Roberto Roggero – Dal 28 febbraio scorso, inizio della seconda aggressione israelo-americana alla Repubblica Islamica dell’Iran (dopo quella del giugno 2025), l’informazione allineata ha seguito la narrazione di Washington e Tel Aviv, circa il fato che la grande macchina bellica degli attaccanti è a tal punto tecnologica da essere in grado di colpire una mosca si un davanzale, e quindi che gli attacchi sarebbero stato meticolosamente mirati su obiettivi sensibili, siti di stoccaggio armi, basi missilistiche, residenze di personalità chiave del governo di Teheran. Questo è avvenuto e sta avvenendo, ma non è certamente tutta la verità.
Le bombe e i missili americani e israeliani non fanno distinzioni, specialmente se gli attacchi sono deliberatamente indirizzati su aree civili densamente popolate, come è avvenuto a Minab, dove è stata rasa al suolo una scuola e sono state uccise oltre 150 bambine, e a Lamerd dove è stato colpito un centro sportivo.
Alla violazione del diritto internazionale per la decisione unilaterale di attaccare guerra contro un Paese sovrano (come è già successo in Venezuela e in diverse altre occasioni), Stati Uniti e Israele dimostrano di avere in massimo disprezzo lo stesso diritto internazionale che tutela la vita della popolazione civile in caso di aperte ostilità.
Si ha conferma, da fonti locali, che gli attacchi israelo-americano hanno distrutto ospedali, scuole, infrastrutture e abitazioni civili, strutture radiotelevisive nazionali e sedi della Mezzaluna Rossa iraniana, causando morti e feriti.
A tutto questo si aggiunga anche il bombardamento dei laboratori di ricerca e l’impianto nucleare di Natanz, ufficialmente posto sotto la tutela della AIEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica), mettendo in serio pericolo la popolazione e aumentando in modo esponenziale il pericolo di contaminazione ambientale.
A Teheran, com’è noto, è stato ucciso l’Ayatollah Ali Khamenei, Guida Suprema della Repubblica Islamica (con diversi membri della famiglia), il cui figlio Mojtaba è stato nominato alla successione, con decisione unanime degli 88 Membri del Consiglio degli Esperti, e anche questa azione è da inserire nelle continue violazioni alle leggi internazionali che stabiliscono la protezione degli apparati statali, nonché della Carta delle Nazioni Unite. Altrettanto condannabile è la dichiarazione del “biondo” Donald, il quale ha perentoriamente affermato che, non avendo dato alcuna approvazione alla nomina di una nuova Guida Suprema, Mojtaba Khamenei è di fatto destinato a fare la fine del padre entro breve tempo.
La Repubblica Islamica, Stato sovrano sottoposto ad aggressione, non può quindi esimersi dal difendersi, e ribadisce l’appello alla comunità internazionale, alle Nazioni Unite e alla AIEA perché condannino a loro volta l’azione israeliana e americana, e ad adottare misure ufficiali decisive per accertare le responsabilità di questo conflitto, nonché a moltiplicare i tentativi di riportare al dialogo per trovare una soluzione diplomatica alla crisi in atto, ricordando comunque che nessun Paese può continuare ad assistere passivamente a tale situazione, e soprattutto invita i governi a non prendere parte in alcun modo, o sostenere politicamente e militarmente, l’iniziativa bellica americana e israeliana. L’invito è rivolto in particolare all’ONU e al Consiglio di Sicurezza, perché faccia valere la propria autorità nella difesa della Carta delle Nazioni Unite, garantendo il rispetto delle norme giuridiche internazionali.
La Repubblica Islamica ribadisce il fatto di non avere iniziato alcuna guerra, ma di essere vittima di una vera e propria aggressione. Di fatto questa è la verità della situazione.
Obiettivamente non si può non riconoscere una sostanziale differenza dalla interpretazione del “diritto alla autodifesa” proclamato da Israele e dagli Stati Uniti, che lo esercitano con la guerra preventiva, dalla interpretazione, in linea con i codici internazionali, che invece ne fa la Repubblica Islamica, ai sensi dell’Articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, e con tutti i codici di leggi internazionali.
