politico.
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