Sejed Majid Emami, Presidente dell'Istituto culturale dell'Iran a Roma
Di Seyed Majid Emami, Presidente dell’Istituto di Cultura dell’Iran a Roma
RICEVIAMO E, PER DOVERE DI CRONACA, PUBBLICHIAMO
La morte delle rivolte armate di piazza guidate dai terroristi affiliati ai servizi segreti stranieri ha costretto la sala operativa dei Promotori del Caos a cambiare strategia: “Rimarcare la possibilità di un attacco militare statunitense all’Iran!”. Ma l’analisi di un simile progetto rivela delle verità interessanti.
In primo luogo, una tale variazione di strategia nasconde un significato specifico, ovvero che la sala operativa dei servizi di sicurezza nemici ha concluso che la diffusione in modo violento del progetto del caos per le strade è drasticamente diminuita. Per di più, non solo il piano è fallito nella sua fase di espansione, ma anche le azioni rivendicate dai nuclei operativi dell’ISIS sono state contenute e arrestate rispetto a pochi giorni fa. Le cellule terroristiche operative avrebbero dovuto spingere il Paese verso la guerra civile e la disintegrazione espandendo le loro attività orizzontalmente, quantitativamente e qualitativamente, ma quel piano ambizioso è stato ora limitato a poche azioni individuali e localizzate. Adesso che il caos è morto, i suoi fautori devono mantenerlo in vita con l’aiuto della respirazione artificiale, ecco perché, in un simile clima, diventa significativo il tamburellare sulla possibilità di un attacco militare. Questa strategia di propaganda, infatti, tiene vivo il morale delle cellule terroristiche armate e mantiene in vita il progetto del caos, anche se solo in forma vegetativa.
Un altro punto degno di nota è che questa strategia mediatica viene attuata con l’obiettivo di instillare la paura e incutere il terrore, sebbene l’asse americano-sionista ne abbia già testato l’inefficacia durante la Guerra dei 12 giorni: un esperimento che, ovviamente, non ha portato alla resa dell’Iran. Se gli iraniani fossero stati disposti a cedere di fronte ad un attacco militare nemico, lo avrebbero già fatto durante quel periodo, per quanto l’attuale capacità difensiva del Paese sia oggi molto diversa da quella al tempo della Guerra dei 12 giorni, giacché, secondo l’annuncio del Presidente e del Segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, le capacità di difesa del Paese sono migliorate significativamente in termini di quantità, qualità, equipaggiamento e armamento rispetto ad allora. Il Presidente dell’Assemblea Consultiva Islamica ha inoltre sottolineato, nel suo discorso di domenica, che, in caso di un errore di calcolo da parte del nemico, tutte le aree di interesse dell’asse americano-sionista diverranno un legittimo bersaglio per le forze armate iraniane. La resistenza nazionale del popolo iraniano durante la Guerra dei 12 giorni e il suo unanime sostegno alle forze armate dopo il duro colpo subito hanno raddoppiato la capacità del Paese di spezzare il collo del nemico. Il popolo di oggi è lo stesso che ha combattuto nella Guerra dei 12 giorni, e persino coloro che protestavano per le proprie condizioni di vita si sono dissociati dai terroristi dopo aver assistito agli abusi del nemico. Si tratta di un’unità che è stata nuovamente dimostrata dalla partecipazione nazionale alla giornata del 12 gennaio. Sono questa resistenza popolare e questa unità che hanno infuso nuovo vigore alle forze armate, le quali possono ora infliggere colpi più dolorosi all’asse americano-sionista.
La Repubblia Islamica dell’Iran è impavida e intrepida nel difendere la propria integrità territoriale, la sicurezza nazionale e i propri interessi, indipendentemente dal fatto che gli si frappongano dinanzi un terrorista armato, un mercenario del nemico o gli interessi dell’asse americano-sionista nella regione e nei territori occupati: se la stupidità del nemico dovesse trasformarsi in realtà, l’Iran oggi sarà più preparato a rispondere all’aggressione di quanto non lo fosse durante la Guerra dei 12 giorni, colpendo, come fece sette mesi fa, sia i territori occupati che le basi americane.
Proprio durante la Guerra dei 12 giorni, il 15 luglio del 2025, la Guida Suprema dell’Iran, l’Ayatollah Alì Khamenei, disse: “Per una Nazione, specialmente per la forza militare di un Paese, possedere la fiducia in sé stessi a tal punto da esser pronti ad affrontare il potere dell’America e il suo cane da guardia nella regione, il regime sionista, petto a petto, è un valore molto, molto importante. Tutti dovrebbero sapere, tanto i nostri amici quanto i nostri nemici e la stessa Nazione iraniana, che l’Iran non apparirà come la parte debole in nessuna arena, poiché possediamo gli strumenti necessari, sia la logica che la forza. Naturalmente, si sa, la guerra implica tanto il prendere quanto il perdere, essendovi in guerra sia il colpire che l’essere colpiti. Non ci si può aspettare che in guerra non accadano incidenti ma, grazie a Dio, ci stiamo dando da fare”.
