Una ricerca italiana sulla musica tradizionale del Canale di Suez
di Chiara Cavalieri
CAGLIARI – Un nuovo studio accademico dell’Università di Cagliari, in Italia, accende i riflettori su una delle tradizioni musicali più caratteristiche dell’Egitto: la Simsimiyya, strumento e genere musicale profondamente radicato nella cultura popolare delle città del Canale di Suez.
La ricerca è stata realizzata dalla ricercatrice Eleonora Melis sotto la supervisione del professor Marco Lutzu, nell’ambito del percorso di laurea magistrale in produzione multimediale con specializzazione in etnomusicologia.

Lo studio si inserisce nel campo dell’etnomusicologia audiovisiva, disciplina che analizza le tradizioni musicali come espressione culturale, sociale e identitaria delle comunità.
Simsimiyya e Launeddas: un dialogo musicale nel Mediterraneo
La tesi della ricercatrice, intitolata “Master of the Mediterranean, Artisans in Music: Simsimiyya and Launeddas”, propone un confronto tra due importanti tradizioni musicali del Mediterraneo:
- la Simsimiyya, diffusa soprattutto nelle città egiziane di Port Said, Ismailia e Suez
- le Launeddas, antico strumento a fiato tipico della Sardegna
Secondo la ricercatrice, entrambe queste tradizioni rappresentano forme di patrimonio culturale vivente, in cui l’arte musicale si intreccia con la dimensione comunitaria, la memoria storica e l’artigianato degli strumenti.

Lo studio dimostra come queste pratiche musicali non siano semplicemente forme di intrattenimento, ma autentici simboli di identità culturale, capaci di trasmettere valori, storie e legami sociali tra le generazioni.
Il lavoro sul campo in Egitto
Nel corso della sua ricerca, Eleonora Melis ha svolto un periodo di lavoro sul campo in Egitto, studiando direttamente la produzione e la pratica musicale della Simsimiyya.
Durante la sua permanenza ha visitato il Torathya Heritage Center di Port Said, dove ha approfondito la tradizione artigianale della costruzione dello strumento insieme all’artista Mohamed Ghali.

La ricercatrice ha inoltre partecipato a workshop musicali a Ismailia, organizzati dalla TSDF Foundation, e ha avuto l’opportunità di vivere da vicino lo spirito comunitario che caratterizza la Simsimiyya assistendo a concerti dal vivo di gruppi locali, tra cui la celebre band Sohba Simsimiyya.
Queste esperienze sul campo hanno permesso di documentare non solo la dimensione artistica della tradizione, ma anche il ruolo sociale e identitario della musica nelle comunità del Canale di Suez.
Il contributo dell’Initiative Ismailia for Heritage and Society
Un ruolo importante nella ricerca è stato svolto dall’Initiative Ismailia for Heritage and Society (IHC), insieme al progetto culturale “Dhamma and Luck”, che si occupano della tutela e del rilancio del patrimonio musicale tradizionale egiziano.

Il fondatore dell’iniziativa, Ahmed Nour Fahmy, ha espresso soddisfazione per l’interesse dimostrato dal mondo accademico internazionale:
«Siamo felici di vedere un interesse crescente per il patrimonio culturale egiziano da parte di un’università prestigiosa come l’Università di Cagliari. Questo riconoscimento ci incoraggia a continuare il nostro lavoro di conservazione e valorizzazione della cultura egiziana e speriamo di sviluppare nuove collaborazioni con ricercatori internazionali.»
Il valore della ricerca per il patrimonio mediterraneo
La ricerca rappresenta un importante contributo allo studio delle tradizioni musicali del Mediterraneo, dimostrando come strumenti e pratiche musicali possano costituire un ponte culturale tra diverse società e territori.
Il confronto tra Simsimiyya e Launeddas evidenzia infatti una dimensione condivisa di artigianato musicale, identità collettiva e trasmissione orale, elementi fondamentali per comprendere il ruolo della musica nella costruzione delle comunità.
In un’epoca di globalizzazione culturale, studi come questo contribuiscono a documentare, preservare e valorizzare patrimoni musicali spesso poco conosciuti ma di straordinaria importanza storica e sociale.
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