Nuovo equilibrio nel Mediterraneo orientale: tra Eni, Chevron e investimenti strategici di Abu Dhabi
di Chiara Cavalieri
IL CAIRO- L’Egitto consolida la propria centralità energetica nel Mediterraneo orientale con l’ingresso di Mubadala Energy nella concessione offshore di Nargis, nel bacino del Delta orientale del Nilo. La società emiratina ha ufficialmente completato l’acquisizione di una quota del 15% precedentemente detenuta dall’italiana Eni.
L’operazione, annunciata dall’agenzia emiratina WAM, rafforza la presenza strategica degli Emirati Arabi Uniti in quella che è considerata una delle aree marittime più rilevanti per il futuro energetico egiziano.
La nuova struttura azionaria della concessione Nargis
Dopo l’operazione, l’assetto societario della concessione risulta così articolato:
- Chevron: 45% (operatore del blocco)
- Eni: 30%
- Mubadala Energy: 15%
- Tharwa Petroleum: 10%
La concessione è gestita in partnership con Egyptian Natural Gas Holding Company (EGAS), con una ripartizione paritaria: 50% al gruppo dei contraenti e 50% a EGAS.
Si tratta di un modello tipico delle concessioni energetiche egiziane, che consente al Cairo di mantenere controllo strategico pur attirando capitali e tecnologia internazionale.
Nargis: un bacino ad alto potenziale
La concessione di Nargis si trova nel bacino del Delta orientale del Nilo, a circa 50 chilometri dalla costa egiziana, nel Mar Mediterraneo. L’area è considerata geologicamente promettente e si inserisce nella stessa provincia energetica che ha visto la scoperta di grandi giacimenti negli ultimi anni.
Nel 2023 sono state condotte operazioni esplorative nel campo Nargis-1, confermando l’interesse delle major internazionali per l’area.
Il Mediterraneo orientale non è solo una mappa di coordinate sottomarine. È una scacchiera geopolitica dove energia, sicurezza marittima e alleanze regionali si intrecciano con precisione chirurgica.
La continuità strategica di Mubadala in Egitto
L’acquisizione non è un episodio isolato. Mubadala Energy aveva già consolidato la propria presenza in Egitto:
- Nel 2018 è diventata partner con una quota del 20% nella concessione offshore di Noor.
- Detiene inoltre il 10% nella concessione offshore di Shorouk, che include il giacimento di gas Zohr, uno dei più grandi del Mediterraneo.
Le concessioni di Noor e Shorouk sono entrambe gestite da Eni e situate al largo della costa egiziana. Con l’ingresso in Nargis, Mubadala amplia un corridoio energetico coerente, costruendo un portafoglio integrato nel Mediterraneo orientale.
Mansour Mohamed Al Hamed, CEO di Mubadala Energy, ha definito l’operazione come un rafforzamento dell’impegno a lungo termine verso l’Egitto e un’opportunità di crescita ad alto impatto in una regione strategicamente centrale.
Implicazioni geopolitiche ed economiche
L’operazione produce almeno tre effetti rilevanti:
- Rafforza l’asse energetico tra Egitto ed Emirati Arabi Uniti.
- Consolida la presenza di capitali del Golfo nel settore upstream egiziano.
- Conferma il ruolo dell’Egitto come hub energetico regionale nel Mediterraneo.
Il Cairo continua a muoversi secondo una logica multilaterale: partnership con Europa (Eni), Stati Uniti (Chevron) e Golfo (Mubadala). Una triangolazione che riduce dipendenze e massimizza leva diplomatica.
L’energia, in questa fase storica, non è solo produzione di gas. È stabilità finanziaria, peso negoziale, sicurezza nazionale.
Uno scenario in evoluzione
L’Egitto si prepara a nuove attività di esplorazione nel Mediterraneo, in un contesto in cui la domanda europea di diversificazione energetica rimane elevata e il Mediterraneo orientale continua a emergere come bacino strategico.
Nargis, Noor, Shorouk e Zohr non sono semplici nomi tecnici su una carta nautica. Sono tasselli di un disegno più ampio che ridefinisce gli equilibri energetici regionali.
Nel Mediterraneo orientale, ogni perforazione è anche un messaggio geopolitico. E il messaggio, questa volta, parla di cooperazione strutturata tra Il Cairo e Abu Dhabi.
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