Secondo lo scrittore turco Ibrahim Karagül, sta emergendo un asse strategico capace di ridisegnare gli equilibri del Medio Oriente e contenere i progetti di frammentazione
di Chiara Cavalieri
ANKARA- La stampa araba e turca torna a interrogarsi sui grandi cambiamenti in corso nel Medio Oriente. In un articolo pubblicato dal quotidiano turco Yeni Şafak, lo scrittore e giornalista Ibrahim Karagül descrive la formazione di un possibile “scudo tripartito” tra Egitto, Arabia Saudita e Turchia, interpretato come risposta strategica ai tentativi di destabilizzazione e accerchiamento che avrebbero colpito l’area negli ultimi anni.

Secondo Karagül, l’intera regione sta entrando in una nuova fase: dopo anni di conflitti indiretti, milizie e frammentazione statuale, alcune potenze regionali starebbero convergendo verso una cooperazione difensiva capace di proteggere l’integrità territoriale dei Paesi arabi e musulmani.
L’“ACCERCHIAMENTO DA SUD”: SIRIA, YEMEN, SUDAN
Il cuore dell’analisi di Karagül è l’idea di un cordone strategico imposto da sud, attraverso la destabilizzazione sistematica di tre teatri fondamentali:
- Siria
- Yemen
- Sudan
Secondo l’autore, le crisi in questi Paesi non sarebbero solo guerre civili interne, ma strumenti geopolitici utilizzati per minacciare direttamente le grandi potenze regionali.
In Siria
La rivolta siriana si sarebbe trasformata in un progetto di spartizione, alimentato dal sostegno a organizzazioni come:
- PYD/PKK
- YPG
- ISIS
con l’obiettivo di creare una cintura di instabilità lungo i confini meridionali della Turchia.
In Yemen
La coalizione araba nata contro l’influenza iraniana sarebbe stata deviata, secondo Karagül, verso un progetto alternativo guidato dagli Emirati attraverso il cosiddetto Consiglio di transizione meridionale, percepito come minaccia diretta a Riad.
In Sudan
Il rovesciamento di Omar al-Bashir avrebbe aperto la strada a una guerra civile con l’ascesa delle Forze di supporto rapido, sostenute dall’esterno e considerate un pericolo immediato per la sicurezza nazionale egiziana.
LE RISPOSTE REGIONALI: TURCHIA, ARABIA SAUDITA, EGITTO
Karagül sostiene che i tre Paesi abbiano reagito in modo progressivo, ciascuno nel proprio teatro.
La Turchia in Siria
Ankara avrebbe impedito la diffusione del caos attraverso una serie di operazioni militari decisive:
- Scudo dell’Eufrate
- Ramoscello d’Olivo
- Fonte di Pace
Secondo l’autore, tali interventi avrebbero contribuito a bloccare la frammentazione e a preservare l’unità siriana.
L’Arabia Saudita nello Yemen
Riad avrebbe compreso la minaccia rappresentata dalle mosse emiratine e avrebbe assunto un controllo più diretto sul processo politico, ridimensionando l’influenza di Abu Dhabi.
L’Egitto e il dossier Sudan
Il Cairo, negli ultimi mesi, avrebbe iniziato a muoversi più attivamente per proteggere i propri interessi strategici nel Sudan, in coordinamento con Turchia e Arabia Saudita, per contrastare milizie sostenute dall’esterno.
VERSO UN NUOVO ASSE REGIONALE?
Secondo Karagül, queste reazioni convergenti starebbero producendo un nuovo asse geopolitico: un blocco turco-saudita-egiziano con possibili estensioni al Pakistan.
L’obiettivo sarebbe quello di:
- impedire lo smantellamento degli Stati
- contrastare i progetti di frammentazione territoriale
- creare un equilibrio di potere autonomo rispetto alle grandi potenze esterne
L’autore collega questa trasformazione anche alla crescente cooperazione con gli Emirati in alcune aree, come il contrasto al progetto “Somaliland”, che Israele avrebbe riconosciuto.
IL FATTORE ISRAELE E LO SCENARIO IRANIANO
Karagül interpreta questi cambiamenti anche come risposta indiretta a Israele, che secondo lui starebbe tentando di spingere Washington verso uno scontro con l’Iran.
L’obiettivo non sarebbe solo la deterrenza, ma la creazione di un “fronte alternativo” dopo il fallimento di altri progetti regionali.
L’autore avverte che un Iran indebolito potrebbe diventare successivamente uno strumento di pressione contro:
- la Turchia
- l’Arabia Saudita
- l’Egitto
Per questo motivo, pur con divergenze politiche, Ankara e i suoi alleati riterrebbero necessario evitare una guerra regionale aperta contro Teheran.
UNA “CINTURA GIGANTE” PER RIDISEGNARE IL MEDIO ORIENTE?
Nella visione di Karagül, l’asse Turchia–Arabia Saudita–Egitto–Pakistan potrebbe rappresentare il primo passo verso una “cintura strategica” capace di:
- ripristinare l’equilibrio regionale
- fornire uno scudo difensivo comune
- aprire nuovi orizzonti di cooperazione e prosperità
Le visite recenti del presidente Recep Tayyip Erdogan in Arabia Saudita e in Egitto vengono descritte come una svolta storica nella ridefinizione delle alleanze mediorientali.
RETORICA STRATEGICA O NUOVA REALTÀ?
L’articolo di Karagül riflette una narrativa sempre più diffusa in parte della stampa turca: quella di un Medio Oriente che cerca di emanciparsi dai progetti esterni e di costruire un proprio sistema di sicurezza regionale.
Resta tuttavia aperta la domanda centrale: si tratta di un vero asse emergente o di una lettura politico-ideologica legata alle ambizioni turche?
In ogni caso, il solo fatto che Egitto, Arabia Saudita e Turchia vengano oggi descritti come potenziali partner strategici indica che le mappe diplomatiche del Medio Oriente stanno cambiando più rapidamente di quanto molti osservatori occidentali siano disposti ad ammettere.
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