Roberto Roggero – Mentre al governo si discute su autorizzare o meno l’uso delle basi americane in Italia, e dell’attraversamento dello spazio aereo nazionale, per la guerra all’Iran, le basi in Italia vengono già ampiamente utilizzate a tale scopo. Una ennesima presa in giro, come ormai siamo purtroppo abituati a vedere, senza nemmeno più tentativi di giustificazioni. Oltre alle dichiarazioni del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che prima lamenta il fatto di non essere stato avvertito dell’attacco americano alla Repubblica Islamica, poi annuncia che i Paesi del Golfo avrebbero “pregato” l’Italia per ottenere forniture di armamenti, e che il nostro Paese non può esimersi. E ancora una ennesima presa in giro e giustificazione di comodo, poiché sarebbe stato possibile, anzi, normale, anzi, obbligatorio secondo l’Art.11 della Costituzione della Repubblica, rispondere cortesemente “Spiacenti, ma la nostra legge nazionale ci impedisce di farci coinvolgere in un conflitto di questa portata”, come ha avuto il coraggio di fare la Spagna, con il “no” del premier Pedro Sanchez al “biondo” Donald. Invece niente di tutto questo, ma la versione che vuole vendere agli italiani un governo impegnato in discussioni e valutazioni, quando invece a Stati Uniti e Israele è già stato risposto, e ormai da diverso tempo: “Prego, fate come fosse casa vostra”.
Con le basi americane in Italia, soprattutto Aviano, Ghedi, Vicenza, Sigonella (senza trascurare Camp Darby, Napoli, Gaeta, il Sistema MUOS e decine di altre installazioni minori), e la presenza del gruppo navale della portaerei USS-Gerald Ford di fronte a Israele, anche il Mediterraneo entra di fatto nel teatro di conflitto, specie se si considera anche la presenza di unità russe come il sottomarino Krasnodar, silenzioso, invisibile, impegnato in missioni di ricognizione e monitoraggio, nonché protezione di petroliere.
Il problema è che il Krasnodar (sottomarino classe Kilo dotato di missili da crociera che lo rendono obiettivo sensibile e preferenziale per gli aerei da pattugliamento marittimo della NATO) potrebbe essere considerato una minaccia dalla Task Force Ford, con conseguenze poco piacevoli, e a tale scopo è scattata la missione dell’aereo-spia americano P8A Poseidon, decollato dalla base di Sigonella, una di quelle basi per cui il governo sta ancora discutendo se autorizzarne o meno l’utilizzo dal momento che si trova in territorio italiano, e lo spazio aereo è italiano.
Dalla base in Sicilia, il velivolo ha percorso una rotta attraverso il Mediterraneo centrale e ha sorvolato diverse volte la petroliera russa Arctic Metagaz, che nei giorni scorsi è stata bersagliata da un drone e pare abbia riportato gravi danni.
L’aereo americano ha effettuato un volo di controllo, registrando certamente valutazioni elettroniche sulle condizioni della nave ma, notoriamente, il P8A sono attrezzati per operazioni di pattugliamento e rilevamento anti-sommergibile e infatti, dopo avere sorvolato la petroliera russa, si è diretto verso Est, alla volta della costa egiziana, percorrendo successivamente una rotta su Port Said, accesso settentrionale al Canale di Suez, uno dei tratti marittimi più critici del mondo, rimanendo per oltre cinque ore in quel settore.
Nel Mare Nostrum, di cui si parla poco, il movimento navale è decisamente fitto, con una notevole concentrazione di unità, principalmente per la presenza della Task Force con la portaerei USS-Gerald Ford, e delle unità russe (oltre il già citato sottomarino Krasnodar, anche il cacciatorpediniere lanciamissili e antisommergibile Severomorsk).
In questo contesto, una presenza prolungata del P-8A nei pressi dell’ingresso del canale suggerisce fortemente una sorveglianza marittima focalizzata sul monitoraggio del traffico navale e della potenziale attività sottomarina.
Con molte probabilità. L’aereo-spia americano ha quindi eseguito diverse missioni, ma il contesto fa pensare a un costante monitoraggio delle attività navali russe nel Mediterraneo, con particolare attenzione al settore orientale.
Sulla tratta di rientro verso Sigonella, l’aereo è sceso brevemente di quota a ovest di Creta prima di riprendere il volo di ritorno verso la base in Sicilia, manovra potrebbe indicare un contatto di interesse, forse un segnale proveniente da una nave di superficie o da un sottomarino rilevato dai sensori di bordo.
