Roberto Roggero – Alla fine è uscito fuori il vero motivo del perché lo stato nazi-sionista israeliano si è affrettato a riconoscere il Somaliland: un contratto per l’allestimento di una base militare nel Corno d’Africa, uno dei territori più strategici del mondo.
Un rischio non indifferente, che darebbe al governo del criminale Netanyahu l’occasione di ribaltare gli assetti geostrategici della zona, la possibilità di estendere il proprio controllo a livello regionale, e non ultimo un asso nella manica in chiave anti-Tuchia.
Il primo passo dell’accordo fra il governo criminale sionista e il presidente del Somaliland, Abdirahman Mohamed Abdullahi, è stata la visita del ministro degli esteri israeliani Gideon Saar lo scorso 6 gennaio, durante la quale pare sia stato affrontato direttamente l’argomento base militare su territorio, e la possibilità per gli israeliani di operare direttamente dall’aeroporto internazionale di Berbera, coprendo l’intero Golfo di Aden, consentendo alla IAF (Forze Aeree Israeliane) di allargare notevolmente il proprio raggio d’azione, con particolare riferimento agli Houthi nello Yemen e alla Repubblica Islamica dell’Iran. Da notare, infatti, che Sanaa, capitale dello Yemen, si trova a poco più di 500 km dal Somaliland, un notevole guadagno (il 70%) rispetto agli oltre 1.800 km di distanza da Tel Aviv.
Una base israeliana a Berbera ruberebbe inoltre diverse occasioni ai vicini Emirati Arabi, avendo fra l’altro la possibilità di ospitare una notevole quantità di attrezzature militari, scorte di armamenti, munizioni e carburanti, finora sfruttati da Abu Dhabi nel quadro del ponte aereo in collegamento con il Sudan.
Lo scenario operativo aprirebbe la strada a un non indifferente schieramento di F15, F16 e F35 israeliani sul Golfo di Aden, ribaltando gli equilibri nell’area.
Da parte sua, il governo del Somaliland considera l’occasione come forma di protezione della propria autonomia, e occasione per consolidare una sostanziale sovranità, frutto di trent’anni di esperimenti sociali ed economici che si sono rivelati, nei fatti, ben più riusciti di quelli tentati dalla Somalia, entrando a far parte di un sistema di protettorato difensivo. IL rischio è che lo stesso Somaliland potrebbe rivelarsi un pericolo per la stabilità dell’intero Corno d’Africa.
La Turchia di certo non rimarrà a guardare, che in Somalia ha importanti investimenti e di certo non vede di buon occhio l’alleanza fra Emirati Arabi e Israele in un’area di tale importanza. Intanto, il presidente turco Recep Tayyp Erdogan ha inviato a Mogadiscio una squadriglia di elicotteri da combattimento e di F16 per supportare le operazioni contro i ribelli jihadisti di Al-Shabaab, nonché come dimostrazione di sostegno al governo somalo e avvertimento a chiunque avesse velleità egemoniche nel territorio, ovvero un chiaro avvertimento a Tel Aviv, che per altro evidenzia anche la continuità della rivalità con Israele, che ormai si estende dalla Striscia di Gaza, a Libano, Siria, Cipro, Yemen e adesso Corno d’Africa. Rivalità che, considerando il rapporto fra Tel Avivi e Abu Dhabi, si riflette anche fra Turchia ed Emirati Arabi.
