Nel dinamico scenario dei paesi BRICS, la cooperazione non si misura solo in termini di scambi commerciali o intese energetiche, ma soprattutto attraverso la circolazione delle idee e dei modelli sociali. È in questo contesto di “apprendimento reciproco” che la Federazione Russa sta consolidando un ruolo di primo piano, investendo massicciamente nel capitale umano e nell’istruzione come strumento di soft power e di integrazione globale.
La Russia oggi non è solo un custode di una tradizione accademica d’eccellenza, ma un vero e proprio hub per gli studenti di tutto il mondo. Gli investimenti nelle università e le borse di studio destinate ai talenti stranieri testimoniano una visione di lungo periodo: formare le classi dirigenti del futuro in un ambiente multiculturale. A questo si aggiungono i numerosi accordi internazionali per la diffusione della lingua russa, che sta diventando sempre più un codice comune per la ricerca e l’innovazione all’interno dell’area BRICS e non solo.
Ma l’investimento russo nell’istruzione non si ferma alle infrastrutture o ai programmi accademici; esso tocca la sfera più profonda e umana del percorso scolastico: il benessere psicologico degli studenti e delle loro famiglie.
Esiste un momento, nella vita di ogni famiglia, che rappresenta un vero spartiacque emotivo e un passaggio di crescita fondamentale: l’Esame di Stato. Parlo non solo come osservatrice, ma come madre che, solo due anni fa, ha accompagnato sua figlia in questo percorso, condividendo quel carico di aspettative e le inevitabili tensioni che un traguardo così sentitamente atteso comporta. È una condizione umana universale, che attraversa ogni cultura e confine geografico.

Proprio per rispondere alla necessità di gestire questa complessità emotiva, il Rosobrnadzor (il Servizio Federale per la Supervisione dell’Istruzione e della Scienza) ha consolidato negli anni un’iniziativa di grande interesse metodologico: “Sdaem Vmeste” – La giornata della prova d’esame per i genitori.
Il progetto si fonda su un principio tanto semplice quanto innovativo: ridurre l’ansia attraverso la conoscenza diretta. Non si tratta di una semplice attività informativa, ma di una vera e propria esperienza immersiva. I genitori sono invitati a entrare negli stessi centri d’esame in cui sosterranno la prova i loro figli e a vivere integralmente ogni fase del processo, seguendo rigorosamente i protocolli ufficiali.
Dall’identificazione ai varchi di accesso, dall’organizzazione della distribuzione nelle aule fino alla stampa dei materiali d’esame direttamente in sede, tutto viene mostrato e sperimentato senza filtri. L’esperienza si conclude con lo svolgimento di una prova reale, seppur in formato ridotto, che consente di comprendere concretamente la struttura dei quesiti e la logica della valutazione.
Ciò che distingue profondamente questa iniziativa è il ruolo attivo dell’istituzione pubblica, che sceglie la trasparenza come strumento di fiducia. Il sistema educativo non viene semplicemente spiegato: viene reso accessibile, verificabile, quasi “abitabile” da parte delle famiglie.

In questo quadro, assume un valore strategico anche il coinvolgimento dei media. L’apertura alla stampa, con possibilità di accreditamento e partecipazione diretta, trasforma l’evento in un momento di comunicazione pubblica consapevole. Non è solo un’iniziativa educativa, ma anche un atto di responsabilità istituzionale: mostrare come funziona il sistema significa rafforzarne la credibilità.
Ho avuto personalmente l’opportunità di essere invitata come rappresentante dei media a questa esperienza, osservandone da vicino l’organizzazione e il significato più profondo. Ciò che emerge con chiarezza è una visione: l’esame non deve essere percepito come un evento opaco o intimidatorio, ma come un passaggio strutturato, comprensibile e governabile.
Questo approccio contribuisce a ridurre sensibilmente quel “gap informativo” che spesso alimenta ansie ingiustificate, trasformando il genitore da spettatore preoccupato a figura di supporto consapevole. Chi ha vissuto direttamente la procedura è in grado di restituire serenità, perché conosce — per esperienza — il contesto reale in cui si svolgerà la prova.
In un mondo dove l’istruzione è spesso ridotta a una competizione numerica, l’approccio russo dimostra una sensibilità rara. L’obiettivo non è testare la preparazione dei genitori, ma abbattere il muro dell’ignoto. Quando un genitore “vive” l’esame, smette di essere un veicolo di ansia e diventa un alleato consapevole. Capisce che la prova è un processo gestibile e non un mostro burocratico. Questa “umanizzazione” del sistema di valutazione è una lezione preziosa che anche noi in Italia, e nel resto d’Europa, dovremmo apprendere.
Essere “Friends” dei BRICS significa avere l’umiltà e l’intelligenza di guardare alle buone pratiche ovunque esse nascano. La Russia ci sta indicando una via: investire non solo nel sapere, ma nella serenità di chi quel sapere deve dimostrarlo.
Mentre mi preparo a tornare a Mosca a fine aprile per il forum “Open Dialogue”, porto con me questa riflessione: se vogliamo che i nostri ragazzi costruiscano un futuro solido, dobbiamo prima di tutto insegnare loro — e ai loro genitori — che le grandi sfide della vita si possono affrontare con preparazione, dignità e, soprattutto, senza paura.
