Roberto Roggero – Con le crisi Russia-Ucraina, Stati Uniti-Iran, Israele-Gaza che dominano le prime pagine dell’informazione mainstream, ci sono altri teatri di fondamentale importanza nella geopolitica mondiale che vengono volutamente tralasciati, e dovuto alla continua prepotenza e intromissione americana a livello globale.
Uno di questi è lo scacchiere dell’Estremo Oriente, in particolare Taiwan, fulcro mondiale nella produzione di quegli elementi Hi-Tech, come microchip e microprocessori, senza i quali ogni apparato elettronico non funzionerebbe, dai telefoni cellulari ai satelliti.
Il motivo della agitazione è l’annuncio di Washington che nello Stretto di Taiwan verranno schierati missili balistici in funzione anti-Cina, con conseguente aumento della tensione fra Taipei, Pechino e Washington.
Il 10 febbraio il ministero della Difesa cinese la diffuso un inequivocabile comunicato: ogni iniziativa degli indipendentisti di Taiwan, potrebbe portare a una escalation e a un conflitto fuori controllo, con conseguenze devastanti. La risposta dei nazionalisti taiwanesi non si è fatta attendere, tramite il portavoce Jiang Bin: “La fornitura di 420 missili HIMARS co sistema di lancio ATACSM da parte degli Stati Uniti è il più grande acquisto mai effettuato da Taiwan”.
Secondo quanto riporta il quotidiano “Liberty Times” di Taipei, le forze armate locali avrebbero già pianificato il dispiegamento dei missili americani, in particolare nelle isole Dongyin e Penghu, con aumento del raggio d’azione fino a comprendere gli avamposti cinesi nelle zone costiere di Zhejiang e Fujian, cioè con un raggio superiore ai 300 km, ovvero ben oltre la distanza di circa 200 km di mare che separano le coste cinesi da Taiwan.
I missili balistici ATACMS sono progettati per colpire obiettivi ad alto valore strategico, come centri di comando e controllo, sistemi di difesa aerea e infrastrutture sensibili, con l’utilizzo di basi mobili M270 e M142 HIMARS, e con una velocità di crociera di 3.700 km all’ora. Il raggio d’azione varia a seconda della versione, ovvero il MGM140A Block-I arriva a circa 160 km, mentre il tipo MGM162 Block-II potenziato raggiunge i 300 km, volando a una quota di 60mila metri, il che vanificherebbe i sistemi di difesa cinesi.
Eventuali lanciatori di missili ATACMS dislocati nell’isola di Dongyin a nord-ovest di Taiwan, e nelle isole Penghu a ovest, rispettivamente a 19 km e 160 km circa dalla costa cinese, potrebbero colpire in pochi minuti basi navali strategiche e installazioni logistiche, secondo la strategia della guerra asimmetrica, dal momento che Taiwan non può certo competere con le forze armate di Pechino, ma potrebbe effettuare operazioni di deterrenza con test a fuoco reale, dopo la conclusione delle previste esercitazioni secondo il progetto Han Kuang in programma il prossimo agosto, e come ormai avviene ogni estate, per verificare la preparazione delle proprie armi.
A maggio 2025, Taiwan ha effettuato una prova tecnica con dotazioni e sistemi HIMARS, sperimentando l’utilizzo di oltre 30 piattaforme, ciascuna con la capacità di 6 missili a guida di precisione (GMLRS), e ha testato altre tipologie di armamenti fra cui gli intercettori PAC2, razzi Thunderbolt-2000 MLRS e missili terra-aria Land Sword-2.
Le iniziative di Taiwan, potrebbero oltrepassare le linee rosse stabilite dalle relazioni bilaterali fra Washington e Taipei, stabilite dall’accordo Taiwan Relations Act stipulato il 1° gennaio 1979, secondo cui gli Stati Uniti sono autorizzati a fornire a Taiwan armi esclusivamente difensive, mentre la fornitura in oggetto è di carattere puramente offensivo.
