Non sapevamo niente. Non ci ha detto niente nessuno … però abbiamo sentito il botto. Si può riassumere così la posizione del governo italiano su quanto stata accadendo in Iran. Il fedele alleato statunitense, ma anche il governo israeliano per cui l’esecutivo Meloni si è più volte sperticato, non hanno ritenuto opportuno avvisare un membro della NATO. Macron, Sholtz, Starmer invece, sapevano.
Secondo quanto riportato dall’agenzia Reuters, la guerra israelo statunitense iraniana, che sarebbe più opportuno rinominare “guerra dei dodici giorni dopo una breve pausa”, ha già fatto una “vittima” italiana. Guido Crosetto, ministro della difesa, sarebbe rimasto appiedato a Dubai in conseguenza della cancellazione dei voli. Se Camillo Benso, conte di Cavour, si è seduto al tavolo della pace dopo la guerra di Crimea grazie a un migliaio di bersaglieri, perlopiù deceduti di colera, malnutrizione e stenti, e solo 17 per cause di guerra, Giorgia Meloni potrà sventolare, per chiedere un ruolo nella trattativa, la foto di Crosetto appollaiato in sala d’attesa.
Perdonate l’ironia, ma qui si ride per non piangere.
Brics and friends è una rivista di politica, geopolitica e diplomazia culturale. Questa digressione nella politica interna si rende comunque necessaria, visto il nostro ruolo (o non ruolo) a livello internazionale. Ufficialmente il presidente del Consiglio del governo italiano non ha fatto un endorsement alla scelta militare di Washington e Gerusalemme, ma piuttosto un appello alla prudenza e alla de-escalation. Il presidente del Consiglio ha sottolineato la necessità di evitare un allargamento del conflitto che potrebbe avere effetti devastanti sull’intera regione del Medio Oriente e sul contesto mondiale, invitando a rafforzare gli sforzi diplomatici per riportare le parti alla negoziazione.
Di certo, però, non ha condannato con fermezza un attacco preventivo ad un paese sovrano, nel pieno di un negoziato che, pur traballando, un passo alla volta, poteva anche finire bene con la soddisfazione di tutti.
Io lo avrei fatto. Senza se e senza ma.
Un paese satellite di Washington (o se preferite, un “alleato”) perennemente supino, sarà considerato sempre l’ultima ruota del carro. Fare dei distinguo, anche rimanendo all’interno di un’alleanza, non solo è moralmente ed eticamente giusto, ma fa aumentare il tuo punteggio e la tua rilevanza.
Lo sapevano bene, ad esempio, Andreotti e Craxi. Altri tempi, purtroppo.
Anche la politica estera vuole spina dorsale. E l’Italia non ce l’ha.
Non gioiscano troppo presto le opposizioni di queste mie parole. L’Italia è in sé un paese satellite. Indipendentemente da chi lo guida. Come dimenticare il nostro apporto al bombardamento di Belgrado, ad esempio? O quei pezzi di centro sinistra che ritenevano “inopportune” le bandiere palestinesi alle proprie manifestazioni, salvo poi arrendersi di fronte al mainstream imperante? Per non parlare dei liberali che, mentre Netanyahu portava avanti i suoi loschi progetti su Gaza, facevano a gara per occupare un podio al portico d’Ottavia.
Quello che manca, e che dovrebbe essere fondamentale, è una chiara visione di cosa sia l’interesse nazionale. Che, sia chiaro, non è e non può essere quello di Leonardo/Finmeccanica. La politica estera non serve per vendere armi e basta. La definizione canonica di interesse nazionale è “ciò che uno Stato non può evitare di perseguire senza creare un danno alla collettività”. Applicato alla politica estera questo si estrinseca nella ricerca della pace, la chiusura per via arbitrale dei conflitti, la prosperità raggiunta attraverso il commercio internazionale, il rispetto della dignità e della vita delle persone. Ci pieghiamo invece al suo contrario. Guerra più o meno dichiarata, sostegno tacito o fattivo ad azioni piratesche come gli “attacchi preventivi”, sanzioni che affamano interi popoli, vedi Cuba e Venezuela, o che creano un danno solo al nostro paese, vedi quelle contro la Russia. Ma questi sono solo esempi tra i tanti.
Ora abbiamo, come comunità nazionale, un compito di fronte a noi, una scelta. Continuare a fare i finti tonti nel codazzo del potente di turno oppure guadagnare il nostro posto tra i costruttori di pace, stabilità, benessere e giustizia sociale. Nella speranza che il botto svegli le nostre assopite coscienze…
