di Chiara Cavalieri
IL CAIRO- Il Corno d’Africa e il Mar Rosso stanno diventando uno dei nodi più sensibili della geopolitica contemporanea. In un contesto segnato da instabilità, terrorismo, competizione internazionale e nuove alleanze militari, la Somalia rilancia con forza il tema della propria sovranità territoriale e individua nel rafforzamento delle relazioni con Egitto e Turchia una scelta strategica indispensabile.
Le dichiarazioni del ministro somalo dell’Informazione, Cultura e Turismo, Dawood Aweys Jama, pubblicate dalla Somali News Agency, segnano un passaggio politico chiaro: la Somalia respinge ogni tentativo esterno di alimentare tensioni nel Mar Rosso e denuncia apertamente le mosse israeliane nell’area.

Il caso Somaliland e la denuncia contro Israele
Secondo Jama, il riconoscimento da parte di Israele di una regione separatista somala – il cosiddetto Somaliland – è “nullo, non valido e illegale” e rappresenta una grave violazione dell’integrità territoriale della Somalia.
Il ministro ha sottolineato che tale riconoscimento contrasta con le norme e le convenzioni internazionali adottate dalla comunità globale, e rischia di trasformarsi in un precedente destabilizzante in una regione già attraversata da fragilità politiche e conflitti latenti.
La questione del Somaliland, infatti, non è solo un problema interno somalo: è una partita geopolitica che coinvolge potenze regionali e globali, in un’area cruciale per le rotte commerciali e militari.
Bab al-Mandab: il punto più delicato del Mar Rosso
Jama ha avvertito che gli sforzi israeliani mirerebbero a trasformare lo stretto di Bab al-Mandab e l’intera regione del Mar Rosso in un nuovo focolaio di tensione.
Bab al-Mandab è uno dei choke points strategici più importanti del pianeta: collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e quindi all’Oceano Indiano, costituendo una via obbligata per:
- commercio globale
- traffico energetico
- sicurezza marittima
- equilibrio tra Africa e Medio Oriente
Ogni destabilizzazione di questo passaggio rischia di avere conseguenze dirette su Suez, sul Mediterraneo e sull’intera economia internazionale.
Per questo Jama ha invitato la comunità internazionale e i Paesi della regione a opporsi fermamente a qualsiasi tentativo di trascinare l’area verso l’instabilità.
Perché Somalia rafforza i legami con Egitto e Turchia
Il ministro somalo ha spiegato che Mogadiscio sta puntando oggi a rafforzare la cooperazione politica e di difesa con due attori centrali:
- Egitto
- Turchia
Secondo Jama, queste partnership sono fondamentali per sostenere la Somalia nella preservazione della sua unità nazionale e dell’integrità territoriale.

Inoltre, le alleanze con Paesi amici rappresentano un elemento chiave nella lotta contro i gruppi terroristici, che continuano a minacciare la stabilità interna e regionale.
Presenza militare turca e chiusura del porto di Mogadiscio
Sul terreno, la cooperazione con Ankara si sta manifestando in modo sempre più concreto.
I media somali hanno riferito che il porto principale di Mogadiscio è stato chiuso temporaneamente per consentire lo scarico di equipaggiamenti militari destinati alla base turca TurkSom.

La nave da guerra turca TCG Sancaktar, attraccata al porto, trasportava materiale militare e – secondo fonti dell’ambasciata turca – entrerà stabilmente a far parte dei mezzi operativi delle forze turche di stanza in Somalia.
Ankara ha stabilito la propria base militare a Mogadiscio nel 2017 e oggi considera la Somalia un punto strategico per la proiezione nel Mar Rosso e nell’Oceano Indiano.
L’Egitto ribadisce il sostegno assoluto alla Somalia
Parallelamente, anche l’Egitto ha riaffermato la propria posizione con estrema chiarezza.
Il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdel-Aty ha sottolineato il sostegno totale del Cairo all’unità e alla sovranità della Somalia, respingendo qualsiasi tentativo unilaterale di creare entità parallele fuori dai quadri giuridici riconosciuti internazionalmente.
Queste dichiarazioni sono giunte durante intensi colloqui con il suo omologo somalo Abdul Salam Abdi Ali, a margine del vertice dell’Unione Africana.
I rapporti bilaterali hanno registrato un salto di qualità dopo la visita del presidente somalo Hassan Sheikh Mohamud al Cairo l’8 febbraio 2026.
Missione AUSSOM: le forze egiziane in Somalia
Uno dei punti centrali della cooperazione riguarda la dimensione militare e di sicurezza.
Abdel-Aty ha elogiato la partecipazione del presidente somalo alla parata militare delle forze egiziane destinate a partecipare alla Missione dell’Unione Africana per la sicurezza e la stabilità in Somalia (AUSSOM).
Il ministro ha definito questo dispiegamento un riflesso dell’elevata efficienza e professionalità delle forze armate egiziane, sottolineando che l’Egitto rappresenta un pilastro regionale di sicurezza e stabilità.
Formazione, antiterrorismo e costruzione istituzionale
Il sostegno egiziano non si limita alla presenza militare, ma include programmi strutturali di formazione e rafforzamento delle istituzioni somale attraverso:
- Agenzia egiziana per il partenariato per lo sviluppo
- Centro Internazionale del Cairo per la risoluzione dei conflitti
- programmi antiterrorismo e capacity building
L’obiettivo dichiarato è rafforzare lo Stato somalo e consentire alla missione dell’Unione Africana di operare con finanziamenti adeguati e sostenibili.
Un Mar Rosso sempre più militarizzato
Le dichiarazioni somale contro Israele, la presenza navale turca, il dispiegamento egiziano e la centralità di Bab al-Mandab dimostrano che il Mar Rosso è entrato in una nuova fase:
una regione non più solo commerciale, ma profondamente strategica e militarizzata.
Il Corno d’Africa diventa così uno degli scacchieri principali del 2026, dove si intrecciano:
- sovranità nazionale
- competizione tra potenze
- sicurezza marittima
- terrorismo
- nuove alleanze regionali
In questo contesto, Somalia, Egitto e Turchia cercano di costruire un asse di stabilità, mentre la regione resta esposta a tensioni e manovre esterne.
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