Roberto Roggero – Da diverse settimane ormai, i media mainstream riportano continuamente, su tutte le prime pagine e home page di siti web, il pericolo imminente per un attacco statunitense alla Repubblica Islamica dell’Iran. Il “biondo” Donald sta continuando ad ammassare mezzi navali, aerei, dotazioni strategiche, sistemi di lancio missili e uomini in tutte le basi americane del Medio Oriente e nel tratto di mare antistante le coste iraniane. Al momento si parla di utilizzo di tale potenziale a scopo di deterrenza, ovvero la strategia del mostrare i muscoli e ringhiare, ma senza mordere, minacciando di scatenare un attacco contro Teheran, e obiettivi sensibili come centri per la ricerca nucleare e basi missilistiche. Lo stato nazi-sionista israeliano lo spalleggia e lo sostiene, preparandosi a sua volta, nel caso in cui l’Iran non dovesse soddisfare le aspettative della Casa Bianca in merito all’accordo sull’arricchimento dell’uranio.
Alcuni analisti e fonti informate sulla situazione rivelano che il “biondo” presidente non ha ancora osato oltrepassare il punto di non ritorno, a causa della Cina, che avrebbe rotto le uova nel paniere dello Studio Ovale. Come?
I meglio informati affermano che ciò è avvenuto perché Pechino ha diffuso dettagliate immagini satellitari sui preparativi americani, annullando quindi l’effetto sorpresa, mentre gli oppositori di tale tesi sostengono che tali preparativi non potevano comunque non essere scoperti dalla stessa intelligence iraniana, ma di fatto grazie alla Cina, l’intelligence iraniana ha avuto la possibilità di monitorare ogni minio movimento statunitense nella regione.
In risposta ai massicci ammassamenti di uomini e mezzi americani di fronte al Golfo, Teheran ha immediatamente organizzato ed eseguito una serie di esercitazioni militari marittime e aeree, non a caso in cooperazione con Cina e Russia, nello Stretto di Hormuz, con l’utilizzo di unità tecnicamente all’avanguardia come i cacciatorpediniere cinesi di ultima generazione Classe 055 e la nave Liaowang-I, specializzata in monitoraggio e sorveglianza, in attività per una settimana senza interruzione. Evidente messaggio diretto a Washington da parte iraniana: “Siamo pronti, quando volete!”
Mosca e Pechino stanno partecipando attivamente, ma senza alcun clamore e manifesti alla cooperazione iraniana. Pechino in particolare ha messo a disposizione di Teheran la rete satellitare Beidou, in grado di competere con le più moderne attrezzature americane e della NATO.
Né è la prima volta che accade: la Cina ha già offerto tale supporto all’Iran in occasione del conflitto-lampo scatenato da Israele l’anno scorso, con i satelliti Jilin-I e Yaogan che hanno costituito un fattore fondamentale per quanto riguarda la risposta missilistica iraniana sul territorio israeliano, che ha reso sostanzialmente inutile lo scudo antimissile tanto osannato dal premier assassino criminale Benjamin Netanyahu e dalla sua banda di assassini.
Se ne deduce che Cina e Iran hanno elaborato un sistema “Sigint” di integrazione per la sorveglianza difensiva, con telemetria, radar ad alta definizione, scansione ottica, mappatura ed elaborazione dati, che, secondo le informazion disponibili, pare sia stato progettato e messo a punto dalla azienda tecnologica MizarVision, specializzata in immagini satellitari ad altissima risoluzione, come dimostrano i rapporti relativi alla presenza di una ventina di aerei Stealth F35 Lightning-2 e una squadriglia di sei EA-18G per la guerra elettronica, fotografati sulle piste di volo della base di Muwaffaq, in Giordania.
Dalla Cina, inoltre, il comando strategico dell’Esercito Popolare ha diffuso, sulla pagina ufficiale China Military Bugle, documenti video intitolati “Dove avverrà l’attacco americano in Medio Oriente?”, nei quali sono visibili otto basi americane nella regione, con didascalie che illustrano come l’amministrazione statunitense stia concentrando un alto numero di aerei di diverso tipo, droni e altre attrezzature, in Bahrain, Qatar, Turchia, Arabia Saudita, Kuwait, Emirati Arabi, Siria e appunto Giordania.
A Washington, le inaspettate capacità cinesi nel monitoraggio satellitare, oltre il teatro asiatico, destano una non indifferente preoccupazione nelle stanze del Pentagono, ma c’era da aspettarsi un simile progresso da parte cinese, visto che diverse aziende commerciali cinesi hanno già approfittato di informazioni provenienti da fonti satellitari, per valutare il livello di distruzione nella Striscia di Gaza, e ora lo stesso apparato è usato per analizzare i piani americani e tenere informati gli alleati iraniani.
Secondo recenti rapporti e analisi di intelligence (febbraio 2026), oltre che offrire supporto informatico, e monitoraggio satellitare, la cooperazione Pechino-Teheran si inserisce in un quadro più ampio di rafforzamento delle relazioni strategiche, descritto da alcuni analisti come strategia dinamica “occhio e pugno”.
I satelliti cinesi, sia della azienda Mizar Vision e che della serie Jilin-I della Chang Guang Satellite Technology, opererebbero anche a supporto degli Houthi nello Yemen, alleati dell’Iran, per tracciare e prendere di mira navi militari americane e alleate nel Mar Rosso e nel Golfo.
La tecnologia utilizzata è la “Digital Great Wall”, che comprende anche l’ammodernamento dei satelliti iraniani Khayyam, per difendersi dalle infiltrazioni di intelligence esterne, promuovendo l’abbandono di software occidentali a favore di sistemi cinesi come il BeiDou, sistema di navigazione cinese di terza generazione per applicazioni militari, integrando segnali criptati nei sistemi di guida di missili e droni per renderli più resistenti alle interferenze occidentali.
Una cooperazione non diretta, che permette a Pechino di rafforzare i propri alleati senza esporsi direttamente, agendo in modo simile a quanto fa con la Russia.
Perché Pechino tiene tanto alla cooperazione con l’Iran? Semplice: è il fulcro fondamentale verso l’Occidente dell’asse di collegamento noto come Belt & Road Initiative, la nuova Via della Seta, e fornitore energetico di cruciale importanza che non ci si può permettere il lusso di perdere, specie se a vantaggio delle potenze occidentali.
Il controllo dell’Iran in mani sbagliate sarebbe un danno economico e geopolitico troppo pesante per Pechino, per cui la Cina ha intenzione di raggiungere un equilibrio strategico, ovvero non permettere che gli Stati Uniti controllino l’Iran, ma nemmeno aprire una crisi con successiva escalation militare con Washington.
