Mentre le élite finanziarie globali osservano con macabro interesse l’esperimento argentino, Buenos Aires brucia di un’indignazione necessaria. L’ascesa al potere di Javier Milei non rappresenta solo una parentesi reazionaria, ma l’offensiva più brutale del capitale transnazionale contro la dignità umana nell’ultimo secolo. Sotto la maschera grottesca dell’anarcocapitalismo, si nasconde il volto più feroce del neoliberismo: quello che mira alla riduzione dell’essere umano a pura merce.
La schiavitù legalizzata: il ritorno al XIX secolo
La legalizzazione delle 12 ore lavorative è un atto di barbarie sociale che riporta l’orario di lavoro a livelli pre-industriali, cancellando un secolo di conquiste sindacali. Per un’analisi marxista, la lettura è limpida: siamo di fronte a un tentativo di accumulazione originaria per via legislativa. Smantellando le tutele e precarizzando l’esistenza, il regime crea una massa di schiavi moderni, pronti a tutto pur di non soccombere alla fame in un paese dove l’inflazione è usata come arma di distruzione di massa.
La crociata misogina: l’odio di Milei come arma politica
Ma la violenza di Milei non si ferma all’economia; essa si nutre di una misoginia sistemica e feroce. Milei ha dichiarato guerra aperta alle donne, definendo il femminismo una “battaglia ridicola” e una “invenzione nociva dei socialisti”. Le sue parole non sono solo insulti, sono l’ossatura di un programma politico reazionario.
Milei ha avuto il coraggio di definire l’aborto — una conquista storica delle donne argentine — come un “omicidio aggravato dal legame”, arrivando a insultare le attiviste dei “fazzoletti verdi” chiamandole assassine. Il suo disprezzo si è spinto fino all’annuncio shock di voler eliminare il reato di femminicidio dal codice penale, sostenendo con sprezzo del ridicolo che tale legge violerebbe l’uguaglianza dei cittadini maschi. Per Milei, la vita di una donna uccisa in quanto donna non merita una tutela specifica: un invito implicito alla violenza patriarcale in un paese dove una donna viene uccisa ogni 27 ore.
La doppia oppressione e la rivolta femminista
In questo scenario, le donne argentine subiscono una doppia aggressione. Lo smantellamento del Ministero delle Donne e dei programmi contro la violenza di genere non è un “taglio ai costi”, ma un tentativo di restaurazione patriarcale. Milei vuole che la donna torni a essere il pilastro invisibile e gratuito del welfare domestico, incatenata a un lavoro di cura non retribuito che serve a compensare la distruzione dei servizi pubblici.
Tuttavia, il movimento Ni Una Menos e le lavoratrici delle mense popolari hanno capito che non c’è liberazione dal patriarcato senza l’abbattimento del capitalismo neoliberista. La resistenza nelle piazze, guidata da donne che non hanno paura di chiamare Milei “criminale”, è oggi l’unica barriera contro la barbarie.
Lo smantellamento programmato dello Stato Sociale
L’offensiva di Milei non si limita alla precarizzazione del lavoro, ma punta alla distruzione sistematica di ogni forma di protezione sociale, configurando un vero e proprio crimine contro la salute e la sopravvivenza del proletariato. Con il pretesto del “deficit zero”, il regime ha avviato uno smantellamento brutale del welfare state: il definanziamento della sanità pubblica ha lasciato milioni di argentini privi di farmaci salvavita, mentre i tagli feroci all’istruzione pubblica mirano a trasformare la cultura in un privilegio per pochi fedelissimi del mercato.
Particolarmente odioso è il blocco dei fondi destinati alle mense popolari, una misura che, in un contesto di inflazione indotta al 200%, condanna scientemente alla fame le fasce più vulnerabili della popolazione. Non si tratta di “efficienza economica”, ma di una strategia deliberata per spezzare i legami di solidarietà comunitaria e ridurre il popolo a una massa atomizzata e sottomessa. Eliminare i sussidi energetici e i trasporti pubblici, mentre si privatizzano le aziende strategiche dello Stato, significa consegnare le chiavi della vita quotidiana dei cittadini alla speculazione più selvaggia. È la resa totale della sovranità politica agli interessi dei grandi creditori internazionali, attuata sacrificando la vita e i diritti fondamentali di milioni di persone.
Oltre il giardino di Borrell: il dovere di resistere
Mentre i burocrati europei alla Borrell si cullano nel loro “giardino” civilizzato, ignorando o peggio sostenendo questi esperimenti autoritari nel “sud globale”, il popolo argentino ci ricorda che la sovranità inizia dal controllo del proprio tempo e del proprio corpo.
Le dichiarazioni maschiliste e antifemministe di Milei sono la prova che il suo progetto ha bisogno del silenzio delle donne per trionfare. Ma il silenzio è finito. La lotta del proletariato argentino, che intreccia classe e genere, è la nostra lotta. Non faremo un passo indietro di fronte a chi vorrebbe trasformare il mondo in una fabbrica a cielo aperto e le donne in proprietà privata del patriarcato.
