Riportiamo l’intervento del Presidente del Governo spagnolo Pedro Sánchez al Congresso dei Deputati 25 marzo 2026. La Fonte ufficiale: Congresso dei Deputati/La Moncloa. Conferenza stampa ufficiale del governo – fonte pubblica.
PEDRO SÁNCHEZ: Buongiorno signore e signori deputati. Signora presidente, permettetemi che le mie prime parole siano rivolte ai nostri concittadini nelle isole canarie per esprimere loro la nostra solidarietà e anche l’impegno di tutto il sistema di protezione civile di fronte alla tempesta che stanno subendo in queste ultime ore.
(Applausi)
E con questo desiderio esprimere anche il grande paradosso di vedere come il mondo e anche i suoi rappresentanti politici, tra cui noi dobbiamo trovarci costretti a parlare di guerra, di pace e non tanto di sfide comuni come quella dell’emergenza climatica e dei suoi effetti sulla sicurezza e sulla vita dei nostri concittadini. Signore e signori, ci sono date che non si dimenticano. Ci sono date che non si dimenticano, che restano segnate per sempre e lo fanno inoltre nella memoria collettiva di un paese. A mio parere, il 15 febbraio 2003 è stata una di quelle date. Quel sabato più di 3 milioni di cittadini sono scesi in piazza in tutta la Spagna con un messaggio semplice e deciso: No alla guerra.
(Applausi)
Come molti altri concittadini, anch’io ero uno di loro. Ho vissuto per strada l’orgoglio e il coraggio di una società, la società spagnola, che si è rifiutata di rinunciare ai propri principi solo per compiacere un presidente statunitense; che si è rifiutata di sostenere una menzogna che mirava soltanto a rendere i ricchi ancora più ricchi e i già poveri ancora più miserabili. I sondaggi di quei giorni erano molto chiari, erano molto netti, signore e signori. Meno del 6% degli spagnoli e delle spagnole voleva che la Spagna si unisse al conflitto e l’allora presidente del governo, José Maria Aznar ne era perfettamente consapevole, ma non gli importava. Ci ha trascinati in quella follia, comunque perché voleva sentirsi importante, perché voleva — onorevoli deputati, silenzio — perché voleva sentirsi importante, perché voleva che il presidente degli Stati Uniti, allora George Bush, lo invitasse a fumare un sigaro e potesse mettere i piedi sul tavolo.
Una guerra in cambio dell’ego. La dignità di un intero paese in cambio di quella foto. Quello che è venuto dopo lo conosciamo bene perché ormai fa parte della storia, il più grande disastro geopolitico del mondo dopo la guerra del Vietnam. Onorevoli del Partito Popolare e di Vox che già stanno interagendo, e lo apprezzo. Inoltre, sapete quante vittime ha causato la guerra in Iraq? Lo sapete? Sapete, sapete cosa ha provocato quella guerra illegale in Medio Oriente e nel resto del mondo? Non lo sapete perché non volete saperlo e perché inoltre è una vergogna. Ma credo che sia importante ricordarlo perché dimenticare è il primo passo per commettere lo stesso errore.
(Applausi)
Sono morte più di 300.000 persone. Più di 300.000 persone, molti di loro bambini, bambine e donne. Ci sono state più di 5 milioni di persone sfollate che hanno dovuto abbandonare la propria casa. Il paese è logicamente completamente in rovina, un torrente di instabilità che si è esteso a tutta la regione. La guerra in Iraq, tra l’altro, ha precipitato la guerra in Siria, ha galvanizzato Al-Qaeda, ha stimolato la creazione del Daesh, del cosiddetto stato Islamico e paradossi della storia, signore e signori, paradossi della storia, ha enormemente rafforzato il regime iraniano degli Ayatollah attraverso la cosiddetta mezzaluna fertile sciita.
In Europa questa guerra, la guerra di, tra gli altri Aznar, ha provocato tensioni tra gli Stati membri, vi ricorderete la Vecchia e la Nuova Europa, a seconda che si fosse allineati o meno con il diritto internazionale. Ha provocato anche un aumento sostanziale dei prezzi dei carburanti e anche del costo della spesa. La crisi migratoria è stata senza precedenti nel Mediterraneo, con attentati jihadisti a Parigi, a Londra, a Bruxelles, a Barcellona e a Madrid. In tutto ciò, onorevoli colleghi, sono morti più di 150 connazionali spagnoli. Questo è ciò che è successo, onorevoli colleghi, onorevoli di Vox e onorevoli del Partito Popolare. Questo è ciò che è successo, signor Feijóo (N.D.A. Alberto Núñez Feijóo). E nonostante ciò la settimana scorsa il signor Feijóo ha avuto il coraggio di insinuare che se ora dovesse verificarsi una nuova ondata di attentati in Europa, sarà colpa della regolarizzazione dei migranti che si sta portando avanti il governo della Spagna. Che cinismo e che mancanza di rispetto verso le vittime.
(Applausi)
Perché la morte, la morte, l’instabilità, la crisi umanitaria, l’erosione delle condizioni di vita di milioni di cittadini in Europa, in Spagna e in tutto il mondo. E l’equivalente attuale di 1,9 miliardi di euro di spesa militare è stato il risultato della guerra in Iraq, in tutto il mondo e in Spagna. Questo è stato il regalo del trio delle Azzorre con la loro guerra illegale. Col passare degli anni alcuni dei promotori della guerra illegale in Iraq hanno cambiato posizione. L’ex presidente George Bush ha chiesto scusa per quella guerra illegale. Il primo ministro britannico ha chiesto scusa per quella guerra illegale. E l’ex presidente Aznar cosa ha detto? Che non si pente di nulla e che non lo farà mai. Questa è la statura morale dell’ex presidente José Maria Aznar.
(Applausi)
È importante ricordare, non dimenticare, per non commettere gli errori che sono stati commessi in passato. E purtroppo la storia si ripete, ma questa volta non come farsa, bensì come tragedia, perché ad Aznar sono subentrati il signor Feijóo e il signor Abascal e a Bush è subentrato Donald Trump. E al posto dell’Iraq abbiamo l’Iran. A proposito, l’Iran, signore e signori, è un paese con una popolazione doppia rispetto all’Iraq e con un peso sull’economia globale cinque volte superiore. Un paese che dispone di più soldati regolari di quanti ne abbiano Germania, Francia e Italia messe insieme. Questa è la forza militare che possiede l’Iran con tecnologie molto avanzate, come stiamo vedendo, capaci di distruggere aerei in pieno volo, lanciare missili balistici a 4.000 km di distanza, controllare lo stretto di Hormuz. Nonostante la presenza della flotta americana, in definitiva, l’Iran è una potenza militare e tra l’altro da 40 anni si sta preparando a una guerra come questa.
Quello che voglio dirvi con tutto questo è che non ci troviamo di fronte allo stesso scenario della guerra illegale in Iraq. Siamo di fronte a qualcosa di molto peggiore, molto peggiore, con un potenziale di impatto molto più ampio e molto più profondo. Ed è opportuno ricordare, signore e signori, inoltre, come siamo arrivati a questa situazione. Le persone che ci stanno seguendo attraverso i mezzi di comunicazione, attraverso i social network, devono ricordare che lo scorso 22 giugno dello scorso anno, mentre Israele devastava Gaza, gli Stati Uniti bombardarono i complessi militari dell’Iran, di Fordow, di Isfahan e anche di Natanz, perché secondo loro il regime della guerra è un grande problema. Il regime degli Ayatollah era, e cito testualmente, «molto vicino ad arricchire abbastanza uranio da costruire testate nucleari» e che lo stesso giorno dell’attacco il presidente degli Stati Uniti assicurò in un discorso televisivo che quelle infrastrutture erano state, e cito testualmente, «completamente e totalmente distrutte», anche se diversi rapporti tecnici mettevano in discussione tale informazione.
La gente deve sapere anche che oltre a quel giorno ce n’è stato un altro il 6 febbraio già di quest’anno, sempre secondo le informazioni di media internazionali e nazionali accreditati in cui si diceva che c’erano delegazioni degli Stati Uniti e dell’Iran che stavano negoziando. Lo hanno fatto per diverse settimane secondo i mezzi di comunicazione, prima in Oman e poi a Ginevra. E dopo molti dubbi, sembra, secondo queste informazioni, che l’Iran abbia finito per aprirsi alla fermezza, un nuovo accordo nucleare, peraltro un accordo sostanzialmente migliore di quello dell’ex presidente Obama quando lo raggiunse nel 2015, in cui, tra le altre cose, l’Iran si impegnava a distruggere la maggior parte del suo uranio arricchito e a ripristinare la supervisione dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica.
La gente quindi deve sapere che secondo tutte le informazioni l’amministrazione statunitense aveva questa proposta tra le mani e che l’ha rifiutata senza fornire spiegazioni e che esattamente due giorni dopo, il 28 febbraio, ha iniziato a bombardare Teheran insieme al governo del primo ministro Netanyahu, senza avvisare i suoi alleati, senza copertura legale e senza un obiettivo definito.
(Applausi)

La Casa Bianca ha affermato, signori, che l’hanno fatto perché l’Iran era a due settimane dal prendere e detenere l’arma nucleare, ma diversi altri funzionari delle agenzie e dei dipartimenti di sicurezza degli Stati Uniti hanno dichiarato, e cito che in questo paese, e apro le virgolette, «non esisteva un programma strutturato per fabbricare armi nucleari» e che, pertanto, cito di nuovo, «l’Iran non rappresentava una minaccia imminente per l’occidente». Nonostante ciò le bombe sono cadute, continuano a cadere mentre parliamo, signori, con un’intensità che, secondo le stesse cifre in possesso del Pentagono, è il doppio di quella impiegata durante la guerra in Iraq.
Le bombe hanno già colpito più di 3000 obiettivi strategici, tra cui basi militari, centri di governo, porti, ma purtroppo hanno anche distrutto più di 40.000 abitazioni, ospedali, aeroporti, scuole, infrastrutture energetiche, per esempio quella di South Pars, quella di Ras Laffan, quella di Ninard, dove si produce niente meno che il 20% del gas liquefatto mondiale. Raffinerie tutte quante che, come è stato giustamente detto, nei paesi che hanno subito questi danni ci vorranno anni per essere ricostruite. E quindi la domanda che dovremmo farci, signore e signori, e che credo legittimamente si pongano la maggior parte dei cittadini e delle cittadine è a cosa serve tutta questa distruzione, quali conseguenze ha avuto questo primo mese di guerra e io credo che i dati siano molto eloquenti perché ci sono già quasi 2000 morti confermati e probabilmente ce ne sono 1000 o più non confermati, oltre 4 milioni di persone sfollate in Iran e in Libano. Un primo ministro israeliano, Netanyahu, che si sente rafforzato, il cui obiettivo è ripetere in Libano la stessa distruzione e la stessa sofferenza inflitte a Gaza. Una risposta del regime iraniano, crudele e illegale ai suoi paesi vicini che ovviamente condanniamo e respingiamo perché un’illegalità non può essere risposta con un’altra illegalità.
Circa 12 miliardi di euro o di dollari, meglio, detto in altri termini, denaro pubblico speso in operazioni militari, una contrazione severa del turismo, del commercio marittimo e del traffico aereo mondiale, un aumento drastico del prezzo degli idrocarburi, dei fertilizzanti, dell’elio, delle materie prime essenziali per il corretto funzionamento dell’economia mondiale e anche per la sicurezza alimentare di milioni di persone. E qui nel nostro paese il diesel e il gas sono aumentati rispettivamente del 35% e del 95%. L’IBEX 35, per citare solo questo esempio, ha accumulato una perdita del 9%, il che significa che le aziende spagnole, in appena un mese di conflitto hanno perso più di 100 miliardi di euro in meno di un mese, quasi 5 miliardi di euro per ogni giorno di questo conflitto, di questa guerra illegale.
E quindi tutto questo per cosa? Cosa hanno ottenuto i promotori di questa guerra illegale? A mio avviso hanno ottenuto quanto segue. Per prima cosa minare la legalità internazionale, destabilizzare il Medio Oriente, riaccendere i conflitti in Iraq e in Libano, seppellire Gaza sotto le macerie, ma non questa volta sotto le macerie di cemento, bensì sotto quelle dell’oblio e dell’indifferenza. Portare l’insicurezza nei paesi del Golfo, che fino a poco meno di un mese fa erano paesi sicuri. Incentivare, come abbiamo visto ieri, i programmi nucleari del Pakistan e della Corea del Nord. Dare a Putin più di 8 miliardi di euro per finanziare la sua guerra e la sua invasione in Ucraina, grazie all’aumento del prezzo del carburante e alla revoca delle sanzioni, anch’essa prodotta dall’amministrazione statunitense. Aggravare le difficoltà energetiche e logistiche del popolo e dell’esercito ucraino, come abbiamo avuto modo di condividere con il presidente Zelensky poco più di 10 giorni fa. E in Iran a Teheran cambiare un Khamenei? Dall’altra parte Khamenei ancora peggio perché Mojtaba è un leader altrettanto dittatoriale e ancora più sanguinario di suo padre e inoltre, a differenza di quest’ultimo, è favorevole allo sviluppo di armi nucleari da parte dell’Iran.
Riassumendo, in poche parole, questo è un disastro assoluto. Assoluto. Questo è ciò che hanno ottenuto finora i promotori di questa guerra e questo è ciò a cui, a mio avviso, le signorie vostre del Partito Popolare e di Vox hanno contribuito con il loro sostegno o con il loro silenzio.
(Applausi)
Perché i cittadini e le cittadine devono avere chiara una cosa e cioè che tacere di fronte a una guerra ingiusta e illegale non è prudenza né lealtà, è un atto di codardia e di complicità.
(Applausi)

Nel frattempo il governo della Spagna, signorie, cosa ha fatto? Bene, abbiamo lavorato senza sosta su cinque fronti che vorrei condividere con tutti voi. In primo luogo, come sapete, abbiamo negato agli Stati Uniti l’uso delle basi di Rota e di Morón per questa guerra illegale. Tutti i piani di volo che prevedevano azioni legate all’operazione in Iran sono stati respinti, tutti, compresi quelli degli aerei cisterna. Non è stato facile, ma credo che lo abbiamo fatto perché tra le altre cose lo permette l’accordo bilaterale che regola queste basi e perché siamo un paese sovrano che non vuole partecipare a guerre illegali.
(Applausi)
In secondo luogo, abbiamo effettuato l’evacuazione più importante della storia della Spagna. Abbiamo evacuato 8.000 spagnoli e spagnole che erano rimasti bloccati in Iran nei paesi del Golfo. Abbiamo inviato aiuti umanitari a diversi paesi colpiti, come ad esempio il Libano. Abbiamo rafforzato la difesa del territorio europeo a Cipro inviando la nostra fregata più avanzata nel Mediterraneo orientale. In terzo luogo, così come abbiamo fatto all’inizio della guerra in Ucraina, il governo ha approvato un piano di risposta alla guerra in Medio Oriente, avviando così fino ad ora il più grande scudo sociale dell’intera Unione Europea. Il più grande, uno scudo sociale dotato di 5.000 milioni di euro in aiuti diretti ai settori colpiti con esenzioni fiscali, politiche coraggiose per proteggere i nostri 20 milioni di famiglie, 3 milioni di imprese dalle conseguenze dannose di questa guerra. Perché evidentemente, signore e signori, ogni bomba che cade in Medio Oriente finisce per colpire il portafoglio delle nostre famiglie.
Signore e signori, questo governo, da quando ho l’onore di presiedere l’esecutivo, ha affrontato crisi senza precedenti. Crisi senza precedenti dalle quali siamo usciti, credo, rafforzati come società e l’ho detto in molte occasioni davanti a voi e anche davanti alla cittadinanza: non scegliamo le crisi, ma scegliamo come risolverle e affrontarle e lo facciamo con più protezione, non con meno. E i dati economici, tra l’altro, confermano la bontà della scelta di questa politica economica che combina protezione e trasformazione, in particolare nel settore energetico, dove effettivamente puntare sulle energie autoctone ci rende più resilienti nell’affrontare questi shock energetici che ci arrivano dall’esterno.
Alla pandemia, signore e signori, abbiamo risposto con la cassa integrazione e con i fondi europei invece dei tagli, degli aumenti indiscriminati delle tasse alla classe media lavoratrice e dei salvataggi alle banche che la destra ha promosso quando ha governato durante la crisi finanziaria. Alla guerra in Ucraina abbiamo risposto con la soluzione iberica, con una mobilitazione senza precedenti di risorse per un valore di 25.000 milioni di euro che ci hanno permesso di essere uno dei primi paesi europei a recuperare il percorso del 2% di inflazione con una crescita economica che supera di gran lunga la media europea e triplica niente meno la prima economia del mondo nel 2025, gli Stati Uniti, nella creazione di posti di lavoro. Alla guerra commerciale aperta unilateralmente dagli Stati Uniti contro l’Europa e contro il mondo, abbiamo risposto con garanzie e aiuti per un valore di 15 miliardi di euro, aprendo nuovi mercati alle nostre imprese. Pertanto, signore e signori, ripeto, non scegliamo le crisi, ma scegliamo come uscirne proteggendo le persone senza lasciare indietro nessuno. E questa è anche la logica del piano di risposta alla guerra in Iran che spero possa essere convalidato domani da voi.
(Applausi)
Perché dico questo? Lo dico perché è anche importante che i cittadini, prima ho fatto riferimento alla guerra in Iraq, siano consapevoli dell’importanza di avere governi impegnati con la gente comune. Lo dico perché durante la guerra in Iraq il governo dell’allora presidente Aznar non fece nulla. Assolutamente nulla. Il signor Montoro, ministro delle finanze all’epoca, non approvò nemmeno una sola riduzione fiscale. Zero riforme, zero aiuti. Si vede che era troppo occupato ad arricchirsi e a trafficare con la Gazzetta Ufficiale dello Stato per preoccuparsi della città.
(Applausi)
Eppure, ovviamente, oggi ascolteremo una sfilza di proposte di riduzioni fiscali da parte dell’opposizione, ma insomma a dare lezioni. Che faccia tosta, che faccia tosta.
(Applausi)

Noi sì che ci siamo impegnati, infatti, oltre ad aver creato il più grande scudo sociale dell’Unione Europea, abbiamo promosso diverse misure per accelerare ancora di più la nostra transizione energetica. Questo è stato il nostro quarto pilastro o asse d’azione, perché se c’è qualcosa che questa crisi o le crisi provocate dalle guerre in Ucraina e in Iran hanno dimostrato, è che meno dipendiamo dal gas e dal petrolio, più saremo autonomi come paese e più resilienti saremo.
(Applausi)
In quinto e ultimo luogo, ciò che ha fatto il governo è stato dispiegare un’intensa attività diplomatica per fermare questa guerra. Siamo stati i primi a far sentire la nostra voce nel Consiglio degli Affari Esteri dell’Unione Europea. I primi. Abbiamo dialogato con tutti i leader di una trentina di paesi strategici. Siamo riusciti a far muovere tutta l’Unione Europea, a farla muovere e lo abbiamo fatto perché siamo convinti che il diritto internazionale, il multilateralismo, la diplomazia siano i migliori strumenti che esistano per fermare la guerra e favorire la pace. Onorevoli colleghi, voglio rivolgermi espressamente ai cittadini e alle cittadine che stanno seguendo questo intervento, perché la domanda è: cosa succederà da ora in poi? Ebbene, sinceramente nessuno lo sa e questa è la grande disgrazia, che solo una persona lo sa. È possibile che la pressione diplomatica e finanziaria abbia effetto e porti a una cessazione delle ostilità. È possibile? Ma è anche possibile che l’escalation continui, che lo stretto di Hormuz resti chiuso, che ci sia un dispiegamento di truppe, come abbiamo visto oggi, e scontri sul terreno. La guerra potrebbe durare un giorno, mesi, anni. Può darsi che questo disastro in Iran finisca presto o che l’incubo dell’Iraq si ripeta, ma questa volta moltiplicato per N e che il mondo, l’Europa e quindi la Spagna subiscano le conseguenze economiche, il dramma umanitario, la crisi di sicurezza persino maggiore di quella vissuta nel 2003 con la guerra in Iraq. Evidentemente quello che posso comunicare ai cittadini e che comunico anche a voi, signore e signori, è che il governo spagnolo lavorerà affinché ciò non accada.
(Applausi)
Insisto, nessuno lo sa. Di ciò di cui possiamo essere certi è che da questo conflitto non usciranno salari più alti, né case più accessibili, né migliori servizi pubblici. E questa è la vera tragedia. Questa è la vera tragedia, perché l’ultima cosa di cui il mondo aveva bisogno è un’altra guerra e questa volta una guerra illegale, assurda, crudele che ci allontana dai nostri obiettivi economici, sociali e ambientali, che ci allontana dalle priorità della gente e solo con uno scopo, con un obiettivo: alimentare gli interessi di pochi, dei soliti, di quelli che stanno in alto. È per questo che fin dal primo giorno la posizione del governo di coalizione progressista è stata chiara e ve lo anticipo già: inoltre che a differenza di altri noi non la cambieremo. Noi diciamo no alla rottura unilaterale del diritto internazionale. Noi diciamo no a ripetere gli errori del passato. Diciamo no a mascherare da democrazia ciò che in realtà è avidità e calcolo politico. In definitiva, noi diciamo no alla guerra.
(Applausi)
Lo stesso no alla guerra che hanno gridato insieme ai nostri padri e nonni 23 anni fa, milioni e milioni di giovani. Lo stesso no che abbiamo pronunciato noi poche ore dopo che sono cadute le prime bombe sull’Iran e che poi ha portato, insomma, a quell’espansione del conflitto verso altre latitudini, anche del Medio Oriente. Perché, signore e signori, l’ordine internazionale basato sulle regole non è qualcosa che si possa invocare o violare a piacimento, a seconda della propria convenienza, perché la coerenza, la consistenza è un pilastro fondamentale di quel diritto internazionale. Più che le sedi delle Nazioni Unite o i sottomarini della NATO, la cosa più importante è essere coerenti e consistenti nella difesa dell’ordine internazionale e del diritto internazionale, perché ciò che non possiamo fare è condannare l’invasione dell’Ucraina, come fa la maggior parte dei cittadini spagnoli, così come il governo della Spagna e la maggior parte di questi gruppi parlamentari e applaudire gli attacchi dell’Iran. Non possiamo pretendere che venga rispettata l’integrità territoriale della Groenlandia e tacere quando questa integrità territoriale viene calpestata a Gaza o in Libano.
(Applausi)
Tenete presente una cosa, signori del Partito Popolare e di Vox, perché credo che inoltre persino l’immensa maggioranza dei cittadini, indipendentemente da chi votino, sia d’accordo con quello che sto per dire a seguire: i doppi standard non creano un mondo più giusto, ma un mondo più insicuro. Il patriottismo è opporsi a una guerra illegale che non porta alcun beneficio agli interessi degli spagnoli, né tantomeno a quelli degli europei. Oggi la Spagna, fortunatamente è un punto di riferimento internazionale nella difesa della pace e del diritto internazionale.
(Applausi)
E ci troviamo in un mondo estremamente incerto e che è, tra l’altro, completamente privo di empatia. Devo dirvi che è un orgoglio essere spagnolo.
(Applausi prolungati)
Quindi continuiamo su questa strada intrapresa che credo sia l’unica possibile e l’unica desiderata dall’immensa maggioranza degli spagnoli e delle spagnole, quella della legge e della pace con umiltà, ma anche con determinazione e convinzione. Chiederemo con forza che questa guerra finisca, perché non è giusto che uno accenda il fuoco nel mondo e gli altri dobbiamo ingoiare le sue ceneri. Non è giusto che gli spagnoli e le spagnole e il resto degli europei e delle europee debbano pagare di tasca propria il conto di questa guerra illegale.
(Applausi)
In questo documento video esclusivo, vi proponiamo l’intervento integrale del Presidente del Governo spagnolo, Pedro Sánchez, tenutosi al Congresso dei Deputati il 25 marzo 2026. Un discorso durissimo e senza precedenti, in cui il leader spagnolo delinea la posizione ufficiale di Madrid di fronte all’escalation bellica in Medio Oriente.
