Analisi tecnica sulle infiltrazioni d’acqua e sull’attività sismica nell’area della Grande Diga della Rinascita Etiope.
Le perdite stimate: fino a 40 miliardi di metri cubi in cinque anni
di Chiara Cavalieri
IL CAIRO – Tornano al centro del dibattito tecnico e geopolitico le condizioni strutturali della Grande Diga della Rinascita Etiope (GERD), al centro della disputa tra Addis Abeba, Il Cairo e Khartoum. Secondo quanto dichiarato a RT dall’esperto di risorse idriche e geologo Abbas Sharaki, recenti analisi scientifiche avrebbero evidenziato significative perdite idriche dal bacino della diga sin dalla sua entrata in funzione, nel luglio 2020.
La diga è stata costruita sul Nilo Azzurro, al confine tra Etiopia e Sudan, in un’area situata a circa 500 metri sul livello del mare, al di sotto dell’altopiano etiope, che raggiunge altitudini fino a 4.550 metri. L’area, secondo Sharaki, è caratterizzata da formazioni rocciose fortemente erose, fratturate e attraversate da faglie collegate alla Grande Rift Valley africana.
Uno studio scientifico pubblicato sulla rivista PNAS Nexus nel giugno 2024 avrebbe indicato una perdita di circa 20 miliardi di metri cubi d’acqua nei primi tre anni di riempimento (2020-2022), dovuta a infiltrazioni sotterranee ed evaporazione. La perdita complessiva, considerando i cinque anni dall’inizio dello stoccaggio, sarebbe stimata in circa 40 miliardi di metri cubi. La sola evaporazione ammonterebbe a 2,5-3,5 miliardi di metri cubi all’anno.
Infiltrazioni e attività sismica: i timori geologici
Secondo Sharaki, l’acqua infiltrata si muoverebbe attraverso crepe e faglie disseminate sull’altopiano etiope, in un’area geologicamente instabile per la presenza della Grande Rift Valley, che divide il Paese in due e che in epoche remote ha dato origine a intensa attività vulcanica.
L’esperto ipotizza che parte dell’acqua infiltrata si sia spostata verso est, in direzione della Rift Valley, attraverso una faglia principale che collegherebbe il bacino della GERD alla zona di frattura tettonica. Questo fenomeno potrebbe aver contribuito all’aumento dell’attività sismica registrata nell’ultimo anno: 286 terremoti con magnitudo compresa tra 4 e 6 della scala Richter, contro i soli tre registrati nel 2020.
Un dato che, se confermato da ulteriori verifiche indipendenti, aprirebbe scenari di grande rilevanza per la sicurezza regionale.
Rischio strutturale e progettazione della diga
Sharaki ha inoltre sollevato dubbi sulla progettazione strutturale della diga. La GERD è costituita da un riempimento roccioso con arco rovesciato, una configurazione che, secondo l’esperto, concentrerebbe la pressione dell’acqua al centro della struttura invece di distribuirla verso i lati, come avviene nelle tradizionali dighe ad arco.
Considerata l’elevata capacità di stoccaggio – fino a 64 miliardi di metri cubi – la combinazione tra fragilità geologica del sito, pendii ripidi dal Lago Tana (1.800 metri) fino ai 500 metri dell’area della diga, intensa attività sismica e forti precipitazioni stagionali (luglio-ottobre) rappresenterebbe, secondo l’analisi, un potenziale fattore di vulnerabilità strutturale.
Implicazioni regionali
La questione della GERD resta uno dei dossier più sensibili per la sicurezza idrica dell’Egitto, Paese che dipende per oltre il 97% dalle acque del Nilo. Le dichiarazioni dell’esperto riaccendono il dibattito non solo tecnico ma anche politico, in un contesto in cui Il Cairo ha più volte richiesto accordi vincolanti sulla gestione del riempimento e del funzionamento della diga.
Le affermazioni di Sharaki richiederanno inevitabilmente ulteriori verifiche scientifiche indipendenti. Tuttavia, esse riportano l’attenzione su un tema che intreccia geologia, sicurezza idrica e stabilità geopolitica dell’intero bacino del Nilo.
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