Attività minerarie nel Mali occidentale
La piena ripresa del complesso aurifero di Loulo-Gounkoto, dopo l’accordo tra il governo del Mali e il gruppo canadese Barrick Mining Corporation, riporta al centro dell’economia nazionale una risorsa decisiva. In un contesto di prezzi elevati dell’oro e di forte pressione sui conti pubblici, la stabilizzazione del più grande sito minerario avrà un enorme impatto sulla finanza pubblica.
La miniera d’oro di Loulo-Gounkoto, situata nella regione di Kayes, nel Mali occidentale, è tornata a pieno regime dopo mesi di incertezza. Il 13 febbraio 2026, il governo del Mali ha formalizzato la normalizzazione delle attività con l’adozione di un decreto che rinnova per dieci anni la licenza mineraria del sito, assicurando continuità operativa fino al 2036. La decisione segue l’accordo raggiunto alla fine del 2025 con Barrick Mining Corporation, uno dei maggiori produttori auriferi mondiali.
Il complesso di Loulo-Gounkoto rappresenta il principale asset minerario del paese ed è controllato per l’80 per cento da Barrick e per il restante 20 per cento dallo Stato maliano attraverso la Société des Mines de Loulo, Somilo SA. La sua importanza va ben oltre i confini regionali: in un’economia in cui l’oro genera tra l’80 e l’85 per cento delle entrate da esportazione, ogni interruzione produttiva ha conseguenze dirette sulla stabilità macroeconomica e sulla capacità dello Stato di finanziare la spesa pubblica.
Secondo le stime per il 2026, la produzione attribuibile a Barrick dovrebbe collocarsi tra 260.000 e 290.000 once, portando la produzione complessiva del complesso oltre le 360.000 once. I dati aggiornati indicano un potenziale ancora più ampio. Lo studio di fattibilità rivisto mostra riserve sfruttabili per circa sei anni nelle miniere a cielo aperto e fino a sedici anni per le operazioni sotterranee, con una produzione lorda annua che potrebbe avvicinarsi alle 420.000 once. Si tratta di numeri che collocano Loulo-Gounkoto tra i siti auriferi più rilevanti dell’Africa occidentale.

Anche l’estensione del perimetro minerario riflette il rafforzamento strategico del progetto. Il permesso originario, concesso nel 1996 per una durata di trent’anni su una superficie di 48 chilometri quadrati, copre oggi oltre 261 chilometri quadrati. L’ampliamento segnala una prospettiva industriale di lungo periodo, resa possibile dal nuovo quadro negoziale tra Bamako e il gruppo canadese.
La normalizzazione arriva dopo una fase di forte tensione. L’applicazione del Codice Minerario rivisto nel 2023 aveva aperto un duro contenzioso tra le autorità maliane e Barrick, con effetti immediati sulle esportazioni e sulla continuità operativa del sito. La sospensione delle spedizioni di oro aveva ridotto l’afflusso di valuta pregiata in un momento già critico per le finanze pubbliche, aggravate dall’isolamento diplomatico e dalle sanzioni regionali seguite ai colpi di Stato militari.
L’accordo siglato alla fine del 2025 ha consentito di superare lo stallo, ristabilendo le condizioni per una ripresa completa delle attività già entro dicembre dello stesso anno. Per il governo di Bamako, il compromesso rappresenta un equilibrio delicato tra l’affermazione della sovranità sulle risorse naturali e la necessità di mantenere il paese attrattivo per i grandi investitori internazionali, in un settore ad alta intensità di capitale come quello minerario.
Il contesto globale gioca a favore del Mali. I prezzi dell’oro restano elevati, spinti dalle incertezze geopolitiche e finanziarie internazionali, rendendo ancora più strategica la piena operatività di Loulo-Gounkoto. Le entrate fiscali e i dividendi derivanti dal complesso sono una componente essenziale del bilancio statale, soprattutto in una fase in cui le autorità militari cercano di rafforzare la legittimità interna attraverso investimenti pubblici e politiche sociali.
Dal punto di vista geopolitico, la vicenda di Loulo-Gounkoto riflette una tendenza più ampia nel Sahel, dove diversi governi stanno rinegoziando i rapporti con le multinazionali delle risorse naturali per ottenere una quota maggiore dei proventi. Nel caso maliano, la ripresa del principale sito aurifero non è solo una questione industriale, ma un tassello centrale della strategia di sopravvivenza di uno Stato che resta ancora fortemente dipendente dall’oro per la propria sopravvivenza finanziaria.
