ROMA – Si è svolto questo 13 febbraio, presso la sede del Caffè Letterario HoraFelix in via Reggio Emilia 89, un incontro di profondo spessore geopolitico dal titolo “Pace o Conflitto Globale? Un’analisi delle dinamiche internazionali”. L’evento, promosso da Assadakah e Welcome Association Italy, ha riunito esperti e diplomatici per riflettere sulle alternative possibili al baratro dei conflitti globali e sulla necessità di un nuovo ordine multipolare.

L’apertura: Il valore della Diplomazia Culturale
I lavori sono stati aperti dagli interventi di Talal Khrais (Assadakah News) e Carlo Palumbo (Welcome Association Italy), i quali hanno posto l’accento sulla diplomazia culturale come strumento fondamentale per la risoluzione dei conflitti. Khrais ha evidenziato come il dialogo mediterraneo sia l’unico ponte possibile tra culture diverse, mentre Palumbo ha ribadito il valore dell’associazionismo e della cooperazione internazionale come antidoti alla radicalizzazione e alla violenza. Entrambi hanno concordato sul fatto che la cultura sia il terreno comune su cui costruire una pace duratura.

La Neutralità come scelta sovrana: L’Ambasciatore Scapini
A seguire, la parola è passata a S.E. l’Ambasciatore Bruno Scapini. Nel suo intervento, l’Ambasciatore ha illustrato la missione del Comitato per la Neutralità dell’Italia, da lui presieduto. Scapini ha spiegato con rigore analitico perché l’Italia debba recuperare una posizione di neutralità attiva, sottraendosi alle logiche di un unipolarismo in crisi che sta diventando sempre più aggressivo e pericoloso, nel pieno rispetto dell’Articolo 11 della nostra Costituzione.
L’analisi economica di Fabrizio Casari: Il Dollaro e la Guerra Permanente
Particolarmente lucido è stato l’intervento di Fabrizio Casari (Direttore di Altrenotizie), che ha sviscerato le cause economiche dietro l’attuale clima di instabilità. Casari ha spiegato come l’enorme debito pubblico statunitense e la disperata corsa a difendere il dollaro dall’erosione causata dall’ascesa dei BRICS abbiano creato una condizione di “guerra permanente”. Secondo l’analisi di Casari, il conflitto diventa lo strumento con cui l’egemone tenta di rallentare la transizione verso il multipolarismo e di proteggere la propria supremazia finanziaria.

L’intervento integrale di S.E. Damián Delgado Vázquez
L’evento ha raggiunto il suo apice con l’appassionato discorso di S.E. Damián Delgado Vázquez, Consigliere Politico dell’Ambasciata di Cuba in Italia.
Ho voluto dare ampio spazio al contributo di S.E. Damián Delgado Vázquez, che ha onorato l’evento con un discorso che riporto qui integralmente, affinché non ne vada persa la forza morale e politica:
”Cari amici, buonasera a tutti.
Ringrazio gli organizzatori, Assadakah e Welcome Association Italy, per l’invito. Così come la mia incansabile e onnipresente amica Maddalena Celano. Se qualcuno può realizzare cose praticamente impossibili, quella persona è sicuramente lei.
Saluto con grande piacere l’Ambasciatore Bruno Scapini, i miei cari Fabrizio Casari e Carlo Palumbo, e il signor Talal Khrais. A tutti i presenti, in gran parte anche stimatissimi amici e conoscenti, porgo un cordiale saluto da parte dell’Ambasciata di Cuba. Devo dire che mi sento molto a mio agio in questo ambiente, circondato da libri; i libri saranno sempre preferibili alle pallottole. Mi torna in mente quella frase pronunciata da José Martí, apostolo dell’indipendenza cubana, quando disse: ‘trincee di idee valgono più di trincee di pietra’.
Desidero iniziare il mio discorso sottolineando la grande importanza e rilevanza dell’evento odierno. Mentre siamo qui riuniti in un ambiente così accogliente, come abbiamo detto, la pace è terribilmente minacciata, e questo mi fa pensare immediatamente al caro popolo palestinese, che Cuba ha storicamente sostenuto nella sua giusta causa, appoggio che desidero ribadire qui. Esprimiamo inoltre la nostra solidarietà alla fraterna Repubblica Islamica dell’Iran, di cui abbiamo celebrato il 47° anniversario del trionfo della Rivoluzione pochi giorni fa.
Mentre parliamo qui, il nostro pensiero non può non andare a Cuba, assediata ancora una volta dal nemico storico del nostro popolo. L’imperialismo statunitense, rinvigorito dopo la criminale aggressione militare terroristica contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela e il sequestro del suo legittimo presidente Nicolás Maduro, ora stringe l’assedio su Cuba, impedendo l’accesso ai combustibili. A proposito, poche ore fa l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha denunciato che gli Stati Uniti violano la Carta delle Nazioni Unite e il diritto internazionale con le loro sanzioni contro Cuba.
Tuttavia, il capo dell’imperialismo statunitense ha firmato, tramite decreto presidenziale dallo Studio Ovale della Casa Bianca, il certificato di morte del diritto internazionale, della Carta delle Nazioni Unite e dell’ordine mondiale basato sulle regole. Ha bandito dal proprio linguaggio i concetti e i principi del multilateralismo, il ruolo della diplomazia, e ha benedetto l’uso della forza, sia nel proprio paese che a livello internazionale. L’etica è stata bandita e il principio di uguaglianza sovrana tra gli Stati è stato totalmente ignorato.
In questo nuovo mondo, dove si cerca di normalizzare la disumanizzazione, la barbarie e il genocidio del popolo palestinese, con il silenzio complice e timoroso delle grandi potenze, la sola esistenza di Cuba — rivoluzionaria, socialista, che resiste senza arrendersi e senza tradire i propri principi — costituisce un’anomalia che l’imperialismo non è disposto a tollerare. L’impegno di Cuba per la pace è ampiamente conosciuto e riconosciuto. Si pensa subito al sostegno alla lotta anticolonialista dei popoli africani e, in particolare, all’appoggio offerto all’Angola contro l’aggressione sudafricana nel 1975, o agli oltre 600.000 medici cubani che hanno prestato assistenza medica in 165 paesi per più di 60 anni.
Solo per citare alcuni esempi: è stato all’Avana, durante il II Vertice della Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici (CELAC) nel 2014, che è stato approvato per consenso di dichiarare la regione ‘Zona di Pace’. È stato all’Avana che nel 2016 si sono conclusi i negoziati di pace tra la guerriglia delle FARC e il governo colombiano, e sono stati ospitati diversi cicli di negoziati con l’ELN. È stato all’Avana che Papa Francesco e il Patriarca di Mosca e di tutta la Russia, Kirill, hanno tenuto uno storico incontro volto alla riconciliazione della Chiesa Cattolica e della Chiesa Ortodossa Russa. Di questo incontro, Francesco ha detto che L’Avana era la capitale dell’Unità.
È stato all’Avana che il presidente Barack Obama è stato ricevuto dal popolo e dal governo cubano con rispetto e ospitalità, dimostrando l’impegno permanente di Cuba per una relazione civilizzata con il paese vicino e la possibilità di cooperare in diverse aree di reciproco beneficio. Cuba e gli Stati Uniti hanno dimostrato che era possibile convivere in pace, rispettando le differenze. Questa disposizione al dialogo è tuttora valida. Ciò che non si può pretendere è di imporre condizioni a Cuba per stabilire tale relazione. Noi cubani abbiamo imparato a difendere a un prezzo molto alto la nostra sovranità e indipendenza, e non accettiamo imposizioni né condizionamenti. Qualsiasi relazione dovrà basarsi su un piano di uguaglianza e rispetto.
Nel momento attuale, in cui si stringe l’assedio contro il nostro paese, noi cubani siamo fermi. Non ignoriamo il pericolo che affrontiamo, ma non temiamo il nemico, per quanto possa essere il più potente del mondo. La Rivoluzione ha portato molti benefici al popolo cubano, ma ce n’è uno che è inestimabile: il senso di dignità che possediamo noi cubani, il senso del dovere, la piena consapevolezza di sapere cosa difendiamo. Altrimenti, non si potrebbe spiegare la resistenza eroica di un intero popolo che, anche nelle condizioni più dure e difficili, resiste senza cedere.
Altrimenti, non si potrebbe spiegare l’atteggiamento eroico dei 32 combattenti cubani caduti valorosamente affrontando l’aggressore statunitense che ha oltraggiato la sovranità venezuelana. Solo sopra i loro cadaveri è stato possibile sequestrare il presidente Maduro. E gli imperialisti devono aver capito che, se siamo stati capaci di offrire le nostre vite per il Venezuela, cosa non saremmo disposti a fare per difendere il nostro stesso paese.
Cari amici, nell’ora attuale è fondamentale mobilitarsi per Cuba e denunciare l’aggressione. Non si deve aspettare che l’assedio imperialista mieta vittime o che l’aggressione militare si concretizzi prima di iniziare la denuncia. Cuba è una nazione di pace, solidale e cooperativa, disposta ad aiutare e contribuire con altri Stati, che continuerà a difendere i pilastri indispensabili per un mondo più giusto e sicuro: il multilateralismo e il rispetto del diritto internazionale. Dalla nostra storia patria e dalla guida del Comandante in Capo Fidel Castro Ruz, abbiamo imparato a difendere il nostro paese e la Rivoluzione fino alle ultime conseguenze. È il contributo più grande che possiamo dare alla difesa della pace, che significa lottare per la sopravvivenza dell’umanità. Grazie mille.”
Riportiamo e ripetiamo di seguito la parte più significativa del suo intervento:
“Siamo testimoni di un’epoca in cui la sovranità dei popoli è costantemente minacciata da logiche di potere unilaterale. Cuba, insieme a nazioni come il Venezuela e l’Iran, subisce da decenni l’impatto di sanzioni e blocchi economici che sono, a tutti gli effetti, una violazione dell’etica internazionale e della Carta delle Nazioni Unite. Tuttavia, la nostra non è solo una posizione di vittimismo, ma di resistenza attiva. Cuba rimane una nazione di pace, impegnata nel dialogo e nella cooperazione internazionale, convinta che la dignità di un popolo sia l’arma più potente contro ogni forma di aggressione. La nostra lotta è per un mondo più giusto, dove il diritto internazionale non sia un optional per i potenti, ma una garanzia per tutti.”
Il Consigliere ha concluso con un appello che ha scosso la platea:
“Rivoluzione fino alle ultime conseguenze. È il contributo più grande che possiamo dare alla difesa della pace, che significa lottare per la sopravvivenza dell’umanità. Grazie mille.”

Verso un Nuovo Umanesimo: Oltre la Geopolitica del Conflitto
Il convegno all’HoraFelix non è stato soltanto un esercizio di analisi accademica, ma un atto di accusa contro un sistema che sacrifica la vita sull’altare del profitto. Se la guerra è oggi la stampella di un’economia finanziaria in crisi, la nostra risposta non può che essere radicale.
La vera sfida è la costruzione di un nuovo umanesimo multipolare. Non basta invocare la pace; bisogna praticare la disobbedienza culturale verso quel pensiero unico che vorrebbe convincerci dell’inevitabilità dello scontro. Sostenere la neutralità, difendere la sovranità dei popoli e spezzare le catene del debito sono i passi concreti di quella “rivoluzione” necessaria.
Usciamo da questo incontro con una consapevolezza rinnovata: il futuro risiede nella capacità dei popoli di riscoprirsi fratelli sotto un cielo libero dall’ombra dei missili. La resistenza culturale è il nostro primo dovere; la sopravvivenza dell’umanità, il nostro unico obiettivo.


