Roberto Roggero – Il mondo è costretto a fare fronte alle pericolose iniziative del dogma “Make America Great Again”, che punta alla frammentazione dell’ordine internazionale per avviare una nuova competizione mondiale, secondo il principio del “dividi et impera”, che però si scontra con il fatto concreto che gli Stati Uniti di fatto non sono l’unica potenza mondiale, dal momento che i nuovi blocchi sono ormai ben definiti, e dalla parte opposta si trova il gruppo BRICS, con Russia, Cina e India in testa, e con l’india che si sta avviando verso una terza scelta, diametralmente opposta, cioè non la frammentazione (e conseguente contrapposizione), bensì la connessione.
L’India è attualmente alla presidenza del gruppo BRICS, locomotiva che traina il riavvio degli accordi di libero scambio aprendo all’Unione Europea. In questo scenario si collocano gli incontri fra il premier indiano Narendra Modi e alcuni leader europei fra cui il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz che, da parte loro, mostrano buona disponibilità nel vedere l’India come fulcro di numerose catene commerciali globali, nelle quali è coinvolta direttamente anche l’Italia, che potrebbe avere tutto da guadagnare soprattutto dal punto di vista delle opportunità strategiche per il prossimo futuro. Uno scenario dove l’India ricopra un ruolo centrale, con la presidenza BRCS in un momento particolarmente delicato e dal non indifferente valore politico, cerniera che può unire i Paesi del G7 e il cosiddetto Global South, nei confronti del quale l’Unione Europea è già in posizione ritardataria.
Un primo passo, che l’Italia dovrebbe affrontare, dovrebbe essere il recupero del valore di determinate iniziative politico-strategiche, riattivando la commessione bilaterale con New Dehli, sia a livello industriale, che nel settore difesa, con particolare attenzione alle nuove tecnologie e al comparto energetico (Piano Mattei), come ha dichiarato Vas Shenoy, responsabile della Indian Chamber of Commerce a Roma.
Il 2026 è cominciato non certo in modo tranquillo, con riferimento agli avvenimenti di Venezuela, Iran e Groenlandia, e soprattutto a causa del ritorno di Donald Truop alla Casa Bianca, catalizzatore di un processo avviato già da tempo ma notevolmente accelerato, ovvero quello dell’ordine globale costruito a partire dalla metà del secolo scorso, cioè dopo il secondo conflitto mondiale, che ha retto fino a oggi e che ora è in totale disfacimento. In questo contesto si colloca la presidenza indiana dei BRICS, diventando punto di riferimento per il Sud del mondo, il già citato Global South.
Nonostante le molte situazioni di crisi, l’accordo di libero scambio India-UE pare avere superato la balbuzie tipica della fase iniziale dei negoziati, una fase iniziale che comunque si protraeva da circa vent’anni, e finalmente pare abbia avuto inizio un progresso concreto. Fatto confermato dall’annuncio congiunto fatto dal ministro indiano del Commercio, Piyush Goyal, e dal commissario UE Maros Sefcoviç, seguito dall’invito ufficiale del governo indiano per la presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, e il presidente del Consiglio Europeo, Antonio Costa, alle celebrazioni per la Festa della Repubblica dell’India, nel corso delle quali è stato confermato l’appuntamento del 27 gennaio a New Dehli, per la firma ufficiale dell’accordo di partenariato economico.
La visita del cancelliere federale tedesco Friedrich Merz a New Dehli, di grande valore simbolico, conferma la scelta della Germania di considerare l’India principale riferimento nel continente asiatico, in posizione prevalente anche rispetto alla Cina (a parte la Russia, vista la situazione ucraina). Un messaggio inequivocabile: la Germania ritiene l’India di fondamentale valore strategico, soprattutto per quanto riguarda la difesa, visto il non indifferente valore del contratto stipulato per i sottomarini Thyssen-Krupp.
Emmanuel Macron ha scelto una linea leggermente più soft, parlando dell’India non come costruttore di blocchi contrapposti e in competizione, ma di ponti, specialmente quello fra Brics e G7. Iniziativa di notevole acume diplomatico, in un momento n cui la Francia ricopre la presidenza del G7 e l’India quella dei BRICS.
Come si inserisce l’Italia in questo contesto? Di certo in una posizione vantaggiosa, se si considerala linea stabilita con la Germania per un itinerario di cooperazione, con particolare riferimento al settore difesa, però è anche vero che Roma è già un passo indietro, vista il rinvio della visita in India del ministro della Difesa, Guidi Crosetto. E’ quindi fondamentale recuperare lo svantaggio, finché è ancora minimo, perché se il baratro si allarga, l’Italia rischia di caderci dentro senza possibilità di risalita, ovvero, di rimanere esclusa senza appello.
Da analizzare, inoltre, la decisione dell’India di non prender parte alle esercitazioni militari del gruppo BRICS in Sudafrica, da interpretare come prudenza strategica per non fare passare lo stesso gruppo BRICS come alleanza militare, dando spazio a un eventuale aumento di tensione con gli Stati Uniti.
Non è un segreto che l’India sia uno dei Paesi con un fondamentale valore commerciale, industriale, politico ed economico per tutto il mondo, e proprio sul piano economico abbia facoltà di movimento in totale autonomia. E lo fa con una sapiente e astuta strategia, ad esempio con la partecipazione al G7 su minerali e terre rare a Washington, con l’obiettivo di diversificare la dinamica degli approvvigionamenti oltre la Cina. Allo stesso tempo, pur sotto pressione da parte americana per le importazioni di di petrolio dalla Russia, Nuova Delhi ha ripreso l’importazione di petrolio venezuelano, ovviamente con condizioni approvate da Washington. Dimostrazione di autonomia strategica, non certo di condivisione ideologica, ma esclusivamente di autonomia strategica.
A questo punto, converrebbe che sia non tanto Guido Crosetto, quanto la premier Giorgia Meloni a recarsi a New Dehli, che per altro ha un buon rapporto con Narendra Modi e con l’accordo UE-India vicino, l’Italia ha già mostrato un forte interesse economico con le missioni guidate dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani, da leggere in chiave di rilancio della cooperazione in settori come innovazione, difesa, mobilità, Hi-Tech e agricoltura. Ovviamente senza dimenticare il Piano Mattei e sfruttando la presidenza indiana dei BRICS come occasione ideale per collegare lo stesso Piano Mattei all’Africa, dove i BRICS hanno massicci investimenti e notevole credibilità.
