A cura di : Chiara Cavalieri
TEL AVIV – Secondo quanto riportato da media e piattaforme di analisi israeliane, la Cina avrebbe fornito sistemi di difesa aerea avanzati sia all’Egitto sia all’Iran, alimentando nuove tensioni strategiche in Medio Oriente e sollevando interrogativi diretti sulla sicurezza di Israele.
A rivelarlo è stata la piattaforma israeliana Natsiv Net, secondo cui Pechino avrebbe consegnato a Teheran il sistema di difesa aerea HQ-9B, lo stesso già fornito al Cairo e – fatto particolarmente sensibile – dispiegato nella penisola del Sinai.

Un’arma nel cuore di un’area vincolata dagli accordi di pace
Secondo Natsiv Net, la presenza di sistemi di difesa aerea avanzati cinesi nel Sinai rappresenterebbe una violazione sostanziale degli Accordi di Camp David, che prevedono precise limitazioni militari in quell’area. La piattaforma sottolinea inoltre quella che definisce una contraddizione strategica di Pechino: mentre critica Israele per la cooperazione militare con Taiwan, la Cina fornirebbe armamenti sofisticati a Paesi coinvolti direttamente o indirettamente in equilibri regionali estremamente fragili.
La domanda posta apertamente dai media israeliani è diretta: Israele ha il diritto – e l’interesse – di reagire?
Per ora, secondo le stesse fonti, il governo israeliano starebbe evitando uno scontro frontale con Cina, nonostante la rilevanza strategica della mossa.
Iran, difesa rafforzata e nuova deterrenza
Ancora più delicata è la rivelazione secondo cui l’Iran disporrebbe ora dello stesso sistema HQ-9B. Questa informazione complica ulteriormente il quadro strategico, soprattutto alla luce dei precedenti attacchi aerei israeliani che, durante la cosiddetta “Guerra dei dodici giorni”, avevano colpito impianti nucleari e siti radar iraniani.
Secondo esperti militari citati da Natsiv Net, la combinazione del sistema cinese HQ-9B con il sistema russo S-400 renderebbe estremamente più complesse eventuali operazioni militari future contro obiettivi sensibili iraniani o contro la leadership di Teheran.
Le capacità attribuite al sistema HQ-9B includono:
- Autonomia stimata tra 250 e 300 chilometri
- Quota operativa fino a 50 chilometri
- Velocità pari a circa Mach 4
- Radar di guida separato, in grado di garantire maggiore precisione e resistenza alle contromisure elettroniche
Effetti sulle scelte statunitensi
La piattaforma israeliana sostiene che proprio la diffusione di questo nuovo “scudo difensivo” avrebbe spinto gli Stati Uniti a riconsiderare le proprie opzioni militari contro l’Iran. Secondo indiscrezioni riportate, l’amministrazione Trump avrebbe rinunciato all’ultimo momento a un’operazione offensiva, temendo che le forze statunitensi schierate nella regione potessero non essere in grado di operare efficacemente contro un simile sistema di difesa.
Questa valutazione spiegherebbe, almeno in parte, l’attuale riluttanza di Washington a intraprendere un’azione militare diretta contro Teheran.
La grande scommessa strategica di Pechino
Natsiv Net conclude definendo la scelta cinese una scommessa strategica ad alto rischio. Se il sistema HQ-9B dovesse essere distrutto in un eventuale conflitto – da Israele o dagli Stati Uniti – la sua reputazione sul mercato globale degli armamenti ne uscirebbe gravemente compromessa. Un fallimento operativo potrebbe spingere molti Paesi a riconsiderare l’acquisto di sistemi cinesi non ancora ampiamente testati in combattimento reale e la cui efficacia rispetto agli equivalenti statunitensi o occidentali resta oggetto di dibattito.
Rivalità incrociate e nuovi equilibri multipolari, l’ingresso sempre più assertivo della Cina nel settore della sicurezza regionale apre così una fase nuova, carica di incognite e potenziali conseguenze globali.
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