L’attacco militare condotto da Israele e Stati Uniti contro obiettivi iraniani ha provocato una risposta politica articolata e significativa da parte dei paesi BRICS+, rivelando la crescente distanza tra il blocco delle economie emergenti e l’Occidente sulla gestione della sicurezza internazionale. Russia e Cina hanno assunto posizioni di dura condanna, mentre Brasile, India e Sudafrica hanno ribadito il primato del diritto internazionale e della diplomazia multilaterale. L’episodio conferma il ruolo dei BRICS+ come piattaforma politica alternativa, sempre più esplicita nel contestare l’unilateralismo occidentale e nel rivendicare un ordine globale multipolare.
L’operazione militare congiunta condotta da Israele e Stati Uniti contro infrastrutture strategiche iraniane ha rappresentato un punto di svolta non soltanto per l’equilibrio già fragile del Medio Oriente, ma anche per i rapporti di forza a livello globale. Al di là delle reazioni immediate delle cancellerie occidentali, l’evento ha assunto un valore sistemico nel momento in cui il blocco dei BRICS, nella sua configurazione allargata BRICS+, ha espresso posizioni che, pur con accenti differenti, convergono su una critica netta all’uso unilaterale della forza e sulla difesa della sovranità iraniana.
Per i paesi BRICS+, l’attacco contro l’Iran non è stato percepito come un episodio isolato, bensì come l’ennesima manifestazione di una pratica consolidata da parte dell’Stati Uniti e dei loro alleati, fondata sull’uso preventivo della forza militare al di fuori di un mandato esplicito delle Nazioni Unite. Questa lettura è diventata immediatamente centrale nei comunicati ufficiali, nei discorsi diplomatici e nelle prese di posizione informali dei governi che compongono il blocco.
La Russia ha assunto fin dalle prime ore una linea di condanna frontale. Mosca ha definito l’operazione un’aggressione armata contro uno Stato sovrano, sottolineando come l’azione israeliano-statunitense costituisca una violazione diretta della Carta dell’ONU e un fattore di destabilizzazione sistemica. Il Cremlino ha inoltre collegato l’attacco all’Iran a una più ampia strategia occidentale volta a preservare un ordine internazionale fondato sull’egemonia militare, in aperto contrasto con l’idea di multipolarismo che la Russia promuove da anni all’interno dei BRICS. In questa prospettiva, la difesa di Teheran assume per Mosca un valore che va oltre il dossier mediorientale, inserendosi nel confronto strutturale con Washington sull’assetto futuro del sistema internazionale.
La posizione cinese, pur mantenendo un linguaggio diplomatico più misurato, si è mossa nella stessa direzione. Pechino ha richiamato con forza il principio di non ingerenza e la necessità di risolvere le controversie attraverso strumenti politici e negoziali. La leadership cinese ha evitato toni apertamente conflittuali, ma ha lasciato intendere che l’attacco rappresenta un precedente pericoloso, soprattutto in un contesto globale segnato da crescenti tensioni tra grandi potenze. Per la Cina, che intrattiene relazioni economiche e strategiche rilevanti con l’Iran, l’operazione militare rafforza l’idea che la sicurezza globale non possa essere affidata a iniziative unilaterali e che il Consiglio di Sicurezza dell’ONU resti l’unico foro legittimo per decisioni di tale portata.
Nel quadro latinoamericano, il Brasile ha espresso una condanna chiara ma calibrata. Brasilia ha sottolineato come l’uso della forza, in assenza di un mandato multilaterale, rischi di compromettere definitivamente ogni possibilità di soluzione diplomatica sul dossier iraniano. Il governo brasiliano ha insistito sulla necessità di evitare un’escalation che avrebbe conseguenze economiche e umanitarie globali, in particolare sui mercati energetici e sulla stabilità delle regioni più vulnerabili. La posizione del Brasile riflette la sua tradizionale vocazione multilaterale e il tentativo di preservare un ruolo di mediazione tra Nord e Sud del mondo, pur allineandosi alla critica di fondo condivisa dai BRICS.
L’India ha confermato il suo approccio prudente e bilanciato. Nuova Delhi ha espresso preoccupazione per l’escalation militare e ha invitato tutte le parti alla moderazione, ribadendo l’importanza del dialogo e della stabilità regionale. Pur evitando una condanna esplicita di Israele e Stati Uniti, l’India ha richiamato il rispetto del diritto internazionale e la centralità delle istituzioni multilaterali. Questa posizione riflette la complessità della politica estera indiana, sospesa tra l’appartenenza ai BRICS e il partenariato strategico con Washington, ma conferma anche la crescente difficoltà per Nuova Delhi di restare equidistante di fronte a conflitti che mettono in discussione le regole del sistema internazionale.
Il Sudafrica ha invece assunto una postura più normativa, in linea con la sua tradizione diplomatica. Pretoria ha evidenziato i rischi umanitari dell’operazione e ha ribadito che nessuna preoccupazione per la sicurezza può giustificare attacchi preventivi contro infrastrutture civili e strategiche di uno Stato sovrano. Nel discorso sudafricano, l’attacco all’Iran viene inserito in una narrazione più ampia che denuncia l’uso selettivo del diritto internazionale e la marginalizzazione delle istituzioni multilaterali quando queste non coincidono con gli interessi delle grandi potenze occidentali.
Nel formato BRICS+, che include anche nuovi membri e paesi partner del Medio Oriente, dell’Africa e dell’Asia, le reazioni hanno mostrato una convergenza ancora più marcata. L’attacco contro l’Iran è stato interpretato come una minaccia diretta alla sicurezza collettiva del Sud globale e come un segnale di disprezzo verso i processi negoziali in corso. La presenza stessa dell’Iran all’interno del BRICS+ conferisce alla crisi una dimensione interna al blocco, rafforzando la spinta verso una maggiore coordinazione politica e diplomatica tra i membri.
Nel complesso, le reazioni dei BRICS+ all’operazione israelo-statunitense delineano un quadro di crescente polarizzazione dell’ordine internazionale. Se l’Occidente continua a giustificare l’uso della forza in nome della sicurezza preventiva, i paesi emergenti rivendicano con sempre maggiore insistenza il primato del diritto internazionale, della sovranità statale e del multilateralismo. L’attacco all’Iran diventa così un banco di prova per la credibilità dei BRICS+ come attore politico globale e come possibile perno di un sistema internazionale sempre più multipolare.

Articolo che analizza le reazioni BRICS in modo approfondito ed equilibrato dando una interessante visione della armonia dei Paesi del multipolare