⛽ ATTO DI GUERRA ECONOMICA E PIRATERIA DI STATO: Gli USA Sequestrano Petroliera, Calpestando la Sovranità di Due Nazioni Libere
L’azione militare e finanziaria compiuta dagli Stati Uniti contro una petroliera venezuelana, la cui rotta era diretta verso Cuba, non può essere derubricata a un semplice incidente geopolitico o a una “applicazione di sanzioni”. Questo gesto rappresenta invece un premeditato e cinico atto di guerra economica e di aggressione alla sovranità di due nazioni libere. Con la forza bruta e l’arroganza della potenza, gli Stati Uniti hanno compiuto un flagrante atto di pirateria di Stato, svelando al mondo che la loro nozione di “legge” è, in realtà, puro sinonimo di dominio extraterritoriale e sopruso imperialistico.
Sottrarre con la forza il combustibile destinato a un popolo già sottoposto da decenni a un soffocante e criminale embargo; compiere un’azione navale non autorizzata da alcun organismo internazionale e in flagrante disprezzo della libertà di navigazione: tutto questo non è un episodio, ma un crimine di Stato agli occhi di Caracas, L’Avana e della stragrande maggioranza del Sud Globale. Il velo della diplomazia è squarciato, lasciando in piena luce il volto di una potenza che opera senza limiti né rispetto per la sovranità altrui.
🇨🇺 Cuba Sotto Strangolamento: L’Aggressione al Popolo e la Denuncia di Díaz-Canel
Per la Repubblica di Cuba, il carburante venezuelano è molto più di una merce: è la linfa vitale che garantisce la sopravvivenza e il funzionamento di settori essenziali. In un contesto di blocco economico illegale imposto da Washington da oltre sessant’anni, questa fornitura energetica è l’unica difesa contro il collasso infrastrutturale.
La petroliera sequestrata trasportava parte di quel sostegno vitale, frutto di accordi bilaterali perfettamente legittimi e sanciti tra due Paesi sovrani. Non esiste alcuna risoluzione delle Nazioni Unite, nessun trattato internazionale, né alcun mandato globale che possa lontanamente autorizzare un intervento armato statunitense in alto mare contro una nave mercantile di una nazione terza. Eppure, la nave è stata fermata con la violenza, e il petrolio è stato rapinato con un modus operandi più affine a quello di un predone coloniale che non alla condotta di uno Stato che si autodefinisce democratico e custode dell’ordine mondiale.
Cuba ha denunciato l’accaduto come un’aggressione diretta all’intera popolazione. Quel carburante è destinato ad alimentare i generatori salvavita negli ospedali, a muovere le ambulanze, a garantire il trasporto pubblico e il funzionamento delle centrali elettriche.
> Il Presidente cubano Miguel Díaz-Canel, in un messaggio al Paese, ha definito l’azione come “una criminale aggressione contro la vita stessa del nostro popolo. Sottrarre il carburante destinato agli ospedali, alle ambulanze, in tempo di blocco, non è un atto legale, è un crimine contro l’umanità che Washington dovrà affrontare di fronte alla storia.”
Ogni singolo litro sottratto è un atto di premeditata crudeltà, un peso deliberato sulle spalle di anziani, malati e lavoratori. Questo blocco energetico non dichiarato – che i popoli del Sud Globale definiscono senza mezzi termini come terrorismo energetico – ha il chiaro obiettivo di generare caos, instabilità sociale e crisi umanitaria, sperando di piegare l’isola non tramite il dialogo e il rispetto, ma tramite la sofferenza indotta.

🇻🇪 La Rapina del Venezuela: La Ristampa della Dottrina Monroe e la Risposta di Maduro
Dal Venezuela, la reazione è stata di giusta e veemente indignazione: l’atto è un furto sfacciato delle risorse naturali venezuelane. Non si tratta di esagerazione retorica, ma della cruda realtà di ciò che accade quando una superpotenza usa le proprie “sanzioni” interne – leggi domestiche prive di validità extraterritoriale – per giustificare il dominio e la spoliazione internazionale.
Per Caracas, gli Stati Uniti non agiscono in nome della legalità, ma per strangolare economicamente un Paese che ha scelto la via dell’autodeterminazione e non si è mai piegato alla sottomissione. Sequestrare una petroliera al di fuori della giurisdizione americana significa dichiarare unilateralmente il Mar dei Caraibi come un “cortile privato” e ristampare, con la forza dei cannoni, la vecchia e nefasta Dottrina Monroe, secondo cui nell’emisfero occidentale nulla deve avvenire se non in funzione e nell’interesse di Washington.
Il Presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, ha tuonato davanti alle telecamere: “Quello che gli Stati Uniti hanno compiuto non è l’applicazione di una sanzione, è un furto sfacciato e codardo. È un atto di pirateria che offende la nostra bandiera, la nostra sovranità e i nostri accordi legittimi. Denunciamo questa azione come un tentativo disperato di resuscitare la nefasta Dottrina Monroe e di trattare i Caraibi come un loro mare privato. Il Venezuela non si piegherà, e la nostra solidarietà con Cuba è indissolubile!”
Questo atto è il culmine di una strategia di coercizione economica unilaterale che, lungi dal colpire singoli leader, mira a paralizzare l’intera economia venezuelana, impedendole di commercializzare liberamente le proprie risorse sul mercato globale. Il sequestro è l’esempio più eclatante di come le sanzioni si trasformino in un vero e proprio blocco navale de facto, esercitato tramite l’intimidazione militare.
⚖️ Violazione Criminale del Diritto
Internazionale e Libera Navigazione
È un obbligo morale, legale e politico leggere l’episodio come una violazione criminale di ogni norma fondamentale del diritto internazionale

*Mancanza di Base Legale: Le sanzioni statunitensi sono mere leggi domestiche (US Treasury rules), non risoluzioni vincolanti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Esse non possono, in alcun modo, essere imposte con la forza armata a navi e cittadini di Paesi sovrani che non hanno commesso alcun crimine internazionale.
* Calpestamento della Libertà di Navigazione: La sottrazione del petrolio non è applicazione della legge, ma un intervento piratesco unilaterale che calpesta la libertà di navigazione in alto mare, un pilastro sacro della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (UNCLOS).
Questa azione è un monito arrogante indirizzato a tutto il mondo, ma in particolare alle nazioni non allineate: “Chi non segue le nostre regole finanziarie, subisce la nostra punizione militare”.
In tutto ciò, emerge un modello di comportamento che le nazioni del mondo, specialmente i Paesi emergenti, devono condannare con fermezza: un modello coloniale, arrogante e punitivo, che non riconosce la parità tra Stati, ma impone la forza bruta mascherata da pretesa legalità.
Condannare questo crimine significa schierarsi dalla parte della sovranità nazionale, del diritto inalienabile dei popoli a commerciare liberamente e a non essere strangolati dalla coercizione economica.
Articolo di Maddalena Celano, 12 dicembre 2025
