Roberto Roggero – Ancora una volta, la Cina si conferma un passo avanti, e anche più di uno, come è risultato evidente nell’ultima edizione di Auto Shangai, fiera mondiale del settore.
Pechino ha messo saldamente piede nel futuro dell’industria automobilistica per quanto riguarda i veicoli elettrici e le previsioni confermano: entro il 2030 circa l’80% delle vendite sarà costituito da veicoli elettrici a batteria e a propulsione plug-in ibrida.
Da qualche tempo ormai la Cina è il mercato automobilistico più grande del mondo, inoltre mantiene la posizione di leadership perché impiega massicce risorse a livello sperimentale e di ricerca tecnica e tecnologica, con soluzioni che nel breve termine sono destinate a diventare di utilizzo planetario.
In circa due anni, il settore ha avuto uno sviluppo sorprendente: nel 2024 la crescita è aumentata del 650% rispetto al solo anno precedente, specialmente per merito di colossi della propulsione elettrica come BYD, a cui si sono affiancati Huawei, Xiaomi e altri marchi come XPeng, NIO e Li Auto.
Il sorpasso nei confronti di case automobilistiche come Volkswagen e perfino Tesla, manifestano lentezza nel tenere il passo cinese, e per questo appaiono sottoposti a notevole pressione, in particolare nella ricerca tecnica e nell’unire apparati con funzioni digitali, servizi soddisfacenti e comfort, che sono i requisiti più richiesti dal mercato.
In sostanza, l’utente vuole sistemi avanzati di assistenza alla guida, abitacolo dotato di altrettanti sistemi autonomi di sicurezza con connessione a 360°, comfort e consumi il più possibile ridotti. Soprattutto in Cina, dove il mezzo di trasporto non è più una “semplice” automobile, ma uno spazio personalizzato, che sfocia nella professionalità e nella connessione modulare con il mondo esterno, dove si passa molto più tempo che in passato, considerando i volumi di traffico e la stragrande massa di veicoli in movimento.
La richiesta si concentra in gran parte sui nuovi sistemi di guida assistita, tecnicamente definiti ADAS, ed è proprio in questo campo che la Cina sta compiendo passi da gigante, con dotazioni di nuova generazione catalogati L2, come quelli messi a punto da Li Auto, con una interfaccia che visualizza i processi decisionali dell’Intelligenza Artificiale in tempo reale, o come XPeng che ha presentato un sistema in gradi di elaborare e memorizzare percorsi di diverso tipo e grado di difficoltà, replicandoli autonomamente.
L’altra faccia della medaglia è che tali sistemi dipendono sempre da un corretto uso da parte dell’utente, il quale non sempre è sufficientemente in grado di poterli gestire, con conseguenze che possono anche essere fatali, e per questo il governo centrale ha notevolmente inasprito i controlli di sicurezza e i requisiti necessari alla guida.
Il distacco dalle case automobilistiche europee è comunque un fatto certo, poiché il divario nella ricerca tecnica e nella messa a punto di sistemi di guida autonoma è oltremodo evidente: la azienda cinese Apollo Go ha già commercializzato il servizio taxi senza conducente.
Nel tentativo di recuperare terreno, Volkswagen ha concluso un contratto con Uber per la fornitura di sistemi di guida autonoma in USA, e per il mercato europeo sta avviando i primi test sperimentali.
La sfida si riflette naturalmente sul piano economico, dal momento che la questione riguarda il tasso di occupazione e le ripercussioni sociali con entrate fiscali nell’ordine di circa 384 miliardi di euro.
Secondo le ricerche marketing di Porsche Consulting, in Europa le priorità sono: semplificazione e innovazione del prodotto; riorganizzazione della catena produttiva; riduzione delle tempistiche di sviluppo; maggiore focalizzazione degli investimenti con una necessaria riduzione della loro attuale frammentazione; rinnovata politica aziendale; maggiore cooperazione fra le diverse case produttrici; nuova integrazione con i sistemi esterni, in quanto il centro nevralgico della nuova concezione di automobile non è più l’apparato motore, ma la connessione digitale con più sistemi possibile in tempo reale e l’automotive green digitale.
La città di Wuhan (11,5 milioni di abitanti, nella provincia di Hubei) oggi è un vero e proprio laboratorio a cielo aperto, specialmente per quanto riguarda i servizi taxi a guida autonoma. Qui circolano ogni giorno circa 5 milioni di auto, e il governo cinese sta infatti testando l’ultima frontiera della mobilità.
La città è stata scelta per testare circa 500 veicoli autonomi, i cosiddetti robotaxi del servizio Luobo Kuaipao (il già citato Apollo Go in inglese) promosso dal colosso hi-tech Baidu: dal 2024 i taxi tradizionali di Wuhan condividono le strade con taxi senza conducente.
In un’area che copre oltre 3.000 chilometri quadrati, questi mezzi si spostano da un punto all’altro della megalopoli con un servizio a chiamata, tramite una app scaricabile su smartphone, inserendo il punto di prelievo e arrivo, e pagare con le modalità di qualunque altro servizio digitale, con la differenza che non ci sarà nessuno da ringraziare a fine corsa.
