PESHAWAR (Pakistan) – Mentre i venti di guerra soffiano impetuosi sul Medio Oriente, un nuovo e
imprevedibile attore si affaccia sullo scacchiere geopolitico. Le potenti tribù Pashtun, che da secoli
presidiano le impervie aree di confine tra Pakistan e Afghanistan, hanno rotto gli indugi, dichiarando
ufficialmente la propria disponibilità a intervenire militarmente in favore della Repubblica Islamica
dell’Iran.
La notizia, che ha iniziato a circolare con forza tra il 28 e il 29 marzo 2026, è emersa a seguito di una serie
di incontri tenutisi presso il consolato iraniano di Peshawar. Qui, una folta delegazione di leader tribali ha
incontrato i rappresentanti di Teheran per esprimere solidarietà di fronte alle recenti minacce esterne.
Ciò che rende questa dichiarazione particolarmente allarmante per gli analisti occidentali non è solo la
vastità numerica dei potenziali combattenti, ma la loro dichiarata indipendenza logistica. I capi tribali hanno
infatti chiarito che la loro non è una richiesta di aiuto, ma un’offerta di sacrificio.

«Se darete l’ordine, noi, milioni di Pashtun tribali, siamo pronti a lanciare il jihad al fianco dell’Iran contro
l’aggressione esterna», hanno dichiarato i portavoce della delegazione. «Non graveremo sulle vostre risorse:
organizzeremo da soli le nostre armi e le nostre razioni.»
Questa posizione riflette l’orgoglio di un popolo che non ha mai accettato padroni esterni. L’alleanza con
l’Iran, pur superando le storiche divergenze religiose tra sunniti e sciiti, si fonda su una comune visione di
resistenza contro quella che definiscono “l’ingerenza imperiale” nella regione.
Sebbene il governo iraniano mantenga una linea di cautela diplomatica, il sostegno dei Pashtun rappresenta
una formidabile arma di pressione psicologica e una potenziale riserva di truppe irregolari esperte nella
guerriglia montana. La notizia giunge poche settimane dopo che anche il governo di Kabul ha lasciato intendere
una possibile cooperazione con l’Iran in caso di escalation, delineando un fronte asiatico compatto che va ben
oltre i confini formali degli stati.
I Pashtun sono i guardiani del Pashtunistan

I Pashtun (noti anche come Pathan o Afghani) rappresentano un gruppo etno-linguistico indoeuropeo di ceppo
iranico. La loro patria elettiva è il Pashtunistan, una regione che scavalca i confini moderni e abbraccia
l’Afghanistan orientale e meridionale e il Pakistan occidentale.
Ciò che definisce un Pashtun, ancor prima della religione, è il Pashtunwali (“il modo dei Pashtun”). Si tratta di
un codice d’onore e cultura indigeno e pre-islamico che regola ogni aspetto della vita sociale. Sebbene la quasi
totalità della popolazione segua l’Islam sunnita (scuola hanafita), il Pashtunwali rimane la legge suprema: in caso
di conflitto tra la Shari’a e il codice tribale, è quest’ultimo ad avere la precedenza.
Questo sistema attribuisce un potere quasi assoluto ai capi tribù, lasciando agli ulema (i religiosi) un ruolo
subordinato, a meno che non intervengano periodi di crisi bellica dove la religione diventa collante per la
mobilitazione.
La storia dei Pashtun è un mosaico di prodezze militari. Già nel IV secolo a.C. furono tra i pochi a contrastare
l’invasione di Alessandro Magno. La loro storia contemporanea prende forma con l’impero Durrani nel 1747,
ma è nel XIX secolo che si guadagnano la fama di “tomba degli imperi” contrastando l’imperialismo britannico.
Proprio tra le loro fila nacque Abdul Ghaffar Khan, soprannominato il “Gandhi musulmano”, fondatore del
primo esercito nonviolento della storia: i Khudai Khidmatgar. Tuttavia, la loro natura guerriera è riemersa
prepotentemente durante l’invasione sovietica (1979-1989), quando molti di loro divennero i famigerati
mujaheddin. Oggi, rappresentano il più grande gruppo etnico dell’Afghanistan e il secondo del Pakistan, con
una popolazione totale stimata in circa 40 milioni di persone.
Il Potenziale Bellico: Cosa significa l’alleanza con l’Iran?

L’idea che questi guerrieri possano affiancare l’Iran trasforma radicalmente il rischio bellico per qualsiasi forza
d’attacco. Ma quali sono i numeri reali di questa minaccia?
In una società tribale dove ogni uomo è addestrato fin dall’adolescenza all’uso delle armi e alla sopravvivenza in
condizioni estreme, il potenziale di mobilitazione è senza pari. Gli esperti stimano che, su una popolazione di 40
milioni, i Pashtun potrebbero mobilitare una forza combattente che oscilla tra i 4 e i 6 milioni di uomini.
Affiancare l’Iran significa immettere nel conflitto soldati che:
Non temono la tecnologia: Esperti in guerriglia, sanno come neutralizzare droni e mezzi corazzati usando il
terreno a proprio favore.
Aumentano la profondità strategica: Anche se l’Iran dovesse subire danni alle infrastrutture, i Pashtun
opererebbero come cellule autonome e impossibili da sradicare.
Internazionalizzano il conflitto: Il loro intervento trasformerebbe una guerra tra stati in una rivolta
regionale di popolo, rendendo qualsiasi occupazione territoriale un incubo logistico e umano.
L’Iran, dunque, non guadagna solo “soldati”, ma un esercito di milioni di specialisti della resistenza che, come
hanno dichiarato a Peshawar, sono pronti a combattere con le proprie armi e il proprio pane, pur di difendere
quello che considerano il sacro suolo della regione.
