Tra Egitto e Giordania, decine di migliaia di infiltrazioni aeree illegali e un vuoto di responsabilità che preoccupa i vertici della sicurezza israeliana
di Chiara Cavalieri*
Il contrabbando di armi verso Israele attraverso l’uso di droni provenienti dai confini con Egitto e Giordania rappresenta una minaccia strategica continua e in costante aggravamento. A lanciare l’allarme è stato David Zinni, capo dello Shin Bet, il servizio di sicurezza interna israeliano, che ha definito il fenomeno un vero e proprio “disastro continuo” per la sicurezza dello Stato.

Le dichiarazioni, riportate dal quotidiano Haaretz, sono emerse durante una serie di deliberazioni straordinarie sulla sicurezza, culminate in una riunione tenutasi la scorsa settimana presso l’ufficio del consulente legale del governo, Gali Baharav Miara, alla presenza di alti rappresentanti dello Shin Bet, della polizia, dell’esercito e delle autorità giudiziarie.
NUMERI ALLARMANTI: MIGLIAIA DI DRONI E TONNELLATE DI CARICHI ILLECITI
Secondo i dati presentati nel corso delle riunioni, nell’ultimo anno sono state registrate decine di migliaia di infiltrazioni di droni nello spazio aereo israeliano. Questi velivoli senza pilota avrebbero trasportato migliaia di pezzi di armamento, tra cui:
- armi da fuoco,
- dispositivi esplosivi,
- munizioni,
- sostanze stupefacenti,
- altri carichi illegali.
Alcuni droni, secondo le informazioni fornite dai servizi di sicurezza, sarebbero in grado di trasportare carichi di decine di chilogrammi, arrivando in casi estremi a superare i 100 chilogrammi, una capacità che trasforma questi strumenti da semplici mezzi di contrabbando a potenziali vettori militari.

Un alto funzionario della sicurezza israeliana ha ammesso senza mezzi termini:
“Siamo indietro di quattro o cinque anni nella gestione di questo fenomeno”.
IL VUOTO DI RESPONSABILITÀ TRA ESERCITO E POLIZIA
Per lungo tempo, la gestione del dossier è rimasta in una zona grigia istituzionale. La polizia israeliana aveva inizialmente attribuito la responsabilità primaria del contrasto al fenomeno all’esercito, in quanto questione legata alla sicurezza dei confini.
Tuttavia, nelle ultime settimane si è deciso un parziale trasferimento delle competenze alla polizia, dopo che l’esercito ha dichiarato di non poter più sostenere l’intero carico operativo, a causa dell’elevata intensità delle missioni legate agli sviluppi:
- nella Striscia di Gaza,
- sul fronte settentrionale.
Secondo quanto riportato, il dipartimento operativo della polizia ha avviato un ampio lavoro di preparazione per assumere parte del monitoraggio delle infiltrazioni aeree.
Un alto funzionario della polizia ha dichiarato:
“L’esercito ha capito che i confini erano vulnerabili e che qualcuno doveva monitorare le rotte. In passato c’è stato un vuoto: nessuno si è assunto la responsabilità e le armi sono entrate in Israele praticamente senza ostacoli”.
UNA MINACCIA DOPPIA: SICUREZZA NAZIONALE E CRIMINALITÀ INTERNA
Nel corso dell’ultima riunione, presieduta dal consulente legale del governo, sono stati esaminati anche gli aspetti giuridici per contrastare il fenomeno. I rappresentanti dei servizi di sicurezza hanno concordato nel considerare il contrabbando tramite droni una minaccia primaria, non solo per la sicurezza nazionale, ma anche per:
- l’aumento della criminalità armata,
- il rafforzamento delle reti illegali interne,
- la destabilizzazione dell’ordine pubblico.
Due giorni fa, l’esercito israeliano ha intercettato un drone proveniente dal confine giordano che trasportava 40 pistole, riuscendo a sequestrare il carico. Tuttavia, gli operatori del drone non sono stati arrestati, confermando una delle principali criticità operative.
Un funzionario della sicurezza ha spiegato:
“È estremamente difficile arrestare gli operatori. Individuare il punto di partenza del drone è quasi impossibile. La sfida principale oggi è riuscire a monitorare e intercettare l’intero traffico aereo illegale”.
DRONI E GUERRE ASIMMETRICHE: UNA SFIDA REGIONALE
Il caso evidenzia come l’uso dei droni nel contrabbando di armi sia ormai parte integrante delle nuove forme di guerra asimmetrica e criminalità transnazionale in Medio Oriente. Strumenti economici, facilmente reperibili e difficili da tracciare stanno ridefinendo il concetto stesso di controllo dei confini.
Per Israele, la questione non riguarda solo la sicurezza immediata, ma pone interrogativi più ampi sulla tenuta del sistema di difesa interna, sulla cooperazione regionale e sulla necessità di nuovi strumenti tecnologici e giuridici per affrontare una minaccia che evolve più rapidamente delle contromisure.
*L’Autrice e’ presidente della associazione italo-egiziana ERIDANUS e vicepresidente del Centro Studi UCOI-UCOIM.
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